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Tassa sigarette elettroniche: maxi aumento è scelta politica, Adm non lo voleva


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Nonostante l’Agenzia delle Dogane e Monopoli avesse suggerito un lievissimo aumento per i prossimi due anni, il governo ha preferito una soluzione più drastica e pressante. Triplicare nei prossimi tre anni l’attuale tassa sulle sigarette elettroniche rappresenta dunque una scelta politica, non dettata dai pur accurati conti economici-finanziari presentati dall’Agenzia di Stato.
In occasione dell’audizione alla Camera, il direttore generale Marcello Minenna aveva proposto ai deputati di alzare l’imposta di consumo di due punti percentuali nel 2021 e di altri due punti nel 2022. Il governo, per tramite dei relatori Fassina (LeU) e Faro (M5S), ha invece deciso di aumentarla di 15 punti percentuali in tre anni. Quasi quattro volte, dunque, rispetto a quanto proposto da Adm.
Schermata-2020-12-23-alle-12.50.07.pngEppure i conteggi fatti dai funzionari dell’Agenzia parlavano chiaro: il ritocco minimo avrebbe consentito allo Stato di incassare 10 milioni di euro in più nel prossimo biennio: 3,2 milioni nel 2021, 6,4 milioni nel 2022. Il preventivo tiene conto della quantità di liquido venduto nel 2020: 144 milioni di millilitri di liquidi con nicotina e 44,5 milioni per quelli senza, che garantiscono all’erario un introito di 12 milioni di euro (nicotina) e 2 milioni di euro (senza nicotina). La richiesta di Minenna poteva essere ragionevole: prevedeva di aumentare l’imposta di soli 2 punti percentuali e infatti tale ipotesi è stata allegata agli atti della sua audizione alla Camera. Un passo indietro rispetto a quanto invece aveva prospettato al Senato, dove aveva chiesto l’applicazione di una tassa del 25% ad valorem e l’iscrizione a tabella delle tariffe di vendita. Un dietrofront dettato anche dall’impossibilità di trattare fiscalmente i prodotti del vaping alla stregua del tabacco tradizionale. E così ha dovuto virare sul mantenimento dell’imposta di consumo ritoccata al rialzo di due punti percentuali. Avrebbe potuto essere una buona soluzione di compromesso, invece dal Ministero delle Finanze è arrivato il diktat: l’imposta di consumo sui liquidi da inalazione deve essere triplicata. E in Commissione l’ordine è stato eseguito direttamente dai relatori della legge di bilancio. Risultato: nel 2022 i liquidi di ricarica saranno soggetti a una imposta di circa 2 euro (senza nicotina) e 2,5 euro (nicotina) ogni 10 millilitri.
Schermata-2020-12-23-alle-12.52.53.pngMa chi è stato il deus ex machina dell’operazione? Il sottosegretario all’economia Villarosa (M5S) in una intervista rilasciata oggi a Il Riformista, lancia qualche ipotesi che va anche contro suoi colleghi di governo e di partito. “Io ho difeso dall’inizio l’attività dei piccoli rivenditori indipendenti di e-cig, che è ben diverso dalla storia del tabacco riscaldato. Ho sempre sostenuto che il piccolo commercio e la micro-impresa dovessero godere di un incentivo fiscale. Al contrario, sabato notte alle tre una manina ha rimesso la tassazione per le sigarette elettroniche e ha frenato al massimo sull’aggravio di accise per il tabacco riscaldato. È stata così ripristinata la disparità di trattamento a cui si intendeva porre rimedio. Nel governo come sa ognuno ha le proprie deleghe e cura i propri provvedimenti. Sulla legge di Bilancio i delegati sono per il M5S, Laura Castelli. Per il Pd, Antonio Misiani. E poi Cecilia Guerra. Né io né Baretta abbiamo partecipato alle riunioni, a parte qualche emendamento che abbiamo inviato agli uffici”. Il giornalista del Riformista quindi chiede se si può ipotizzare che a riscrivere l’emendamento sia stata la sottosegretaria Laura Castelli. “Non mi faccia fare la parte dell’accusatore – replica Villarosa – Qualcuno nel Governo e in accordo con la maggioranza ha fatto passare quel provvedimento, ma non so chi sia stato. Non posso fare nomi”.
Anche quest’anno, dunque, l’anonima manina che puntualmente interviene nei provvedimenti si è materializzata contro la sigaretta elettronica e, in parte, contro il tabacco riscaldato. Dimenticandosi però, per la prima volta nella storia repubblicana, di ritoccare l’accisa sul tabacco tradizionale che è rimasta invece invariata. Stranezze di fine anno.

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