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SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 14 al 20 marzo


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Gran Bretagna – Revisione legge tabacco: proposte innovative dai produttori del vaping
La lezione britannica nella gestione della campagna vaccinale contro il Covid-19 ha riportato i riflettori dei media internazionali sulla qualità del sistema sanitario pubblico del Regno Unito, sulla sua competenza ma anche sulla sua efficienza, dovuta anche a un approccio pragmatico ai temi della salute. Dopo l’uscita del Paese dall’Unione europea, il governo britannico ha ora intenzione di aggiornare la legge che norma anche i prodotti del vaping, emancipandosi, ove ritenuto necessario, dai precetti previsti dalla Direttiva europea in materia (la Tpd). Nel quadro della rielaborazione della Tobacco and Related Products Regulations (Trpr) giunge dunque il contributo della UK Vaping Industry Association (Ukvia), l’associazione indipendente che riunisce produttori e rivenditori britannici. “È fondamentale che i benefici dei prodotti del vaping vengano pienamente compresi per massimizzarne l’impatto positivo sulla salute pubblica” – ha osservato Ukvia, “è cruciale che nella revisione della normativa si adotti un approccio basato sulle evidenze scientifiche, per sostenere ulteriormente l’uso delle sigarette elettroniche e consentire a un numero maggiore di fumatori adulti di passare al vaping e, in ultima analisi, di smettere di fumare”. Una delle proposte concrete: applicare sulle confezioni dei prodotti messaggi positivi, approvati dalle istituzioni sanitarie nazionali, che evidenzino la minore dannosità del vaping rispetto al fumo e i benefici dello switch per la salute dei fumatori.  L’approfondimento su Sigmagazine.

Sigarette elettroniche, produttori britannici: focus sui benefici per la salute

 

Canada – Financial Post: il tetto alla nicotina nel vaping sarà responsabile di maggiori decessi
La proposta governativa di introdurre un limite massimo di nicotina nei liquidi da svapo è stata criticata dall’economista Ian Irvine in un editoriale apparso sull’autorevole Financial Post. Un segnale importante, nel panorama dei media generalisti tradizionalmente incline a campagne sensazionalistiche sul rapporto tra vaping e salute. Per Irvine, il limite alla nicotina, se verrà introdotto, sarà responsabile della morte di molti fumatori, cui sarà reso più difficile il passaggio dalla sigaretta tradizionale a quella elettronica. “La riduzione del danno cerca di indurre i fumatori a passare a prodotti a base di nicotina con tossine notevolmente ridotte, in particolare se sono abituati o addirittura dipendenti dalla nicotina”, scrive l’economista, un sostenitore delle terapie di somministrazione alternativa della nicotina. “Le tossine che causano il cancro provengono dalla combustione del tabacco a 700 gradi Celsius”, prosegue Irvine, “ma i dispositivi di svapo riscaldano piuttosto che bruciare. La nicotina non è il demone della salute. Causa assuefazione. Ma è il fuoco che accorcia le vite”.

Ue – Wva ai ministri europei: il piano anti-cancro trascura le evidenze scientifiche sull’ecig
Continua l’azione di sensibilizzazione della rete di associazioni di consumatori World Vapers’ Alliance (Wva) nei confronti dei politici europei nel quadro del Piano contro il cancro della Commissione europea. Il nuovo messaggio, in forma di una lettera aperta, è stato indirizzato ai ministri della Salute dei Paesi membri che in settimana hanno partecipato a un incontro con i funzionari europei, nel corso del quale la Commissione ha presentato il suo Europe’s beating cancer plan, ascoltando poi commenti e opinioni dei ministri. Con riferimento al vaping, la Wva ha scritto che il piano Ue “trascura tutte le evidenze scientifiche e i fatti sulla sigaretta elettronica, oltre alle testimonianze dirette degli ex fumatori, che dimostrano come il vaping sia molto meno dannoso del fumo”. Una preparazione lacunosa, dunque, quella degli esperti della Commissione che inficia la validità del progetto e l’efficacia dell’obiettivo che si pone, combattere il cancro anche riducendo il fumo. “Nuove ricerche dimostrano che una migliore regolamentazione delle e-cigarette potrebbe salvare la vita a quasi venti milioni di europei”, conclude la lettera di Wva.

Piano anticancro, sigarette elettroniche: consumatori scrivono ai governi europei

 

Usa – Il divieto postale sul vaping blocca la catena di approvvigionamento globale. Ripercussioni anche in Uk e Ue
L’impatto delle restrizioni statunitensi  sulla spedizione di prodotti a vapore si fa sentire a livello internazionale. La U.K. Vaping Industry Association (UKVIA) ha espresso “profonda preoccupazione” per le misure che colpiscono anche le imprese del Regno Unito. Lo scorso dicembre il Congresso Usa ha vietato al servizio postale degli Stati Uniti (USPS) di fornire prodotti a vapore nell’ambito di un pacchetto di misure anti-Covid, allargando di fatto al vaping un divieto già esistente per il tabacco. Le aziende del tabacco e del vapore possono utilizzare servizi privati per spedire i loro prodotti ai consumatori, ma al costo di alti oneri finanziari e complessi ostacoli burocratici. In più per l’industria del vaping, i vettori più popolari, Federal Express (FedEx) e United Parcel Service (UPS), hanno recentemente annunciato autonomamente che cesseranno tutte le consegne di prodotti a vapore. “Abbiamo avuto ordini che non venivano raccolti e i nostri negozi non ricevevano le scorte in modo affidabile”, ha affermato Joe Bevan, direttore di Celtic Vapors, membro di UKVIA. “Poiché la maggior parte della nostra attività è attualmente online, abbiamo bisogno di una consegna efficiente delle scorte per fornire il servizio più rapido”. “La catena di approvvigionamento dello svapo è globale e riunisce risorse e competenze da tutto il mondo”, ha affermato John Dunne, direttore generale di UKVIA. “È amaramente deludente vedere che le restrizioni americane hanno un impatto negativo nel Regno Unito, ma la natura della catena di approvvigionamento lo rende inevitabile”. Simili disagi sarebbero stati segnalati anche dagli operatori nell’Unione Europea.

 

Svizzera – Divieto di pubblicità, il legislatore opta per soluzioni più moderate
Nella discussione sulla riforma della legge sul tabacco, è stata accantonata la proposta restrittiva dell’iniziativa popolare “Fanciulli e adolescenti senza pubblicità per il tabacco” che avrebbe introdotto il divieto assoluto di pubblicità dei prodotti del tabacco, in ogni forma e su ogni mezzo di comunicazione. Il Consiglio nazionale ha optato invece per una normativa più soft, demandando quindi eventuali interventi in fase di discussione del disegno di legge governativo attualmente fermo in parlamento. Il disegno prevede la sottoscrizione di una convenzione dell’Organizzazione mondiale della sanità che porterà al divieto di consegna ai minorenni su scala federale di pacchi contenenti tabacco o sigarette elettroniche: di fatto il divieto per i ragazzini di acquistare online e tramite posta e a distanza. In piedi, invece, il confronto sul giro di vite nella pubblicità. Sigmagazine illustra lo stato del dibattito.

Passo indietro della Svizzera sul divieto di pubblicità del tabacco

 

Nuova Zelanda – Vapo: disagi catastrofici se passa la proposta di vietare i liquidi aromatizzati
Vapo, la più grande azienda di prodotti per il vaping neozelandese, ha criticato la proposta avanzata dal ministro della Salute di vietare la vendita di liquidi aromatizzati. in una nota l’azienda ammonisce sul rischio di “disagi catastrofici” se la proposta dovesse diventare legge, soprattutto per quei fumatori che fanno affidamento sulla sigaretta elettronica per dire addio alle più dannose sigarette tradizionali di tabacco.

Usa – Incco critica  Bloomberg: non vietare l’ecig nei Paesi a medio e basso reddito
La riduzione e la sostituzione del tabacco con sistemi alternativi sono dei “validi obiettivi per i fumatori nei Paesi a medio e basso reddito” e “i fumatori hanno il diritto di ridurre il proprio rischio di danno”. Sono due delle indicazioni contenute nel documento elaborato da Innco, la rete internazionale di associazioni dei consumatori di nicotina che ha sede negli Usa. E statunitense è il bersaglio che l’Innco prende di mira: il miliardario Michael Bloomberg che nell’ultimo anno ha messo in campo una potenza di fuoco (e di dollari) contro il vaping e il tabacco riscaldato. L’accusa è di “colonialismo filantropico” per l’ingerenza nei confronti dei governi dei Paesi a medio e basso reddito: The Union, l’organizzazione che fa capo al tycoon, aveva diffuso lo scorso anno un position paper nel quale chiedeva di vietare completamente tutti i prodotti elettronici per la somministrazione di nicotina e i riscaldatori di tabacco proprio in quei Paesi. Nei confronti di The Union e Bloomberg Initiative pende ancora la controversa vicenda filippina. Sull’argomento approfondisce tutto Sigmagazine.

Non bisogna vietare le sigarette elettroniche nei Paesi a medio e basso reddito

 

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