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Cervesato (JTI): “Mercato italiano strategico ma l’Europa deve chiarire le regole”


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Japan Tobacco International entra nel mercato italiano dei riscaldatori di tabacco. Presentato ufficialmente questa mattina nel corso di un digital press event, Ploom S sarà inizialmente in vendita a Bari, Foggia e Palermo a partire dal 3 novembre. Una scelta strategica aziendale che esce dagli schemi geografici soliti ma che invece intende valorizzare le aree del Sud Italia “da sempre molto ricettive nei confronti dell’innovazione e delle novità del settore“. Il “vaporizzatore di tabacco” – come testualmente definito da Jti – aggiungendosi alla sigaretta elettronica Logic già da tempo distribuita in Italia va dunque a completare il ventaglio dei prodotti destinati ai consumatori di nicotina. Dopo la fase di sperimentazione, Ploom sarà distribuito anche nel resto d’Italia attraverso la rete vendita delle tabaccherie.
Il mercato globale dei prodotti del tabacco di nuova generazione – ha spiegato Gian Luigi Cervesato, presidente e Ad di Jti Italia – nel 2017 a livello mondiale valeva 2 miliardi di dollari; nel 2019 è salito a 7 miliardi; si prevede che nel 2021 varrà 21 miliardi di dollari. I consumatori di prodotti a rischio ridotto a livello mondiale sono circa 12 milioni, quasi 2 milioni di questi soltanto in Italia. Dal 2016 a oggi, il valore del mercato italiano è passato da 350 milioni a quasi 2 miliardi di euro. Per noi proprio l’Italia, insieme al Regno Unito, hanno un alto valore strategico. Il nostro investimento in ricerca e sviluppo dei prodotti a rischio ridotto è stato di 2 miliardi negli ultimi cinque anni”.
Schermata-2020-10-22-alle-14.16.03.pngA margine della presentazione, il presidente Cervesato rispondendo alle domande di Sigmagazine, ha illustrato le priorità normative-istituzionali dell’azienda anche in vista della revisione della direttiva sul tabacco. “Il tema del tabacco tradizionale è coperto, adesso è il momento di chiarire le regole per le nuove categorie, gli strumenti di nuova generazione. Devono essere riconosciuti con l’idea di favorire l’innovazione. Il cambio per il nostro settore è epocale e quindi dobbiamo sottrarci ai pregiudizi ideologici perché parliamo di tecnologia positiva sia per l’industria che per i consumatori”. Attualmente le sigarette elettroniche rientrano nella categoria dei tabacchi. Secondo Cervesato sarebbe opportuno differenziare le norme. “L’ideale sarebbe riuscire a fare tre sottoinsiemi diversi, uno per singolo prodotto: tabacco tradizionale, riscaldatori di tabacco e sigarette elettroniche. Anche perché se è pur vero che i riscaldatori utilizzano il tabacco, è anche vero che non lo bruciano ma hanno una loro specificità”. Una classificazione normativa differente come differente è anche quella auspicata circa la tassazione. “Tutti i prodotti al momento sono soggetti a imposizione fiscale sul tabacco. Tuttavia quelli senza combustione crediamo che lo debbano essere diversamente dai prodotti del tabacco tradizionale. Quale sia la formula esatta è ancora tutta da definire ma di certo ad oggi la situazione è squilibrata. Il conto dal punto di vista del gettito l’ha sempre pagato il tabacco tradizionale. Una riforma nel suo insieme dovrà presto essere considerata, credo sia il momento ed è giusto per stabilire tre diversi gradi di imposizione: una per il tabacco, una più bassa per il tabacco riscaldato e una più bassa ancora per le sigarette elettroniche”. Un accenno anche al dialogo con il ministero della salute. “Stiamo vivendo un momento di cambio epocale che potrà apportare molti vantaggi in termini di salute pubblica. Siamo convinti che i prodotti di nuova generazione potranno ridurre i rischi rispetto al fumo. I dati scientifici attuali lo dimostrano. Certo – conclude pragmaticamente Cervesato – l’impatto sulla salute sul lungo termine non è ancora conosciuto perché è passato troppo poco tempo ma le indicazioni che abbiamo sono forti e soprattutto condivise con il mondo scientifico”.

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