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Il 6,2% dei pacchetti di sigarette del mercato italiano non paga le imposte

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In Italia circa 6 pacchetti di sigarette su 100 risultano non contribuire alle imposte dello Stato provocando un danno causato dal mancato pagamento delle dovute accise e imposte. Questo il principale dato che emerge dalla ricerca Empty Pack Survey (Eps), commissionata da JTI e condotta da Ipsos che mira a fornire un’indicazione sull’incidenza del mercato illecito in Italia. “Le dimensioni di questo fenomeno confermano l’importanza di scongiurare aumenti delle accise sul tabacco, ipotesi che non porterebbe ad una diminuzione del consumo ma bensì ad un aumento dell’acquisto di prodotti illeciti, con un danno per tutta la filiera, per i consumatori che hanno accesso a un prodotto contraffatto pericoloso e di scarsa qualità e – non da ultimo – per lo  Stato con impatto negativo sul gettito fiscale” – commenta Gian Luigi Cervesato, presidente e amministratore Delegato di JTI Italia. Gian-Luigi-Cervesato-1-300x200.jpgLa ricerca Eps analizza i pacchetti di sigarette abbandonati per le strade italiane per verificare i prodotti non conformi e che dunque non contribuiscono al gettito erariale italiano. In quest’ultima categoria rientrano le sigarette contraffatte, di contrabbando (dirottate dalla rete legale di vendita da organizzazioni criminali) e di marche definite illicit whites, cioé sigarette prodotte legalmente nel Paese di produzione, dove il consumo é minimo se non inesistente, ed esportate per essere vendute in modo illecito in altri paesi tra cui l’Italia senza il pagamento delle dovute accise e imposte. Nel terzo quadrimestre del 2019, tra tutti i pacchetti abbandonati e raccolti, il 6,2% è risultato essere “non domestico” confermando un trend in crescita rispetto ai tre mesi precedenti dello stesso anno (4,9%). Di questi, circa il 14,5% sono risultati contraffatti, ovvero sigarette che utilizzano illecitamente un marchio registrato con lo scopo di trarre in inganno il consumatore evadendo le tasse. Un fenomeno, quello della contraffazione di sigarette, in crescita non solo in Europa ma anche in Italia dove negli ultimi anni sono state sequestrate due fabbriche illecite che producevano sigarette contraffatte. Un fenomeno, quello del commercio illecito di sigarette, che secondo le stime ufficiali della Commissione Europea equivale a perdite erariali UE di circa 10 miliardi di euro. Anche i dati della Guardia di Finanza, pubblicati lo scorso giugno in occasione del 245esimo anniversario delle Fiamme Gialle, certificano un fenomeno illecito di grande impatto per la comunitá e le entrate erariali: 335 tonnellate di tabacchi lavorati esteri sono state sequestrate dai reparti della Guardia di Finanza tra il gennaio del 2018 e il maggio del 2019. Monitorare i trend del mercato illecito in Italia è dunque di fondamentale importanza per JTI. Siamo dotati di un dipartimento Anti-Illicit Trade (Ait) che opera a livello globale il cui obiettivo è quello di tutelare non solo la rete di vendita legale, ma anche fornire – conclude Cervesato – intelligence operative collaborando nel nostro Paese con le forze dell’ordine volte a contrastare il commercio illegale di prodotti del tabacco”. Il mercato illecito regionale: prevalenza nelle città del nord-est, nel napoletano, in Puglia e nel nord-ovest della Sicilia. La ricerca EPS restituisce anche lo spaccato locale del traffico illecito in Italia e non sorprende che le zone più di confine, Udine e Trieste, importanti snodi di flussi e scambi commerciali legali e non, rappresentino le principali piazze. Segue il napoletano, con Giugliano in Campania (25%), Napoli (22,4%), Pozzuoli (21,7%) e Torre del Greco (20,7%), zona storicamente influenzata dal ruolo della criminalità organizzata.
In misura minore ma comunque rilevante, si registrano numeri importanti di mercato illecito in Puglia (San Severo e Battipaglia, entrambe 13,3%) e ad Ancona provenienti principalmente dalla Grecia grazie anche ai collegamenti marittimi. Infine,nella zona nord-ovest della Sicilia si registrano numeri superiori alla media nazionale a Trapani (6,7%) e a Palermo (7,2%). Tali percentuali sono confermate dalle numerose operazioni condotte dalle forze dell’ordine volte a contrastare l’afflusso di sigarette, provenienti principalmente dalla Tunisia, gestito da organizzazioni criminali internazionali attraverso l’utilizzo di imbarcazioni veloci che trasportano migranti insieme alle sigarette nonché attraverso l’utilizzo di pescherecchi.

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