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Crisi Usa, rapporto Utah: il 92% dei ricoverati ha ammesso l’uso di Thc

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Nuove conferme sulle cause dei casi di Evali, la malattia polmonare riscontrata negli Usa, arrivano da un rapporto appena reso pubblico dall’agenzia americana Centres for disease control and prevention. Si tratta al momento dell’indagine più dettagliata disponibile ed è stata condotta dalle autorità sanitarie dello Utah. Nello Stato sono stati registrati in tutto 83 casi di Evali; 53 pazienti sono stati sottoposti ad indagine e i dati sono stati proiettati su un numero di 79 pazienti, cioè il 95% del totale.
cartomizzatori-thc-300x188.jpgIl primo dato che salta all’occhio è che il 92% degli intervistati ha ammesso di aver svapato Thc nei tre mesi precedenti la manifestazione della malattia. In numeri, 49 pazienti su 53: una percentuale schiacciante. Giova anche ricordare che il dato si basa sulle dichiarazioni dei pazienti, che non sono stati sottoposti ad analisi tossicologiche. L’età media degli intervistati è di 26 anni, con 11 pazienti fra i 14 e i 19 anni e 43 fra i 20 e i 29. È dunque plausibile che alcuni ricoverati, soprattutto fra i più giovani, siano restii ad ammettere di aver utilizzato sostanze pscicoattive, soprattutto se provenienti dal mercato illegale.
Lo ammette lo stesso rapporto, quando afferma che “poiché l’uso ricreativo del Thc è illegale nello Utah, le dichiarazioni possono essere influenzate dallo stigma associato all’uso di sostanze illegali o dalla paura di ripercussioni legali, che potrebbero indurre a non ammetterne il consumo”. Dai dati raccolti, infatti, si evince che la quasi totalità di questi prodotti è stata reperita per vie non ufficiali: tramite amici, acquistata da spacciatori o online.
dank-vapes-300x182.jpgIl Dipartimento della salute dello Utah ha anche testato 72 campioni dei prodotti consumati da 8 dei 53 pazienti e anche qui troviamo risultati interessanti. L’89% dei prodotti al Thc conteneva olio di vitamina E, mentre non sono state riscontrate anomalie di alcun tipo nei liquidi con nicotina testati. Tre sono i brand il cui uso ricorre più frequentemente nelle dichiarazioni dei pazienti: Dank Vapes (40%), Rove (36%) e Golden Gorilla (21%). Interessante anche notare come molti dei pazienti avessero già delle patologie preesistenti alla manifestazione della malattia, alcune delle quali respiratorie. Sedici ricoverati su 53 soffrivano d’asma, 2 di broncopneumopatia cronica ostruttiva, 4 di ipertensione, 1 di insufficienza cardiaca. A 27 era stato diagnosticato un problema di ansia e a 18 di depressione.
Le conclusioni di questo rapporto sono evidenti, così come è evidente che la probabile causa dello scoppio di Evali si allontana sempre di più dai normali liquidi con nicotina per sigarette elettroniche e da un uso corretto dello strumento. Lo afferma nelle conclusioni anche il rapporto proveniente dallo Utah. “Le cause di questa malattia sono attualmente sconosciute; tuttavia l’uso predominante fra i pazienti di sigarette elettroniche o prodotti per la vaporizzazione con cartucce precaricate con Thc suggerisce che le sostanze in questi prodotti, o il modo in cui vengono riscaldati e vaporizzati, giochino un ruolo importante nello scoppio della malattia”.

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