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La storia del Kentucky trova origine nella regione degli attuali Stati Uniti dove la pianta di nicotiana tabacum, adattata ai terreni presenti nello stato del Kentucky, sviluppò le caratteristiche che la distinguono dalle altre numerose varietà e che si ritrovano in tutte le piante coltivate nel mondo. 

Per noi italiani questo tabacco è sinonimo di eccellenza e riporta alla mente immagini di una storia legata al risorgimento – Garibaldi e Cavour – e alla vita di un’Italia rurale che odorava, specialmente la sera davanti al camino o durante le feste comandate, del mezzo sigaro combusto che i nostri nonni si concedevano dopo una giornata di estenuante lavoro nei campi o per santificare le feste. Nome americano con cuore italiano, il tabacco Kentucky è la sola varietà di tabacco che dà vita al sigaro Toscano. La sua coltivazione è a tutti gli effetti una coltura di nicchia, circa l’1% della produzione mondiale di tabacco: in Italia rappresenta un’eccellenza del settore agricolo. Vede coinvolti circa 300 coltivatori che fanno della penisola il primo paese europeo produttore di tabacco per sigari.Sono agricoltori concentrati in poche province: Arezzo e Siena in Toscana, Benevento e Avellino in Campania, Frosinone nel Lazio, Perugia in Umbria, Verona nel Veneto. Una forte concentrazione che nel tempo ha significato per queste zone un impatto economico ed occupazionale di estrema importanza, anche in virtù del valore sull'indotto collegato alla fase agricola: mezzi tecnici, macchinari per la raccolta, beni intermedi e servizi (tecnici, finanziari, ecc.).

Il Kentucky è una coltura molto difficile, specialmente per tre motivi: gli alti costi collegati a tutte le fasi del processo produttivo; l’ingente richiesta di manodopera qualificata, la forte specializzazione del tabacchicoltore nella fase di cura. Ma quello che più contraddistingue la coltivazione e la lavorazione di questo tabacco è la sua non replicabilità. Parliamo di un patrimonio di conoscenza impossibile da replicare in altri contesti diversi da quello dove tale capitale si è formato nel corso di almeno due secoli. Una non replicabilità che rende indissolubile il legame del prodotto finito, il sigaro Toscano e altre più recenti denominazioni, con il sistema locale di coltivazione del Kentucky italiano.

Rispetto ad altre tipologie di tabacchi, la cui coltura prevede molti fasi meccanizzate, la coltivazione del tabacco Kentucky ha un peso altissimo di mano d’opera: per un ettaro di coltivazione occorrono circa 700 ore lavorative; il costo del lavoro, come mano d’opera, supera la metà del prodotto finito, come carico di lavoro per ettaro, è il più alto tra tutti i tipi di coltivazioni agricole.
A parte le lavorazioni del terreno ed i trasporti, tutte le altre operazioni vengono svolte a mano, in particolare cimatura, raccolta, cura e cernita. La manodopera per la raccolta e cernita è prevalentemente femminile: le donne sanno meglio riconoscere le foglie mature durante la raccolta e suddividere le stesse per livello di qualità nelle operazioni di cernita.
La culla del miglior tabacco Kentucky, con cui vengono realizzati i sigari Toscani, da quasi cinquecento anni è la Valtiberina Toscana. Infatti, proprio da questo territorio partì, nella seconda metà del XVI secolo, la coltivazione del tabacco in Italia. Nel 1574 il Cardinale Niccolò Tornabuoni inviò alcuni semi di tabacco, al nipote Alfonso Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro. In un primo momento la pianta fu usata a scopo medico e per polvere da fiuto e da pipa. Ben presto divenne la  coltura regina in tutta la valle, caratterizzandosi per l’eccellente qualità.
Le prime coltivazioni più significative risalgono ai primi del 1600, nella vicina Repubblica di Cospaia (1440-1826). A Sansepolcro venne concessa la coltivazione per 1.000.000 di piante di tabacco. In seguito, nel 1868, la stessa concessione venne estesa anche ai limitrofi Comuni di Anghiari e Monterchi. Tanta fu la produzione che poi venne aperto un magazzino per la raccolta del tabacco nell’ex convento degli Osservanti a Sansepolcro e, nel 1896, qui, la sede dell’Agenzia di Coltivazione dei Tabacchi. Nei primi del 1900 il Kentucky era coltivato in tutta la Valtiberina Toscana, unica varietà di tabacco presente. L’essiccazione avveniva a fuoco diretto con legna di querce, per cui furono costruiti essiccatoi dai proprietari terrieri, ancora oggi visibili nel territorio.In un passato sulle produzioni di tabacco erano in vigore regole ferree: se si produceva meno tabacco del previsto veniva fatta una multa di 50 o 60 lire a foglia, se invece ne veniva consegnato di più, una maggiorazione di 10- 15 lire. Per questo motivo molti coltivatori erano costretti a contrabbandare, per far quadrare i bilanci familiari. I confratelli contrabbandieri di Chitignano, in Casentino, portavano polvere da sparo da scambiare con il tabacco dei coltivatori Valtiberini: le vie ed i viottoli percorsi dai contrabbandieri andavano da Anghiari al Ponte alla Piera, attraversando i Monti Rognosi.

Il Kentucky è una pianta di grande sviluppo, alta fino a 2 metri, a fusto vigoroso e internodi brevi, con 18-20 ampie foglie, lanceolate, di colore verde scuro.
In normali condizioni di coltivazione, il Kentucky è una pianta rigogliosa, di forma cilindrica o conica, alta in media tra 180 e 200 cm, con 24-28 foglie utili. Le foglie sono ovate alla base della pianta, lanceolate in cima, di colore verde carico. Le foglie hanno grande sviluppo, lunghe in media 70-80 cm e larghe 40-50 cm, ricche di resine. La costola della foglia e le nervature sono piuttosto pronunciate, con tessuto tendente al sostanzioso, e con infiorescenza aperta e corolla rosea. Il frutto è una capsula contenente circa 3.500 semi.
La coltivazione del Kentucky ha raggiunto il massimo sviluppo intorno alla metà degli anni '80 del secolo scorso, quando la produzione ha superato le 12.000 tonnellate; successivamente, per il calo del consumo dei sigari e per la minore richiesta dell'industria manifatturiera, e per le modifiche apportate dalla Comunità europea (gruppi varietali e quote massime garantite), la produzione si è ridotta di circa la metà, mantenendo comunque una sostanziale stabilità negli ultimi anni.
La produzione del Kentucky costituisce attualmente circa il 5% del totale dei tabacchi coltivati in Italia. La Campania è la regione dove si concentra quasi la metà dell'intera produzione del tabacco Kentucky, soprattutto nella provincia di Benevento (il 45% della produzione nazionale). Viene coltivato anche in Toscana, Veneto, Lazio e Umbria.
Il numero di semi per grammo è 13-14.000 circa. La semina si effettua in febbraio-marzo, usando 0,20 g di seme per metro quadrato di semenzaio. Da una superficie di 60 mq di semenzaio si ottengono piantine sufficienti per un ettaro di coltura. Le cure nel semenzaio consistono in frequenti irrigazioni, diradamento delle piantine, diserbo e difesa da parassiti animali e vegetali, soprattutto dalla muffa blu (peronospora).
Il Kentucky predilige terreni profondi, freschi, di medio impasto, naturalmente fertili e ricchi di sostanza organica. I terreni troppo sciolti e sabbiosi danno un prodotto di tessuto magro, quelli troppo argillosi e permeabili all'acqua forniscono tabacchi con tessuto ordinario e grossolano.
Le concimazioni organiche, eseguite in autunno, non superano i 100 quintali per ettaro. I concimi minerali sono somministrati in primavera, in quantità orientative intorno ai 150 kg di azoto per ettaro, e quantità analoghe di anidride fosforica e ossido di potassio. Il trapianto, effettuato con piantine che nel semenzaio hanno raggiunto l'altezza di 10-15 cm, si effettua tra maggio e giugno, con distanze di circa 90 x 90 cm. Le normali condizioni di produzione richiedono una compattezza variabile in media da 10.000 a 12.000 piante per ettaro, pari a circa 100.000 foglie per ettaro.
Il Kentucky richiede operazioni di rincalzatura delle piante, concimazioni in copertura e irrigazione di soccorso, effettuata soprattutto durante la fase di maturazione delle foglie, ed eliminazione delle foglie più basse a contatto col terreno (sbranciolatura). Viene effettuata cimatura da 14 a 20 foglie utili per la pianta, con eliminazione del bottone fiorale e delle foglie più alte. Si ottiene un aumento della superficie fogliare, specie delle foglie apicali, e un tessuto fogliare più sostanzioso ed elastico. Successivamente si eliminano i germogli ascellari che si formano (operazione di scacchiatura), con uno o due trattamenti con prodotti antigermoglianti di contatto e sistemici. La maturazione delle foglie si raggiunge 40-50 giorni dopo la cimatura, avviene dal basso (foglie basilari) verso l'alto (foglie mediane e apicali), e comporta uno schiarimento del colore e la comparsa di macchie giallo-verdastre. La raccolta viene effettuata in foglie, staccando le foglie dal fusto 2-3 per volta. La raccolta a piante intere o mista si effettua raramente. Le foglie raccolte vengono infilzate e portate nei locali di cura.
I locali per la cura sono dotati di sistemi di "stendaggio" per le filze di foglie, e di prese d'aria per la regolazione dell'umidità durante la cura.
Le fasi della cura determinano mutamenti di colore delle foglie e del loro stato fisico, mediante opportune gradazioni di temperatura regolabili col fuoco. Si distinguono 4 fasi: ingiallimento, ammarronamento, essiccazione della lamina fogliare, essiccazione della costola. Nella fase di ingiallimento le foglie sono poste in locali chiusi per alcuni giorni a temperatura ambiente, senza fuoco. Nella fase di ammarronamento, quando il tabacco ha assunto in gran parte il colore giallo, si accendono i fuochi con legna secca di essenza forte (faggio, leccio, quercia e simili) ottenendo fumo senza fiamma. La temperature resta a 28-30 C per un giorno, e portata a 38-40 C in 4-5 giorni, eliminando dai locali l'umidità che si forma.
Nella fase di essiccamento della lamina fogliare, quando il tabacco è completamente marrone, la temperatura viene portata a 45-50 C, attivando i processi di fermentazioni in massa che conferiscono profumo e aroma al tabacco. Opportuni controlli dell'umidità evitano fenomeni di surriscaldamento delle foglie che le renderebbero inutilizzabili.
Il fumo in questa fase rende le foglie lucenti e di tessuto compatto.
Nella fase successiva, di essiccamento della costola, della durata di circa tre giorni, la lamina fogliare diventa vitrea e fragile al tatto: il fuoco viene spento e si attende che la foglia torni morbida e pastosa. Il fuoco viene di nuovo acceso per portare gradualmente la temperatura fino a 50 C e riottenere una lamina di nuovo vitrea.
L'operazione finale, di rinvincidimento, permette col riassorbimento dell'umidità, di ottenere di nuovo la consistenza pastosa della foglia. Le operazioni di fuoco e quest'ultima, alternate, portano la costola e la lamina a un colore marrone uniforme, elastica e morbida.In totale il processo di cura dura da 15 a 20 giorni, con un consumo di legna di circa 50 kg per quintale di tabacco verde da curare. Le foglie curate del Kentucky sono ampie, gommose, lucide di colore marrone, elastiche e resistenti; l'alto contenuto in nicotina (3-6%) conferisce gusto e aroma intensi.
Le foglie curate vengono presentate in manocchi, e condizionati generalmente in ballotti. Nella fase di lavorazione pre-manifatturiera le foglie sono separate per gradi d'impiego (fascia, ripieno e trinciati). Il Kentucky per fascia da sigari presenta foglie ben curate e stagionate, di colore marrone scuro, con tessuto sostanzioso e ricco di resine, di buona combustibilità.
Il Kentucky è impiegato prevalentemente per il confezionamento dei sigari (fascia e ripieno), in misura minore nei trinciati da pipa e in alcuni tipi di sigarette.

I piccoli chimici possono estrarre un ottimo aroma da tutti i sigari di produzione italiana presenti in commercio: Antico Toscano, Mastro Tornabuoni ecc.

La produzione di aromi commerciali è vasta e tutta di eccellente qualità. Per assurdo sono così tante le varietà di aromi che risulta difficile sceglierne una in particolare.

Ho già scritto in altri post come utilizzo l’aroma di Kentucky estratto dall'Antico Toscano e quindi non mi ripeto ma sostengo che un estimatore degli estratti di tabacco deve necessariamente provare il Kentucky, pena la scomunica dalla comunità dei guanciaroli tabaccari!



 

Edited by Renata1
Correzione apportata su richiesta dell'Autore
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16 minuti fa, Hakeretto ha scritto:

I piccoli chimici possono estrarre un ottimo aroma da tutti i sigari di produzione italiana presenti in commercio: Antico Toscano, Mastro Tornabuoni, Il Doge, Il Ducale, ecc.

Ciao. Ti segnalo una svista che forse puoi ancora editare: Doge e Ducale sono sigari fatti con Nostrano del Brenta. Non e' Kentucky.

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@Euler hai perfettamente ragione.

Il nostrano del Brenta è della varietà Havanensis ed è diventata autoctona dando i natali al cultivar Nostrano del Brenta, dalle caratteristiche peculiari e inconfondibili.

Purtroppo non sono in grado di editare il testo... chiedo venia

 

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