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I tabacchi italiani- nostrano del brenta


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Se la coltivazione del tabacco si diffuse in Europa attorno al 1560, non ci è dato di documentare con certezza quando e come nel Canale del Brenta sia iniziata la coltivazione di uno speciale tabacco italiano – non dimentichiamo che l'Italia ha le sue eccellenze in fatto di varietà di tabacco, spesso poco conosciute.

Forse fu per merito di un monaco benedettino che attorno al 1600 portò con sé alcuni semi nel convento di Campese, da cui prese nome la varietà Campesana, denominata l'erba del Gran Priore o Erba Santa dalla quale si ricavava una polvere starnutatoria; a questo punto del Tempo gli abitanti della zona iniziarono la coltivazione del tabacco.

La Repubblica di Venezia, in seguito alla diffusione di questo tabacco, fiutò l'affare – è proprio il caso di dire - e impose una tassa vietandone la semina, l'impianto e la vendita privata. Si coltivi il Nostrano del Brenta, ordinava la Repubblica di Venezia sebbene ormai alla fine del suo splendore.

In seguito l'Impero Asburgico succeduto alla potenza veneziana confermò tutti i privilegi e leggi già imposte.

Il Nostrano del Brenta è una pianta resistente dall'aroma intenso e rustico. Io ne sto svapando un estratto casalingo del sigaro il Doge che è un blend di tabacchi Nostrano del Brenta. Si tratta di una varietà di tabacco selezionata nel tempo; aromatieri e studiosi hanno identificato e denominato tre principali produzioni: il Cuchetto dal pregiato aroma però abbandonato per la sua delicatezza; l'Avanetta dalla foglia piccola benché di buona qualità; l'Avanone molto produttivo, detto anche Campesano che prende il nome dal paese del convento benedettino, di pregio inferiore. Esiste anche un ibrido chiamato Nostrano Gentile, simile all'Avanone ma con più foglie.

Venendo allo svapo: il mio estratto è profumato di fiori e di frutta, quasi agrumato, con un incantevole sottofondo fumoso. Lo sto apprezzando in base ad alto VG sul Troya S ss316l 0.25 Ø 2 Ω 0.98. L'unico aroma commerciale che conosco contenente Avanetta è Frara di Vaping Gentleman Club dove, fra le sfumature del caffè, del Burley e del Latakia, adesso posso riconosce e attribuire un nome a quelle note delicate e speciali.

Fonte Nostrano del Brenta utile anche per approfondire la storia appena accennata

:12_slight_smile:

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  • 3 weeks later...

Il testo che segue è ripreso in parte dal link proposto da @Renata1 con qualche implementazione frutto di una ricerca sui vari siti specializzati. Ho ritenuto utile riportare nel post questi testi in quanto ritengo che non sempre possono essere fruibili on line e, per questo motivo, di uso immediato.

"Si coltivi il Nostrano del Brenta" suonavano gli ultimi contratti fra coltivatori della Vallata e l'ormai morente Repubblica di Venezia (Trattato di Campoformido del 18 ottobre 1797)!
Il "Nostrano del Brenta" è una pianta di bassa statura, molto resistente all'azione del vento, di notevole aroma e rusticità: una varietà di tabacco, spuntata dopo un secolo di lavorazione, selezionata da una terra avara che, quando vuole, sa riservare, tra i sudati frutti che produce, qualche dono vitale.
Più tardi, studiosi e tecnici avrebbero distinto tre tipi colturali: il Cuchetto, pregiato per il suo aroma, ma ben presto abbandonato perché troppo delicato; l'Avanetta, dalla foglia piccola, ma di buona qualità, nelle due forme liscia e bollosa; l'Avanone, molto produttivo, ma di pregio inferiore, detto anche Campesano dal paese di Campese, dove veniva coltivato da lungo tempo. Da ricordare anche il Nostrano Gentile, un ibrido, simile all'Avanone, ma con un numero più elevato di foglie.

"Di tabacco si muore" sostiene la scienza; "Di tabacco si vive" (o meglio si viveva!) affermava la gente del Canale di Brenta, i "canaloti". A rivoluzionare la povera economia del Canale arrivò, nella seconda metà del '600, la pianta del tabacco.
Della plurisecolare coltivazione rimane il ricordo nei caratteristici terrazzamenti sostenuti con "muri a secco" e denominati "masiere" che si innalzano sui pendii delle montagne fino a 400-500 metri sul livello del Brenta. Per secoli dalla coltivazione del tabacco, e dal suo contrabbando, la gente del Canale di Brenta aveva ricavato quel minimo che le garantisse almeno la sussistenza. Oggi si continua, su qualche fazzoletto di terra, questa coltivazione, ma solo a fondo valle, più vicino alle abitazioni, dove la fatica è minore! Molto interessanti e da visitare sono: Il "Museo del Tabacco" a Carpanè ed il "Museo etnografico" a Valstagna.

Fino a non molto tempo fa, i ripidi versanti della Valbrenta, sistemati a terrazzi, erano coltivati a tabacco: ben 20 milioni di piante ogni anno, sorvegliate con occhio acuto dai verificatori e dalle guardie di finanza dello Stato.
La coltivazione del tabacco si diffuse in Europa solo dopo il 1560; quando e come sia arrivato nel Canale di Brenta la pianta del tabacco non è storicamente documentabile. Si dice che, tra la metà e la fine del sedicesimo secolo, un monaco benedettino avrebbe portato con sé. nel convento di Campese. alcuni semi della pianta del tabacco, pianta allora denominata Erba del Gran Priore" o Erba Santa" (per la polvere starnutatoria che se ne poteva ricavare). Gli abitanti della destra Brenta e dei Sette Comuni iniziarono così, nella nostra zona, una nuova coltura.
Con il diffondersi dell'uso del tabacco la Repubblica di Venezia, fiutatane l'importanza commerciale, impose sul tabacco un dazio sull'importazione e un decreto del 1654 ne vietò la semina, l'impianto, la vendita privata.
Fino al 1702, basandosi sugli antichi loro privilegi, i nostri paesi poterono comunque continuare la coltivazione che anzi andò espandendosi sempre più. La coltivazione del tabacco andò così a sostituire l'originaria coltivazione estensiva di canevo o canapa, insieme ai gelsi, al granoturco e al miglio. Un decreto del 1703 ed altri successivi della Serenissima proibirono tassativamente la coltivazione del tabacco.
Nel 1760 Venezia decise di far cessare l'abuso e mandò nei paesi del Canale un ispettore con l'incarico di eliminare tutte le coltivazioni di tabacco. Presso Bassano un montanaro attentò alla vita del funzionario della Serenissima, ma questi si salvò ed eseguì scrupolosamente l'incarico dato. Malgrado ciò la coltivazione riprese e, tra il 1763 e il 1796, furono stipulati tre contratti sulla lavorazione del tabacco tra i rappresentanti della Repubblica ed i Comuni di Valstagna, Oliero, Campolongo e Campese. Severe punizioni erano previste contro chi avesse tentato il contrabbando.
L'Austria (1797-1805), succeduta al dominio veneziano, confermò i privilegi già goduti, compresa la coltivazione del tabacco (1800).
Durante il napoleonico Regno d'Italia (1806-1813) regolava la coltivazione del tabacco un decreto emanato il 23 luglio 1811, ispirato da Antonio Maria Valente. Tornata l'Austria (1813-1866), con decreto del 22 gennaio 1815, ebbero concessione di coltivare anche i paesi della sinistra Brenta, Cismon, Carpané, San Nazario e Solagna, concessione supportata da "imprestanza" (sovvenzione) confermata, nel 1817, da Francesco I d'Austria, di passaggio da queste parti. San Nazario immortalò la grazia regale con una lapide che fa bella mostra di sé nel piazzale della chiesa. L'Austria si serviva dei tabacchi del Canal di Brenta per la fabbricazione dei "rapati" e della "polvere da fiuto". Alle primitive "grazie" successero "restrizioni" varie. Il governo austriaco, in considerazione dell'abbondanza di tabacco prodotto, avviava una campagna ostruzionistica contro il "Nostrano del Brenta" dimezzando, fin dal 1819, il prezzo del tabacco, alterando le regole di consegna, provocando tra i valligiani malessere e propensione al contrabbando. Senza i proventi del tabacco, la Valle sarebbe ripiombata nella miseria più nera. Ecco allora una nuova grazia imperiale: il privilegio della coltivazione veniva confermato il 26 aprile 1824 a tempo indeterminato, con la concessione, una tantum, di un lauto contributo per ovviare ai danni patiti nelle annate precedenti. In seguito alla prima guerra d'indipendenza (1848-1849), l'Austria sospese il privilegio per la coltivazione del tabacco, trasformandolo in semplice sovrana concessione, perché i Canaloti avevano partecipato con fervore patriottico ai moti per l'indipendenza d'Italia. Per quanto riguarda la coltivazione del tabacco nella Vallata tutto continuò come prima.
Con l'annessione al Regno d'Italia (1866), i contratti con il Monopolio favorirono la coltivazione dell'Avanone (tra le varietà di tabacco - Cuchetto, Avanetta, Avanone e Campesano - era la più combustibile e adatta quindi al mutato uso del tabacco, che dal fiuto era passato al fumo). Anche il sistema di addebito per la consegna del tabacco, un tempo a peso, fu cambiato introducendo il conteggio del numero delle foglie (solo tra il 1954 e il '55 si sarebbe passati dall'addebito a piante ad un addebito a superficie e quindi a peso).
"La coltivazione dl tabacco - è scritto in un documento dell'epoca di Andrea Secco, presidente del Consorzio agrario di Bassano - è l'unica di questi paesi; è la sola che tiene stentatamente in vita circa 16.000 persone; e le derrate tutte che sono indispensabili alla vita, i coltivatori di tabacco devono comperarsele a denaro fuori della vallata. Si aggiunga a ciò la circostanza che la grande maggioranza dei coltivatori è obbligata a comperare tali derrate a credito per poi pagarle in capo all'anno col ricavato del tabacco che consegna alla Regia". Occupazione e sviluppo demografico alla fine dell'Ottocento erano nel Canale di Brenta assai gravi. Assistiamo così, tra il 1870 e 1'80, ad un massiccio esodo della nostra popolazione verso terre lontane, in Europa e Oltreoceano. A spingere tanta gente a lasciare la propria terra sono le dure condizioni di vita, la mancanza di lavoro, è il trattamento ingiusto e insopportabile riservato a chi è costretto a coltivare il tabacco, assoggettandosi a norme fiscali e pesantemente vessatorie da parte della Regia dei Tabacchi, cioè il Monopolio dello Stato. Tra la fine dell'ottocento e gli inizi del novecento, a causa della fiscalità governativa e di chi era addetto all'applicazione delle relative disposizioni, il contrabbando si fece più acuto. Dal 1924 una nuova disciplina regolamentava la coltivazione del tabacco attraverso concessioni speciali (su una parte del comune di Bassano e Pove) e concessioni di manifesto, (nei comuni del Canale di Brenta); in quest'ultimo caso il prodotto doveva essere consegnato esclusivamente al magazzino dell'agenzia di Carpané. I coltivatori dovevano sottostare ad alcune tasse e a numerose prescrizioni. Una serie di norme dovevano essere rispettate rigorosamente per non incorrere in sanzioni, sempre gravose e temute per le condizioni economiche della gente valligiana, povera ed indigente. Nel 1939 con il "Consorzio tabacchicoltori - Bassano del Grappa" si costituì un'associazione tra i contadini stessi di Pove e di Campese (Bassano) che godevano della concessione speciale. La consegna e quindi la vendita del prodotto in colli vennero effettuate fino al 1970 esclusivamente con lo Stato. Dopo tale data, la vendita del tabacco venne liberalizzata: ogni coltivatore, a propria discrezione, poteva effettuarlo con il Monopolio o con altri Enti. Dal 1970 quasi tutti i contadini con concessione di Manifesto aderirono alla Cooperativa Tabacchicoltori di Bassano del Grappa. Nel 1970 entrò in vigore il Regolamento CEE che rendeva libera la coltivazione del tabacco e quindi non più sottoposta alla regolamentazione precedente. 

per i piccoli chimici: dai sigari prodotti con il Nostrano del Brenta - Doge, Ducale - si ottiene un aroma molto, molto piacevole: provare per credere!
 

 

Edited by Hakeretto
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