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“La riduzione del danno da fumo tra scienza e uso reale”


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Ridurre i tassi di mortalità e le malattie fumo-correlate è possibile con i prodotti a rischio ridotto e politiche di riduzione del danno. Anche se non innocui, questi prodotti offrono una alternativa praticabile ai fumatori che cercano la sigaretta come forma di ricompensa o per allentare la pressione. Offrire un’alternativa che somministra nicotina, significa offrire l’opportunità di non rivolgersi alle sigarette convenzionali”. Ad affermarlo sulla rivista Drugs and Alcohol Today, edita da Emerald Publishing, sono due docenti del CoEhar, il centro per la riduzione del danno da fumo con sede a Catania. La canadese Renée O’Leary e Riccardo Polosa presentano una revisione di studi intitolata “Tobacco harm reduction in the 21st century”, che si pone come un manuale o un manifesto della riduzione del danno “fra scienza e uso reale”.
La scienza – e cioè i test tossicologici, gli studi sulla popolazione e quelli clinici, le sperimentazioni controllate randomizzate – dimostrano che gli strumenti di riduzione del danno, come la sigaretta elettronica, possono ridurre l’esposizione dei fumatori a sostanze nocive ed aiutarli nello sforzo di smettere di fumare per sempre, spiegano gli autori. Ma vi sono molti ostacoli che si frappongono fra il fumatore e lo strumento che potrebbe aiutarlo.
polosa-toast-300x192.jpgQueste barriere, secondo O’Leary e Polosa, nascono dalla regolamentazione e da una errata percezione. L’accesso ai prodotti è reso complicato da divieti, tasse e da una esagerata rappresentazione dei rischi. Il risultato è che i fumatori, disorientati dalle informazioni contrastanti, rifiutano di adottare un prodotto che riduce il rischio. Le barriere imposte dalla politica, inoltre, possono avere, secondo gli autori, una drammatica conseguenza: quella di foraggiare un pericoloso mercato illegale di prodotti non controllati, come si è visto negli Usa con i casi di Evali.
Il nuovo nemico per chi si oppone alla riduzione del danno da fumo è la nicotina, nonostante – si legge nell’articolo – “studi scientifici abbiano dimostrato che per i fumatori adulti la nicotina di per sé può causare dipendenza, ma non malattie come il cancro o l’infarto”. È un equivoco che non risparmia anche una buona fetta di chi si occupa di salute. “Negli ultimi anni – spiega O’Leary – la nicotina è stata demonizzata e questo è in parte accaduto perché gli operatori sanitari non hanno una formazione adeguata. Sappiamo che la nicotina influisce sullo sviluppo del feto e che riduce la fertilità. Ma la nicotina non causa il cancro nei fumatori adulti”. Gli autori affrontano anche il problema sigarette elettroniche e minori. Il timore che i giovani, attraverso l’e-cig, possano sviluppare una dipendenza da nicotina e arrivare al fumo tradizionale, è la giustificazione di molte misure restrittive. I due sfatano il mito: secondo i dati il 26% degli adolescenti americani ha dichiarato di aver svapato solo una o due volte al mese.
generica-300x183.jpgGli autori incalzano i ricercatori “ad essere onesti sull’efficacia dei trattamenti per la cessazione e mettere nella giusta prospettiva la necessità di una strategia di riduzione del danno da fumo”. “Non ci sono dubbi – afferma il professor Polosa – che i sistemi di somministrazione di nicotina senza combustione siano uno strumento prezioso, utile e molto meno dannoso nella lotta contro il fumo. Sarà sempre più importante avere una ricerca di qualità per stabilire la tollerabilità, la sicurezza, l’efficacia e le potenzialità di ridurre il danno di queste nuove tecnologie e per aggiungere credibilità al paradigma della riduzione del danno da fumo”.
Infine un appello ai media e alle autorità sanitarie, affinché verifichino sempre le fonti, le ricerche e gli studi e si sforzino di offrire un’informazione più accurata possibile. “Per noi che crediamo nella riduzione del danno – concludono i due docenti – non si può tornare indietro. Difenderemo i nostri pazienti, le nostre famiglie, gli amici e i cittadini di tutto il mondo e il loro diritto di avvalersi dello snus, dei prodotti a tabacco riscaldato e delle sigarette elettroniche”.

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L'articolo “La riduzione del danno da fumo tra scienza e uso reale” proviene da Sigmagazine.

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