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I tabacchi italiani - tabacco di verona


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Ispirata dall'informato e dettagliato thread di @Hakeretto sul tabacco Virginia, vorrei scrivere qualche riga sul Tabacco di Verona di cui molto pochi sapevano, al punto da chiedersi se esistesse davvero o fosse solo un'invenzione creata dalle tecniche del marketing.

Del tabacco di Verona per lo svapo ne siamo venuti a conoscenza recentemente in seguito alla produzione da parte dell'azienda Officine Svapo nella linea Italian West Collection di due aromi chiamati Poncho – interamente tabacco di Verona – e Monco – Latakia siriano, Tabacco di Verona e Kentucky beneventano. Ancora non ho  provato questi aromi, quindi mi posso solo fare un'idea di quali sentori offrano considerando quello che so e l'esperienza che ho delle varietà di tabacco da cui sono composti.

Il Tabacco di Verona è un Virginia Bright flue cured ossia curato ad aria. Grazie a secolari tecniche di impianto e trattamento, mirate e uniche, il Tabacco di Verona è riconosciuto unanimamente come il miglior Virginia Bright flue cured sul mercato italiano ed europeo.

Ma occorre fare un viaggio nella storia per capire qualcosa di più di questa eccellenza italiana.

Partiamo da un breve accenno alla vicenda della Cooperativa tabacchi di Verona che ha avuto negli anni trascorsi delle disavventure imprenditoriali e finanziarie le quali ne hanno causato la scomparsa, fino a quando questo patrimonio di conoscenze dell'impianto e della lavorazione del tabacco non è stato ripreso da una nuova azienda che sta promuovendo il Tabacco di Verona in tutto il mondo.

Il Virginia Bright è frutto di una selezione e ibridazione del tabacco Virginia di origine nordamericana. Nello stato della Virginia, che dà il nome al tabacco, gli inglesi introdussero due nuove varietà: l'Oroonoko (originario del Brasile) e il Sweet scented che in inglese significa dolce profumo; facilmente si può immaginare come l'ibrido fu un tabacco dal gusto intermedio, quasi imprecisato. Si procedette anche a un'ulteriore selezione per adattare la pianta alla povertà dei terreni; infine si scelse, per intervenire sul suo gusto, di trattare le foglie ad aria calda per mezzo della combustione di carbone; nel thread dedicato al Virginia potete leggere una versione, fra leggenda e storia, di quanto successe e del metodo di trattamento cui ci si riferisce. Nacque così il Virginia Bright flue cured: curato, appunto, ad aria calda.

Ebbe inizio una richiesta da tutto il mondo. Oggi la produzione rappresenta il 60% del totale. Le zone tipiche di coltivazione rimasero quelle del Nordamerica, specialmente degli Stati Uniti ma raggiunse anche stati dell'Asia e dell'Europa, fino ad approdare già dal 1896 in Italia.

Le prime coltivazioni italiane si ritrovano in provincia di Salerno e di Arezzo, successivamente si diffuse in Umbria e in Friuli.

In provincia di Lecce si realizzò l'incrocio del Virginia Bright con l'Erzegovina Stolek. In seguito a ciò il prodotto ottenuto prese un suo nome specifico: Bright Italia, molto adatto a quelle zone di coltivazione. Oggi il Bright Italia rappresenta il 37% della produzione di tabacco greggio.

Il Bright Italia viene coltivato soprattutto nelle regioni Veneto, Umbria, Toscana e Abruzzo che producono ben l'87% del Bright nazionale.

Il Tabacco di Verona è, dunque, una varietà Virginia Bright che, come già detto, è frutto di semi selezionati, impiantato in quelle zone del Veneto dove il terreno lo arricchisce di una sua specialità, coltivato, cimato, trattato con antiche tecniche diviene una produzione dalla precisa e unica identità tutta italiana.

 

Alcune fonti della ricerca utili anche per approfondire 
Virginia Bright 1

Virginia Bright 2 

:12_slight_smile:

 

 

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Poco c'entra col thread, ma mi ha fatto venire in mente che il marito di mia cugina è il Presidente della associazione coltivatori di tabacco in Italia. Hanno un'azienda agricola spaventosa a Concamarise, ridente paesello nella piana veronese tra Bovolone e Cerea, appunto la zona da te menzionata; tra le varie attività agricole e allevatorie di bestiame, hanno anche questa 

Sono andato a trovarli l'anno scorso di questi tempi, e mi raccontava le varie vicissitudini e beghe che si hanno a coltivare tabacco. Anche le singole foglie vengono conteggiate alla raccolta, nulla può e deve sfuggire. Immense piantagioni che si estendono a perdita d'occhio. Se vi capita di passare da quelle parti buttate l'occhio su di esse

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5 ore fa, ConteRosso ha scritto:

Poco c'entra col thread

Però ci dà lo spunto, come scritto nei link, dal punto di vista della coltivazione di porre l'accento sulla quantità di foglie della pianta e di come si intervenga per avere una quantità precisa il cui scopo è quello di ottenere foglie con  certe caratteristiche destinate a una produzione tipica; infine l'aspetto fiscale: il tabacco è Monopolio di Stato non solo quando è ormai stato trinciato o confezionato in sigari, sigarette ecc.

Quando scriveremo del Kentucky si capirà l'importanza del professionale lavoro a mano che la coltivazione di questo tabacco richiede.

Un link veloce sulle regole Autoproduzione

:12_slight_smile:

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