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Sigaretta elettronica e lotta al fumo: il Regno Unito vince e convince

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L’esperienza del Regno Unito dimostra che le sigarette elettroniche possono giocare un ruolo importante nel ridurre il fumo di tabacco e le morti e le disabilità da esso causate”. John Britton, direttore dello UK Centre for Tobacco and Alcohol Studies dell’Università di Nottingham, interviene nel dibattito in corso sul vaping dalle colonne British Medical Journal. Il medico fa un lungo preambolo sui danni del fumo e la grande difficoltà di smettere per i fumatori, che sono ancora 1 miliardo in tutto il mondo. “Questa persistenza del fumo, dopo decenni che si è appurato che provoca stragi, – sostiene – è la dimostrazione lampante del sistematico fallimento della sanità pubblica”.
John-Britton-300x292.jpgPer far fronte a questo fallimento, la sanità britannica ha visto delle grandi potenzialità nella sigaretta elettronica, uno strumento in grado di somministrare “nicotina in un vapore che, sebbene non innocuo, è drasticamente meno dannoso del fumo”. La nicotina viene spesso demonizzata ma, spiega Britton, “i suoi effetti sul corpo umano sono molto simili a quelli della caffeina, e il suo uso a lungo temine probabilmente comporta un rischio per la salute simile al consumo del caffè”. “Poiché i danni del fumo non provengono dalla nicotina – continua il medico – ma dalle altre numerose sostanze tossiche della combustione del tabacco, fornire ai fumatori la nicotina in una formulazione senza fumo, dovrebbe aiutarli a smettere più facilmente, eliminando la necessità di superare la dipendenza da nicotina”. Quello che fa l’e-cigarette che, inoltre, riesce a replicare altre caratteristiche sociali e comportamentali del fumo.
Tutti felici, quindi? Neanche per idea. “La popolarità della sigaretta elettronica fra i fumatori – scrive Britton – ha avuto un impatto negativo sia sul mercato delle aziende del tabacco che di quelle farmaceutiche, dimostrando di avere il potenziale di trasformare l’uso della nicotina nella società e quindi di prevenire milioni di morti”. Ma non è solo l’industria a guardare di traverso questo strumento. “La sua diffusione – continua l’esperto – ha anche spiazzato autorità sanitarie come l’Organizzazione mondiale di sanità, che ha scelto di richiamarsi al principio di precauzione per limitarne l’uso sulla base dell’incertezza su danni a breve e lungo termine, il rischio che spinga i giovani al fumo, che ne perpetui il consumo con l’uso duale e che sia sfruttato dall’industria del tabacco per minacciare le politiche di controllo del tabacco”. Negli Usa, poi, dopo il recente scoppio di malattie polmonari “che paiono legate all’uso della sigaretta elettronica per consumare cannabinoidi”, l’American medical association ha sconsigliato del tutto l’uso dell’e-cig.
sigarette-300x194.jpgMa qual è la posizione più sensata in termini di salute pubblica? “Il Regno Unito – spiega Britton – ha assunto il ruolo di guida mondiale nel cercare di capitalizzare i potenziali benefici della sigaretta elettronica. Le autorità sanitarie e mediche incoraggiano i fumatori a usarla. Al tempo stesso si proteggono i più giovani vietando molte forme di pubblicità e imponendo il divieto di vendita ai minori. Come in tutti i Paesi europei, è stata introdotta la comunicazione obbligatoria delle emissioni delle sigarette elettroniche ed è stato inserito un limite per la concentrazione di nicotina nei liquidi”. Tutti vincoli che, al momento, non esistono negli Usa.
Nei cinque anni fino al 2017, nel Regno Unito – spiega il medico – l’uso della sigaretta elettronica fra i fumatori è triplicato, mentre la prevalenza del fumo è diminuita rapidamente di quasi un punto percentuale (0,9%) ogni anno. La sperimentazione fra i minori è limitata a quelli che già fumavano. Non si registrano gli stessi numeri in Australia, che vieta le sigarette elettroniche, dove nei tre anni fino al 2018 i fumatori sono diminuiti dello 0,27% all’anno. Né negli Stati Uniti, con il suo mix di non regolamentazione e caccia alle streghe, dove nel triennio fino al 2017 la diminuzione dei fumatori è stata dello 0,57% annuo e l’uso dell’e-cig si è molto diffuso fra i minori.
Questi numeri – evidenzia Britton – suggeriscono come l’approccio del Regno Unito, che combina il sostegno da parte della classe medica con il controllo sul marketing e la regolamentazione del prodotto, ad oggi sia riuscito a raccogliere il potenziale del vaping per accelerare significativamente la diminuzione del fumo fra gli adulti, evitando effetti collaterali sui minori”. John Britton conclude con un ammonimento ai proibizionisti: “Chi si appella al principio di precauzione come giustificazione per proibire la sigaretta elettronica o sconsigliarla, ignora il fatto che, per la maggior parte degli utilizzatori, l’alternativa è la morte prematura causata dal fumo. Il fumo uccide. E uccide anche negare ai fumatori le opportunità per smettere”.

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