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Sigarette elettroniche, l’imbarazzante giustificazione della European Respiratory Society


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Una risposta a dir poco imbarazzante. Su iniziativa di Carmine Canino (Associazione consumatori sigarette elettroniche), il presidente dell’European Repiratory Society ha dovuto giustificare la presentazione al proprio congresso di uno studio redatto dalla Università di Duke, il cui centro di ricerca sarebbe finanziato da una multinazionale del tabacco, contravvenendo così al suo stesso statuto. Posto che una ricerca dovrebbe avere valore scientifico a prescindere da chi l’abbia finanziata e dovrebbe essere giudicata per i criteri di riproducibilità, modello e replicabilità, la risposta di Thierry Troosters lascia alquanto stupefatti.
Schermata-2020-09-09-alle-15.42.48.pngSulla differenza di normativa commerciale esistente per i liquidi americani e europei, il presidente Ers, risponde: “Ho aver contattato l’autore senior dello studio, un esperto in questo campo, che ha confermato che la legislazione negli Stati Uniti e nell’UE è davvero molto diversa. Tuttavia, i prodotti utilizzati nell’abstract possono essere disponibili su entrambi mercati. Pertanto per ora abbiamo deciso che non è necessario apportare ulteriori chiarimenti al comunicato stampa“. Come dire: non importa se i produttori americani possono inserire qualsiasi schifezza dentro le misccele mentre voi in Europa dovete sottostare e rigidi canoni di sicurezza, per noi tutto questo non conta nulla. Oltretutto, la dichiarazione contiene una falsità: i prodotti americani possono essere reperibili anche sul mercato europeo (o meglio, sui vari mercati nazionali) soltanto se notificati ai ministeri della Salute di ogni Stato in cui potrà essere venduto ma non prima di sei mesi dall’avvenuta comunicazione.
Ma è la risposta circa il presunto conflitto d’interesse – proposto su queste colonne e ripreso da Canino – a suscitare ancora più stupore. Secondo il presidente dell’Ers, “non è stato tuttavia possibile trovare alcun collegamento diretto tra gli autori dello studio e l’industria del tabacco. Ovviamente gli autori non possono assumersi la responsabilità di tutti i laboratori del loro istituto“. In sostanza, un eventuale conflitto d’interesse può essere imputato soltanto al singolo ricercatore e non alla struttura in cui lavora. “Quindi – è l’amaro commento del dottor Fabio Beatrice, direttore Centro antifumo ospedale Don Bosco di Torino – se uno è un ricercatore e lavora in un centro finanziato da multinazionali del tabacco basta che i soldi passino di mano e si può fare ciò che si vuole. Insomma anche il finanziamento della ricerca da parte delle multinazionali del tabacco è sdoganato. Ora però – continua sarcastico – smettetela di darci da firmare i  moduli di conflitto di interesse perché a questo punto è una procedura di facciata e non di sostanza. Si chiama doppio binario della moralità. In ogni caso ho sempre ritenuto che il contenuto di una ricerca sia il vero cimento e non il suo finanziamento. Qualche domanda è il caso di farsela”.

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