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SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 12 al 18 luglio


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Gran BretagnaNegozianti di ecig elevati a professionisti nelle strategie antifumo
Negozianti di sigarette elettroniche professionisti delle strategie antifumo. Nel Regno Unito da questa settimana è possibile. I titolari di esercizi commerciali specializzati in prodotti del vaping possono registrarsi presso il National Centre for Smoking Cessation and Training (Ncsct) e ottenere formazione e certificazioni come professionisti della cessazione. È un enorme riconoscimento per i negozianti, che vengono così inglobati nella categoria degli operatori dei centri antifumo e degli staff sanitari che si occupano di cessazione. Viene riconosciuto e premiato il loro operato, che non si limita alla vendita ma si estende alla consulenza continuata nei confronti del cliente, spesso ex fumatore. I dettagli nell’articolo di Sigmagazine.

Regno Unito: negozianti di sigarette elettroniche riconosciuti professionisti dell’antifumo

 

UsaSmentito lo studio che collegava ecig a malattie respiratorie
Dopo lo studio chen collegava l’uso dell’e-cigarette all’aumento del pericolo di eventi cardiovascolari gravi, un’altra ricerca dei californiani Dharma Bhatta e Stanton Glantz cade di fronte alla prova della replicabilità. Si tratta dello studio intitolato “Association of E-cigarette Use with Respiratory Disease Among Adults: A Longitudinal Analysis” nel quale si sosteneva che l’uso della sigaretta elettronica fosse un fattore di rischio indipendente per le malattie respiratorie. A mettere in dubbio il duo californiano, tre studiosi della Cornell University: Donald S. Kenkel, Alan D. Mathios e Hua Wang. L’utilizzo di criteri più flessibili nell’analisi degli stessi dati osservati da Bhatta e Glantz, che consente di identificare davvero la relazione fra le malattie respiratori e l’uso della sigaretta elettronica, porta a risultati ben differenti. Perché, sostengono i tre ricercatori della Cornell, Bhatta e Glantz hanno addossato alla sigaretta elettronica i danni fatti dal tabacco. Ed è la seconda volta. Nell’approfondimento di Sigmagazine tutti i dettagli tecnici della ricerca della Cornell University.

Smentito studio che associa sigarette elettroniche e malattie respiratorie

 

FinlandiaTribunale sospende (temporaneamente) il divieto di vendita degli aromi
L’alto tribunale amministrativo del paese scandinavo ha sospeso l’attuazione della nuova legge sul tabacco per la parte che riguardava il divieto di vendita degli aromi delle sigarette elettroniche. Il motivo, secondo quanto riportato da organi di stampa, è che la direttiva europea sui prodotti del tabacco se da un lato prevede che i singoli membri Ue regolino autonomamente l’intera materia, dall’altro li obbliga alla comunicazione preventiva alla Commissione europea prima dell’entrata in vigore. Cosa che il ministero finlandese competente non ha fatto. Si tratta tuttavia solo di una sospensione, giacché il governo finlandese ha già annunciato di voler correre ai ripari e di essere determinato a introdurre il divieto per gli aromi.

 

Gran Bretagna/AustriaAl via uno studio su ecig e covid-19
Uno studio circa gli effetti del vaping sulla probabilità di contrarre il covid-19 e circa i suoi effetti sulla gravità della malattia è l’obiettivo di Peter Hajek, professore alla Queen Mary University di Londra, e Bernd Mayer, farmacologo e tossicologo dell’Università di Graz, in Austria. Un’indagine in tal senso manca, mentre molti esperti si sono concentrati sull’universo dei fumatori, a causa della supposizione che la nicotina possa avere un effetto protettivo nei confronti del virus. Ma la nicotina è presente anche in una parte dei liquidi per e-cig, sebbene chi svapi non subisca gli effetti dannosi della combustione. E così i due professori, i cui nomi sono una garanzia per la serietà del loro lavoro, hanno approntato un questionario composto da 13 domande in inglese, le cui risposte saranno trattate in forma anonima dall’equipe di ricerca del Queen Mary. Su Sigmagazine le indicazioni per parteciparvi.

 

GiordaniaOms: parte dal Medio Oriente la sfida antifumo di Florence
Sarà la Giordania il luogo prescelto per l’avvio dell’iniziativa antifumo dell’Oms, basata su una assistente virtuale, Florence, e la distribuzione di cerotti alla nicotina come strumento alternativo. Nel Paese con uno dei più alti tassi di fumatori al mondo che e ha appena vietato fumo e vaping in tutti i luoghi pubblici al chiuso, l’Organizzazione mondiale della sanità sperimenta la sua nuova strategia nella doppia battaglia contro il tabacco e il covid-19. Alla sua maniera e con strumenti non sempre innovativi, come spiega l’articolo di Sigmagazine.

L’Oms affronta la guerra contro il fumo con le armi spuntate

 

AustraliaNegli ultimi tre anni più vapers e meno fumatori
Nell’Australia lacerata dal confronto sull’introduzione del divieto di importazione dei liquidi e delle cartucce con nicotina per sigarette elettroniche, il numero dei fumatori diminuisce parallelamente all’aumento di quello degli svapatori. A certificarlo è il National Drug Strategy Household Survey, il rapporto sulle dipendenze realizzato dall’Australian Institute of Health and Welfare (Aihw) ogni tre anni, un lasso di tempo sufficiente a trarre delle linee di tendenza significanti. I dati si riferiscono al 2019 e sono comparati con il 2016. La quota dei fumatori è scesa dal 12,2% del 2016 all’11% dello scorso anno, toccando il livello minimo di sempre. Rispetto al 24% di fumatori del 1991 si tratta di una riduzione di più della metà. Un risultato che non distoglie dalla considerazione che, ancora oggi, il consumo di tabacco rimane la principale causa di malattie e morti prevenibili in Australia. Sale al contrario il numero degli svapatori, un dato che può essere messo in relazione con il calo dei fumatori, anche se secondo il sondaggio il motivo principale addotto dagli ex fumatori per spiegare l’addio al tabacco è l’elevato costo dei pacchetti. L’Australia però è Paese che in tema di riduzione del danno si discosta dalle politiche pro-vaping in vigore in molti Paesi anglosassoni. Per cui gli esperti dell’Aihw, più che considerare lo svapatore come un fumatore mancato, lanciano l’allarme sulla crescita del settore e specialmente sulla diffusione fra i giovani.

 

UsaStudio: metalli pesanti in sangue e urine, tra svapatori stessi livelli dei non fumatori
In chi utilizza la sigaretta elettronica la presenza di metalli pesanti in sangue e urine è la stessa di un non fumatore. È il risultato di una ricerca condotta da due ricercatrici della West Virginia University, Ruchi Bhandari, del dipartimento di epidemiologia della Scuola di salute pubblica dell’ateneo, e R. Contance Wiener, della Scuola di odontoiatria. Le studiose si sono basate sui dati del National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes), relativi agli anni 2015 e 2016, hanno diviso i partecipanti all’indagine in tre gruppi, e sono giunte alla conclusione che “l’uso attuale o passato dell’e-cigarette non ha raggiunto una rilevanza statistica nell’associazione con i metalli”. Lo studio, intitolato “Association of electronic cigarette use with lead, cadmium, barium, and antimony body burden: Nhanes 2015-2016”, sarà pubblicato sul numero di dicembre 2020 della rivista Journal of Trace Elements in Medicine and Biology. Sigmagazine offre tutti gli approfondimenti in merito.

Metalli pesanti in sangue e urine: con la sigaretta elettronica stessi livelli di chi non fuma

 

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