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Il mondo della sigaretta elettronica piange Lorenzo Testori


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Stefano, la prossima volta che ci sentiamo ti racconto un aneddoto su mia nonna”. Una frase come tante, buttata lì come si fa tante volte. Avrei voluto sentirlo quel racconto, quella storia di una donna certamente d’altri tempi. E invece non saprò mai cosa avrebbe voluto raccontarmi Lorenzo Testori. Già, perché da questa mattina Lorenzo non c’è più. Il Covid ha trascinato via anche lui sul letto dell’ospedale San Carlo di Paderno Dugnano. Si è portato via non soltanto un marito, non soltanto un papà, non soltanto un enorme lavoratore ma soprattutto l’amico della porta accanto, la spalla ideale di chiunque avesse voglia – o bisogno – di un po’ di spensieratezza. Lorenzo era davvero una persona buona. Buona d’animo e buona negli atteggiamenti. Che sapeva però distinguere il momento dello scherzo da quello della serietà; il momento del lavoro da quello della vita privata. Che ha contribuito a scrivere la storia del settore della sigaretta elettronica in silenzio. Così come in silenzio, senza proclami, andava costantemente a donare il sangue. Perché sapeva che il suo gesto, gratuito e spontaneo, avrebbe potuto aiutare una persona in difficoltà. E questo lo rendeva orgoglioso.
Non è una frase fatta, ma Lorenzo era davvero una persona per bene. Un ragazzone di 51 anni sempre sorridente, amava scherzare, anche prendersi in giro. Indimenticabili le apparizioni durante una edizione del Vapitaly con una parrucca bionda in testa, passeggiando tra gli stand come se nulla fosse. Quando l’atmosfera si tranquillizzava ci pensava lui a ravvivare l’ambiente. Bastava una battuta, a volte anche solo una smorfia del viso. Perché anche questo era un suo grande segno distintivo: l’espressività. Non nascondeva nulla, non sapevo farlo. Aveva una mimica facciale degna dei grandi attori del cabaret d’altri tempi. Così ilare ma anche così serio e inappuntabile sul lavoro. Direttore commerciale di Vaporart, non c’è negoziante che non l’abbia conosciuto. E quanti chilometri percorsi in lungo e in largo per la penisola. In macchina, in aereo, ma anche in nave se gli appuntamenti lo portavano nelle isole.
Il virus maledetto sta falcidiando le nostre vite, le nostre amicizie, le nostre abitudini e i nostri sentimenti. È una lotta impari. Vince sempre lui, se e quando vuole. Siamo impotenti di fronte a tanta ingiustizia. Nel dolore e nella malattia in questo periodo storico siamo portati ad allontanarci ancora di più dal prossimo, guardandolo con sospetto se solo tenta di avvicinarsi. Invece no, oggi è il momento della disobbedienza, per abbracciare fortissimo la moglie Gabriella, le figlie Francesca e le gemelle – così come amava chiamarle – Valentina e Giulia. Stringendole forte al petto. Con tanta, tanta, rabbia dentro il cuore.
Ciao Lollo.

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