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La mia storia del kentucky italiano


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Alla mano di un signore alto e biondo, una bambina entra per la prima volta nella sua vita in un negozio dove c'è un banco di legno, dietro di esso una signora che sta leggendo un giornale, alle spalle della commerciante c'è una specie di libreria i cui scaffali non sono occupati da libri, però. O forse sì, anche quelli sono dei libri: raccontano la vita degli uomini nei campi, chini sulla terra o fra le piante che quasi sembrano un esercito verde; pare impossibile che da semini minuscoli come quelli del kentucky possano crescere piante alte quasi 2 metri. E narra anche le storie di donne, le tabacchine, sedute a tavolate con montagne di foglie grandi di tabacco scuro, le mani veloci fasciano, tranciano, selezionano. Sanno quasi da sé cosa è buono e cosa no.

La bambina si è incantata, gli occhi sgranati sulle scatole di latta e cartone. L'uomo dalla tasca estrae delle monete: il tintinnare della vecchia lira, i soldini. L'uomo anziano si compera, dopo aver venduto al mercato i prodotti del suo orto, come si faceva un tempo in un'Italia che esiste ancora ma non è da esposizione, tre sigari dalla fascetta bianca, rossa e verde, se li mette nella tasca interna del cappotto, poi l'uomo e la bambina escono. Andiamo piccina. La lana ruvida e nera del cappotto emana quello stesso odore che la bambina ha sentito nella tabaccheria: è l'odore del sigaro toscano; non lo dimenticherà per tutta la vita. È l'odore secco, pungente e legnoso del kentucky italiano.

Una delle attività agricole della regione è la coltivazione del tabacco, disse la maestra, quello per i sigari. Sì, in Toscana, nel senese e l'aretino. E in Campania, nel beneventano e nell'avellinese.

Il kentucky non viene mai alla stessa maniera, per questo quello del Nordamerica non ha nulla del nostro italiano e il nostro italiano se è toscano è diverso dal beneventano così come è diverso da quello veneto.

Quello americano ha un'affumicatura più forte, sa di stalla, di cuoio; il nostro sa più di legno, della legna di quercia che si usa per affumicarlo, e qualche volta persino ci puoi sentire  una sfumatura strana,  quasi vanigliata o speziata, sta nel nerbo della foglia grande e scura che le tabacchine esaminano. Il kentucky americano ha anche una carica aromatica diversa, perché là lo trattano a fuoco, spegnendolo e accendendolo al bisogno, per 30 giorni mentre il nostro italiano è trattato sempre a fuoco però per 15; perciò il kentucky d'oltremare si dice full flavor e per la lunga affumicatura dark fired cured.

Il kentucky beneventano, dopo l'affumicatura, viene fatto fermentare affinché diventi  e, a seconda della fermentazione che viene fatta, si trasformi nei sigari che conosciamo.  (cit. Hakaretto)

La coltivazione del tabacco impegna, dice ancora la maestra. Sì, le coltivazioni di kentucky hanno bisogno di tanti mani, costa tanto impegno coltivare il kentucky e infatti è appena l'1% della produzione del tabacco. Quello italiano è una produzione di nicchia, pregiata e unica. Il kentucky è una pianta difficile che non vuole mani tanto per fare, ci vogliono mani esperte, così esistono professionisti del kentucky.

Ci vuole tanta fatica per farlo crescere bene, tante ore di lavoro intorno alle spade verdi, ma che fatica deve essere stata quella di chi piantò nel 1574 per la prima volta i semi inviati dal cardinale Tornabuoni al nipote vescovo di Sansepolcro. Ai primi del Novecento il kentucky era l'unica varietà di tabacco presente e coltivata in tutta la Valtiberina Toscana; come dire? Sono state mani vecchie di secoli che facevano un mestiere nuovo; oggi sono mani nuove che fanno gesti vecchi di secoli.

Il kentucky non si coltiva così come viene, infatti la Regione Campania per il kentucky che deve diventare sigaro toscano ha specificato ogni aspetto della sua produzione in un documento dell'Assessorato all'Agricoltura perché, se il kentucky non viene mai uguale, meglio scriversi tutto e tenersi i semi autoprodotti di questa meraviglia italiana anche se viene dal Nordamerica.

Si dice che le prime coltivazioni risalgano, in Campania, ai tempi di Gioacchino Murat, generale del Regno di Napoli, e che nemmeno quando il Regno se ne andò in pezzi, si bloccò la marcia al contrario, da sottoterra al cielo, dell'esercito verde delle piante di kentucky. In Campania la terra è meno ricca, meno grassa, di quella Toscana ma la pianta di Kentucky però si può abbuffare di potassio per crescere foglie che daranno, dopo la cura a fuoco, un tabacco dal gusto meno intenso ma dalla combustibilità migliore con beneficio dell'aroma.

Infine, quell'uomo e quella bambina eravamo il mio nonno ed io ma chissà quanti come noi ci saranno stati  in tutta l'Italia, perché il profumo del kentucky italiano è parte degli  odori che abbiamo annusato direi da sempre.

Oggi quel sigaro toscano – ma anche lo Stortignaccolo fatto di kentucky della Valtiberina e beneventano, e lo Scorciato fatto a mano e ammezzato composto di solo kentucky della Valtiberina - lo estraggo e lo svapo; chissà cosa ne direbbe il mio caro nonno che, uomo del suo tempo, riteneva le donne perbene non dovessero fumare per strada. 

Se dovessi consigliare un aroma a chi si avvicina a questo tabacco quasi di famiglia, indicherei il Kentucky Reserve di Blendfeel che ha dentro del kentucky beneventano. Il mio lo sto apprezzando in uno Spica che lo rende stupendamente ma voi usate quello che avete e vi piace, ciò che conta in ultimo è l'aroma e quali ricordi vi percorrono la mente a ogni svapata perché, per me, la magia del kentucky è sempre quella di riuscire a riavvolgere il Tempo.

:12_slight_smile:

Con la paziente e cortese consulenza di @Hakeretto, grazie

 

 

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Fu una pioggia estiva del 1815 che, secondo la leggenda, rovinò quella partita di tabacco Kentucky lasciata a riposare nell'ex convento di Santa Caterina, a Firenze. Il fatto avrebbe potuto trasformarsi in un dramma e così, per non attirarsi le ire del granduca di Toscana Ferdinando III, il direttore delle Manifatture Tabacchi decise di recuperare quelle foglie rifermentate per farne sigari piccoli e bitorzoluti da vendere a basso costo.

Nessuno seppe mai se il merito fu dell’affumicatura con legno di rovere – lo stesso usato per affinare il vinsanto della Valdichiana – o del suo gusto ruvido e forte – frutto della seconda fermentazione – ma quel sigaro conseguì subito un grande successo nei quartieri popolari di Oltrarno. Tanto che nel 1818 lo “stortignaccolo”, come usavano chiamarlo affettuosamente i fiorentini di una volta, era già in vendita e molto apprezzato.

All'epoca, tuttavia, nessuno poté immaginare che il neonato Toscano sarebbe arrivato sulle labbra di statisti, condottieri, artisti quali Winston Churchill, Giuseppe Garibaldi, Mario Soldati e Amedeo Modigliani. “Un sigaro toscano ed un titolo di cavaliere non si negano mai a nessuno!”, disse nel 1850 Camillo Benso, Conte di Cavour.

Era nato il sigaro che nella descrizione di Gianni Brera era quello delle “spire azzurre e calde che invadono la bocca e aggrediscono le mucose come un fiato demoniaco”. Un sigaro dal carattere forte, destinato a diventare un vero punto di riferimento per i fumatori di tutta Italia e in grado al tempo stesso di unire idealmente tutta la Toscana, a partire dalle piantagioni, che hanno trovato il terreno ideale nella Valtiberina aretina, fino ad arrivare all’antica manifattura di Firenze, trasferita dal Granduca nel 1853 al convento di Porta Sant’Anna di Lucca, con l’intenzione di rivitalizzare l’economia della città delle mura.

Svapo spesso l'estratto di sigaro toscano che, in purezza, non contiene quelle note forti e affumicate che i miei ricordi di fumatore ricercano... Allora mi viene in aiuto il Latakia che, inserito nella mistura, ricrea in buona parte la magia del Toscano.

La sera, non nelle serate afose d'estate, mi concedo qualche millilitro di estratto di toscano (con all'interno un buon 25% di latakia) leggendo un buon libro con due dita di grappa e non mi manca il fumo puzzolente che emana il sigaro combusto!

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Grazie @Renata1 e @Hakeretto 👍.... Interessante sarebbe anche parlare della strana storia di Cospaia che per un errore, essendo tra Stato pontificio e Toscana, ritrovandosi libera repubblica e zona franca si dedico alla coltivazione del tabacco. 

Edited by SB68
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7 ore fa, SB68 ha scritto:

Grazie @Renata1 e @Hakeretto 👍.... Interessante sarebbe anche parlare della strana storia di Cospaia che per un errore, essendo tra Stato pontificio e Toscana, ritrovandosi libera repubblica e zona franca si dedico alla coltivazione del tabacco. 

@sb68 ti riporto quanto presente nel sito www.repubblicadicospaia.it.

Storia della Repubblica (anarchica) di Cospaia

 

Da sempre per ottenere un prestito è necessario offrire delle garanzie. Anche Cosimo il Vecchio, artefice del potere dei Medici a Firenze, quando il Papa neo-eletto Eugenio IV gli chiese 25.000 fiorini d'oro, ebbe in pegno la città di Borgo Sansepolcro ed il suo circondario nell'alta valle del Tevere, territorio che nel 1431 faceva parte dello Stato della Chiesa. Allo scadere del decimo anno il prestito non fu reso e Sansepolcro entrò a far parte della Repubblica di Firenze. Fu pertanto necessario concordare i nuovi confini tra i due Stati ed ognuno nominò una propria commissione. A sud di Sansepolcro, il confine venne fatto passare lungo un affluente del Tevere, un torrente comunemente denominato Rio. Ma di torrenti Rio che scendevano dal monte Gurzole ve n'erano due sostanzialmente paralleli e ciascuna commissione -agendo indipendentemente- fissò il proprio confine, tralasciando una striscia di territorio di 330 ettari, larga tra 500 e 700 metri e lunga qualche chilometro, all'interno della quale sorgeva il borgo di Cospaia, villaggio contadino posto in cima ad una collinetta, con circa 350 persone in meno di 100 famiglie. Gli abitanti si affrettarono a proclamare Cospaia " libera ".

Era l'anno del Signore 1441 e nasceva la più piccola repubblica del mondo.

La situazione politica tra papato e Firenze consigliò di rinunciare ad una contesa per una striscia di terra senza alcuna importanza strategica ed economicamente marginale, magari in attesa di tempi migliori per un'annessione. I Cospaiesi, sebbene analfabeti, seppero mantenere ottimi rapporti con i centri vicini: San Giustino a sud e Borgo Sansepolcro a nord, appunto, continuando ad avvalersi dei servizi di molitura del grano, delle cure mediche e mantenendo la dipendenza ecclesiastica dal Vescovo. La loro economia, traendo vantaggio dalla mancanza di tasse, dazi e gabelle varie, iniziò a migliorare, pur restando fondamentalmente ancorata al baratto. Un consiglio di anziani e l'insieme dei capifamiglia bastavano a dirimere le questioni, magari con l'intervento del curato, l'unico in grado di leggere e scrivere. Barcamenandosi e facendosi notare il meno possibile, questa comunità anarchica (anarchia in greco significa "nessun governo") trascorse indisturbata il primo secolo di esistenza, finché un fatto nuovo fece la fortuna dei Cospaiesi. Correva l'anno 1574 , quando il cardinale Niccolò Tornabuoni, Nunzio apostolico a Parigi, inviò al nipote, l'abate Alfonso vescovo di Sansepolcro, i semi di una pianta medicinale da poco in uso in Francia: il tabacco. La pianta, detta " erba tornabuona " non ci mise molto a superare i 4 chilometri che separano Cospaia da Sansepolcro e così, anno dopo anno, divenne la coltura maggiormente praticata nei campi cospaiesi. Per le esigenze d'irrigazione fu innalzato un terrapieno come diga per creare un laghetto. Ma il fumo ed il fiuto del tabacco erano ostacolati dai regnanti dell'epoca, talché fu lanciata la scomunica papale contro l'uso del tabacco (abolita solo nel 1724 da Benedetto XIII). Proprio a Cospaia la coltivazione ed il commercio clandestino del tabacco portarono un certo benessere, ma anche una piccola invasione di contrabbandieri. Gli abitanti di Cospaia seppero gestire con saggezza contadina anche questa situazione, potenzialmente pericolosa per la loro " Perpetua et firma libertas ", il motto che scolpirono nel 1613 alla fondazione della Confraternita dell'Annunziata sull'ingresso della loro chiesuola. Questa è l'unica forma di coordinamento che attuarono i Cospaiesi, l'unico accordo di cui sentirono il bisogno. Il minuscolo stato perse la sua indipendenza temporaneamente durante il periodo napoleonico, ma definitivamente nel 1826 , riassorbito nello Stato della Chiesa. Ciascun capo famiglia cospaiese venne indennizzato con una moneta d'argento -denominata "papetto" per il profilo del pontefice- ed alla comunità fu concesso di continuare a coltivare un massimo di mezzo milione di piante di tabacco. Così si pose fine a quasi 400 anni di libertà, ad una repubblica anarchica che avrebbe suscitato l'invidia dei filosofi utopici quali Platone, Campanella o Thomas Moore.

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Vi capita mai di leggere qualcosa e di entusiasmarvi come bambini, nel vedere la cura della singola parola, nel percepire dell'armonia e una genuina passione, vi capita mai?
E' proprio quello che mi è capitato leggendovi qui, siamo decisamente oltre allo svapo, siamo nella pura passione, nella dedizione verso un argomento che richiede studio, ed anche qualche sogno ad occhi aperti, di quelli che non fanno mai male.
Bravi davvero, proprio di cuore

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Grazie @Nethunshiel utente senior e @SB68

Cedo tutti i complimenti ad @Hakeretto che sta spendendo con tanta generosità la sua competenza, in questo modo arricchendo il Forum di contenuti o dispersi nei meandri della Rete, nelle conversazioni fra specialisti oppure del tutto assenti nello svapo, o limitati alla recensione dell'aroma di una qualunque marca.

:89_clap:

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Che dire, bellissimo leggervi, con Giorgio non è una novità, conosco il suo livello di cultura sull'argomento, è di @Renata1 che non lo conoscevo ed è favolosovo leggervi insieme, grazie.

Prendo una nota dal post di Giorgio,che forse in pochi si sono soffermati a pensare, 

On 8/17/2020 at 8:56 AM, Hakeretto said:

inviò al nipote, l'abate Alfonso vescovo di Sansepolcro, i semi di una pianta medicinale da poco in uso in Francia: il tabacco.

Quindi semi della pianta del tabacco, furono definiti pianta medicinale... e la cosa dovrebbe far pensare, non è che la tanto demonizzata nicotina, una cosa per cui per difenderla roba che mi mangino vivo e per l'ennesima volta tacciato di eretico, non è proprio la regina di tutti i mali? Noi le proprietà medicinali della nicotina non combusta, non le conosciamo, non ci sono studi che mi dimostrino l'assoluta nocività di questo metodo di assunzione e come medicinale (Pura è letale,mi raccomando, questo per i non addetti..)  anzi.. ci sono già studi che dimostrano sia un antidepressivo, e che potrebbe rallentare l'Alzheimer e i disturbi cognitivi.. ma chi lo sà?

I detrattori dicono, causa dipendenza.. ma la causano anche la caffeina e gli anidepressivi, comunque, per chi non lo sà già, stay tuned.. una sorpresina in arrivo. un video studio completo sulla nicotina.. da quelli di A billion lives.

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Ciao @Frank-Iv3shf

grazie: sempre gentile e simpatico. 

Per esperienza personale e, soprattutto, giudizio del mio anestesista confermo che la nicotina ha effetti antidepressivi e, proprio per l'azione sui neurotrasmettitori coinvolti sia nella depressione che nel dolore neuropatico la cessazione di assunzione di nicotina - come accadde a me - può causare un disequilibrio riacutizzando i sintomi.

Malgrado ciò resto dell'opinione che un forum di svapo dovrebbe parlare di più di un graduale abbandono della nicotina; e credo che proprio l'interrompersi di questo discorso sulla cessazione, specifico degli albori del vaping e della sua stessa ragione di diffondersi ed esistere, sia una delle cause della snaturizzazione della sigaretta elettronica divenuta da mezzo per smettere di fumare a modo alternativo di fumare, o addirittura contemporaneo al fumo per fumare di più.

Due errori non fanno una cosa giusta ma, per altro, ciascuno è libero di fare come vuole; mi pare un'ovvietà. Nel mio caso non uso nicotina e spesso mi dicono: ma cosa svapi a fare? Non è aria di montagna. Certo che no, sono consapevole di introdurre qualcosa nei miei polmoni per cui non sono nati e fatti ma non mi assolve, in una responsabilità verso me stessa, che l'aria sia inquinata ecc. Tutti dovrebbero sapere bene questo fatto, con o senza nicotina. 

Il contrario mi pare un altro segno dei nostri tempi: relativizzare; ed è a questo punto che entrano in gioco i Forum i quali dovrebbero amichevolmente informare e proporre soluzioni più sicure, più efficienti possibile ripetendo principi di cautela nella rigenerazione, nella composizione dei  liquidi, insomma in tutto ciò che fa parte del vaping.

O almeno io ho cercato questo approcciando i forum, e spero oggi di trovarlo qui per ritrovare la vera natura dello svapo, e non vetrine, esposizioni commerciali, spacconerie, estremismi ecc.

:12_slight_smile:

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No, non ringraziare, sono solo me stesso e di solito dico quello che penso senza girarci tanto intorno o troppi filtri rischiando di essere puerile

Chiaro che il tuo discorso non fa una piega, e il nostro obbiettivo è esattamente:

7 minutes ago, Renata1 said:

informare e proporre soluzioni più sicure, più efficienti possibile ripetendo principi di cautela nella rigenerazione, nella composizione dei  liquidi, insomma in tutto ciò che fa parte del vaping.

Io l'ho solo spinto un pò più in là anche riferendomi in maniera sottintesa a quello che diceva il Dott. Veronesi anni fa, cioè che il VP potrebbe essere un mezzo per inalazione e che la nicotina svapata NON è la nicotina combusta sparata direttamente nei recettori e nel sangue (Ringraziamo sempre la PM per il trattamento del tabacco con ammoniaca, IQOS or not..) Quindi solo un'ipotesi d'utlizzo e la non conoscenza dell'argomento "Nicotina non combusta" sottolineiamo però che il vero nemico è il fumo combusto o il fumo per pirolisi.

Ciò non toglie che l'obbiettivo è smettere di fumare in assoluto (i dual users, comunque prima o poi mollano lo svapo, vuoi per pigrizia o per leggi a favore delle BT o BP) e abbassare al minimo possibile la Nicotina, p.e. io sono a 1,5 e forse potrei anche farne a meno..

E sottolineo quello che hai detto, i forum sono un punto di riferimento, "Verba volant, scripta manent"

Oggi hai detto due frasi che mi hanno colpito e alla mia età e pseudo cultura non è facile:

On 8/12/2020 at 1:53 PM, Renata1 said:

un'Italia che esiste ancora ma non è da esposizione

Da incorniciare! 

35 minutes ago, Renata1 said:

un altro segno dei nostri tempi: relativizzare

La superficialità della relativizzazione, ridurre in banalità, e gli assolutismi,cose che collego immediatamente complimenti Renata,  @Renata1 mi hai fatto pensare con queste due stoccate magistrali.

P.S. ma quanto sono bravo a mandare in OT una discussione?? Scusatemi, per l'ennesima volta, ma sono fatto così (ma un poco è anche colpa vostra..scrivere certe frasi.. un si fà alla leggera)

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