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Pubblicità dell’insegna, la campagna delle tabaccherie conferma che si può fare


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Una campagna pubblicitaria sulla stampa nazionale, locale e web per dare evidenza alle tabaccherie. La Federazione italiana tabaccai ha scelto questo metodo evidenziare lo spirito di sacrificio della categoria avuto durante i mesi di lockdown e di emergenza sanitaria. “Negli ultimi mesi – recita il comunicato Fit – il Covid-19 ha messo a dura prova tutti, sia dal punto di vista umano che economico. Schermata-2020-10-26-alle-14.08.36.pngQuello che i tabaccai hanno potuto fare è stato rimboccarsi le maniche, continuando a fornire servizi necessari alla cittadinanza, anche durante il lungo periodo di totale chiusura. Ecco perché la FIT ha voluto riconoscere pubblicamente, con questa iniziativa, il lavoro svolto da tanti colleghi, che hanno deciso di mettersi in gioco, rischiando la loro salute e quella dei propri familiari, per dare una mano e risollevare una situazione veramente grave, come quella in cui ci siamo ritrovati con la pandemia“.
La campagna è utile per ricordare ancora una volta come la normativa in vigore consenta anche ai negozi di sigarette elettroniche di pubblicizzarsi, così come hanno fatto i tabaccai. La condizione essenziale è che non siano date evidenza e visibilità ai liquidi da inalazione e alle sigarette elettroniche. Ma d’altronde sarebbe una scelta bizzarra che una attività commerciale faccia pubblicità ad un solo prodotto quando invece il messaggio dovrebbe andare nella direzione della quantità dell’offerta e della qualità del servizio offerto, così come ha scelto di fare la Fit. Come abbiamo sempre detto e più volte riportato anche sulle colonne d’approfondimento della rivista cartacea  – e l’iniziativa delle tabaccherie ne è la conferma – tutte le attività commerciali hanno la facoltà di pubblicizzare la propria ragione sociale o insegna, anche quelle specializzate in sigarette elettroniche e prodotti liquidi da inalazione purchè si rimanga nel generico dei servizi offerti e non del singolo prodotto venduto. Occorre invece fare attenzione alle nuove forme di Adv, ovvero quelle utilizzate sul web con link testuali diretti ai siti di vendita: la pratica è vietata dalla legge e le sanzioni sono pesanti sia per l’azienda committente che per la testata ospitante.

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