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Università di Duke, ovvero la doppia morale dei professionisti dell’antifumo


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Sta facendo il giro del mondo la notizia secondo cui nei vapori della sigaretta elettronica sarebbero contenute sostanze irritanti causate dalla miscelazione di alcuni aromi con il glicole e la glicerina, i principali diluenti contenuti nei liquidi di ricarica. La ricerca è stata condotta dalle università di Yale e di Duke. Sarà presentata ufficialmente in occasione del congresso della European Respiratory Society che si terrà dal 7 al 9 settembre in modalità virtuale.
Il comunicato stampa di presentazione della ricerca contiene le dichiarazioni del primo firmatario, il professor Sven-Eric Jordt, professore associato di anestesiologia, farmacologia e biologia del cancro presso la Duke University School of Medicine. Una università non nuova a fare ricerca sulle sigarette elettroniche e sui presunti danni prodotti dalla vaporizzazione dei liquidi. E, ogni volta, l’Ers li presenta, enfatizzandone i risultati con comunicati che vengono divulgati in tutto il mondo.
Da statuto, la European Respiratory Society si definisce un organismo indipendente volto a salvaguardare la salute pubblica. Proprio per questo motivo lo scorso ottobre, in occasione del congresso, è stato approvato un emendamento che introduce nello statuto il divieto di pubblicazione degli studi scientifici finanziati dalle aziende della sigaretta elettronica, andando a integrare quello già in essere nei confronti dell’industria del tabacco. Nulla da dire, libera scelta.
Per coerenza, quindi, tutte le ricerche effettuate dall’Università di Duke non dovrebbero avere diritto di tribuna o evidenza in seno all’Ers. L’università è intitolata ad uno dei più grandi produttori di tabacco, James Buchanan Duke, tanto che la statua a lui dedicata e collocata al centro del campus lo rappresenta mentre fuma un sigaro. Nel 2004 il Duke University Medical Center annunciava con palese soddisfazione la nascita del nuovo centro di ricerca sulla nicotina e smoking cessation. Progetto che si è potuto realizzare – come si legge nel documento di presentazione ospitato ancora oggi sul sito dell’Università – “con un finanziamento di 15 milioni di dollari da Philip Morris Usa. I finanziamenti saranno spalmati su scala triennale in 5 milioni all’anno”. A capo della struttura venne nominato Jed Rose, già inventore dei cerotti con nicotina ma, soprattutto, detentore del brevetto di “una nuova tecnologia con un alto potenziale di riduzione dei danni del fumo”. Schermata-2020-09-04-alle-14.49.00.pngGià, proprio così. Jed Rose è l’inventore dei primi riscaldatori di tabacco. E a darne l’annuncio fu proprio la Philip Morris International che, il 26 maggio 2011, spiegava attraverso un comunicatodi aver stipulato un accordo che assegna i diritti di brevetto globale a PMI di una nuova tecnologia che impiega un metodo unico per erogare un aerosol contenente nicotina che ha il potenziale per ridurre il danno del fumo. La tecnologia è stata acquisita dai suoi inventori, tra cui il professor Jed Rose, Ph.D., uno dei maggiori esperti nel campo della ricerca sulla dipendenza da nicotina”. A quel tempo Rose dichiarava: “Il fumo di sigaretta provoca milioni di morti all’anno in tutto il mondo, a causa di cancro, malattie cardiache e polmonari. Si ritiene che le malattie causate dal fumo siano dovute in gran parte ai prodotti nocivi della combustione piuttosto che alla nicotina. Riteniamo che questa nuova tecnologia abbia il potenziale nel tempo per offrire un’alternativa interessante alle sigarette convenzionali, riducendo così l’esposizione dei fumatori ad agenti cancerogeni e altri costituenti nocivi del fumo“. Philip Morris concludeva con euforia: “Non vediamo l’ora a collaborare con il Dr. Rose per assicurare lo sviluppo del prodotto e l’eventuale commercializzazione di questa tecnologia unica “. ancora oggi, nella biografia del professor Rose ospitata sul sito dell’Università di Duke si legge: “Ho accettato finanziamenti per la ricerca dall’industria del tabacco, a condizioni che forniscono trasparenza e supervisione per garantire l’integrità della ricerca, e attualmente sono un consulente retribuito di Philip Morris International, in particolare per supportare lo sviluppo di prodotti a rischio ridotto. Sono elencato come inventore di una tecnologia per l’inalazione di nicotina venduta a quella società, ma non ho alcun interesse finanziario nella futura vendita di prodotti”.
È evidente dunque lo strettissimo rapporto intercorso tra la multinazionale del tabacco e l’Università di Duke. Prendendone atto e volendo essere coerente con se stessa, la European Respiratory Society non dovrebbe accettare ricerche o studi da parte della Duke University. O, nel caso in cui continuasse ad accettarle, dovrebbe nuovamente modificare il proprio statuto evidenziando il ruolo della ricerca scientifica come strumento di approfondimento e di progresso a prescindere dal finanziatore.

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