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SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 21 al 27 giugno

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Australia/1Divieto d’importazione, il primo round va ai vaper
È stata la settimana della guerra australiana, se ci si passa il termine bellico. E la prima battaglia l’hanno vinta i vaper. Come riportato la scorsa settimana, il governo di Canberra aveva annunciato l’intenzione di introdurre il divieto di importazione dei liquidi e delle cartucce con nicotina per sigarette elettroniche anche per uso personale. Nel Paese la vendita è illegale ma i consumatori possono rifornirsi dall’estero. Per continuare a farlo, avrebbero dovuto ottenere una prescrizione medica, pena multe fino a 222 mila dollari australiani a pezzo. La misura sarebbe dovuta partire a giorni, il primo luglio: si attendeva solo la conferma del Governatore generale, pratica generalmente solo formale. Ma le proteste di cui vi parliamo in dettaglio nei due paragrafi successivi, in particolare quelle dei parlamentari della stessa coalizione di maggioranza,  hanno convinto il Ministro della salute Greg Hunt a fare un passo indietro. Almeno per ora. Hunt si è preso sei mesi di tempo per valutare meglio l’argomento ed elaborare procedure semplificate per la questione del certificato medico. Sei mesi di tempo anche per gli oppositori, ai quali non mancheranno gli strumenti e l’entusiasmo dopo questa prima parziale vittoria.

Australia, sigarette elettroniche: vittoria dei vaper, il Ministro proroga il divieto d’importazione

 

Australia/2Le proteste dei consumatori e delle associazioni pro-vaping
A mobilitarsi per primi contro l’iniziativa del governo erano stati i vaper stessi e le associazioni che li rappresentano. Preoccupavano anche gli aspetti pratici, soprattutto quel rilascio della prescrizione del medico, che avrebbe a sua volta dovuto farsi carico di una complicata procedura per l’importazione. Due i rischi ravvisati:  un massiccio ricorso al mercato illegale e la possibilità che chi aveva compiuto il passaggio dal tabacco al vapore, potesse tornare alle sigarette tradizionali. Erano state avviate diverse iniziative, a partire da una raccolta fondi attiva sul sito Legalise Vaping Australia, supportata da altre associazioni, per intentare una causa legale e bloccare il provvedimento. Nello stesso tempo era stata lanciata una raccolta di firme a favore di una petizione da presentare al Parlamento. Altre forme di protesta prevedono il coinvolgimento dei membri di alcune associazioni (come Athra), una mobilitazione via mail (destinatario anche il Ministero della salute) e l’avvio di una campagna sui media per sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni che la restrizione del governo sul vaping comporterebbero per la salute dei cittadini. Su Sigmagazine il quadro completo delle iniziative, che ora potranno trovare ulteriore vigore dopo il parziale passo indietro del governo.

Sigarette elettroniche, i consumatori australiani contro il governo

 

Australia/3Anche i politici in campo contro il proprio governo: lanciata una petizione online
L’avvicinarsi dell’entrata in vigore dell’obbligo di prescrizione medica aveva scatenato anche risentimenti nel mondo parlamentare e tra i deputati della stessa maggioranza cui appartiene il ministro della Salute Greg Hunt, ideatore della misura e strenuo oppositore del vaping. Una parte di essi è a favore della legalizzazione della sigaretta elettronica con nicotina, come strumento per aiutare i fumatori a liberarsi dal tabagismo, e non aveva visto di buon occhio il colpo di mano del ministro. Il deputato George Christensen e il senatore Matthew Canavan avevano lanciato una petizione online per fermare la nuova normativa che, a loro dire, avrebbe riportato il Paese anni indietro nella battaglia contro il fumo. Ora il confronto continua, nel Parlamento e all’interno dello stesso partito del ministro Hunt. Su Sigmagazine i malumori nel mondo politico.

Australia, parlamentari lanciano petizione contro il divieto di importazione nicotina

 

Gran BretagnaStudio: dai vaper apprezzamento a metà per la normativa Tpd
È sulla tutela della sicurezza dei liquidi che i vaper giudicano con grande favore la Tpd, la Direttiva europea sui prodotti del tabacco nella parte che si applica alle sigarette elettroniche. Lo rivela uno studio realizzato da ricercatori della britannica University of East Anglia, coordinato da Emma Ward e al quale hanno aprtecipato nomi noti della ricerca sul vaping. La ricerca si intitola “A qualitative exploration of consumers’ perceived impacts, behavioural reactions, and future reflections of the Eu Tobacco Products Directive (2017) as applied to electronic cigarettes”, ed è stata pubblicata su Sage Journals. La misura che incontra maggiormente il favore degli svapatori è proprio l’obbligo di elencare gli ingredienti sui flaconi dei liquidi per inalazione, aspetto che ha accresciuto la sicurezza nei consumatori. Altre disposizioni invece sono valutate negativamente, come le limitazioni introdotte sulla capacità di flaconi e atomizzatori. In futuro, secondo i ricercatori, la normativa dovrebbe concentrarsi sempre più sulla sicurezza dei prodotti, tema evidentemente molto sentito, e sarebbe auspicabile una più ampia pubblicizzazione della normativa stessa, della quale molti svapatori non risultavano a conoscenza. Maggiori dettagli su questo interessante studio nell’approfondimento di Sigmagazine.

Sigaretta elettronica e Tpd, normativa promossa a metà dai consumatori

 

OlandaIl governo propone il divieto sugli aromi e fa infuriare i produttori
La notizia fa certamente effetto: la liberale Olanda si appresta a vietare gli aromi nei liquidi per sigarette elettroniche. L’annuncio è arrivato direttamente dal vice ministro per la salute Paul Blokhuis: il governo si incaricherà di modificare l’attuale legge sul tabacco per inserire il divieto, la cui entrata in vigore potrebbe avvenire nella prima metà del prossimo anno. La giustificazione per questa nuova stretta si basa sempre sull’ipotesi che gli aromi attirino i consumatori più giovani e non tiene conto delle ricerche empiriche accumulatesi su questo tema negli ultimi anni, che smentiscono tale fenomeno soprattutto con riferimento ai paesi europei. Ricordiamo qui anche l’ultimo studio di Michelle Minton, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, che imputa proprio all’enfasi data a un fenomeno marginale come il vaping giovanile la sua diffusione negli Usa. Tanto più che anche in Olanda vige il divieto di vendere i prodotti per lo svapo ai minori di 18 anni. Veementi critiche sono giunte dall’associazione olandese dei produttori Esigbond. Sigmagazine approfondisce l’argomento riportando anche l’ampio dibattito che la proposta del governo ha scatenato nel Paese.

Sigarette elettroniche, governo olandese propone divieto sugli aromi

 

Gran BretagnaWebinar con Farsalinos su nicotina e Covid-19
La New Nicotine Alliance (Nna), un ente no-profit che rappresenta la voce di chi consuma prodotti con nicotina, compresi vaper, consumatori di snus e riscaldatori di tabacco, ha lanciato una serie di webcast in inglese su Zoom, accessibili gratuitamente, che coprono una vasta gamma di argomenti e presentano esperti autentici nel loro campo. Questa settimana è stato il turno di un nome (e un volto) noto al mondo degli svapatori, il cardiologo greco Konstantinos Farsalinos, interpellato su un tema che ha tenuto banco nelle settimane di più grave emergenza del Coronavirus in Europa: la presunta difesa fornita dalla nicotina contro il contagio da Covid-19. Anche in questo campo Farsalinos si è distinto per un approccio prudente e basato su attente analisi empiriche.

GermaniaEffetti indesiderati: Iva ridotta, “bionde” più economiche? Se sì, non da subito
Non è ancora chiaro se la riduzione dell’Iva al 16% dal primo luglio alla fine dell’anno – misura adottata dal governo tedesco nell’ambito del pacchetto di stimoli per compensare l’impatto economico del coronavirus – si produrrà in una riduzione del prezzo dei pacchetti di sigarette tradizionali. Un effetto temuto da molti esperti sanitari. La riduzione dell’Iva si applicherà naturalmente anche a tali prodotti, ma non è scontato che i produttori vogliano approfittare del conseguente calo del prezzo dei pacchetti. Più certo appare il fatto che gli stessi produttori non saranno in grado di trasferire l’imposta scontata ai consumatori prima di due o tre mesi. Questo perché i nuovi prezzi impongono alle aziende del tabacco di acquistare nuovi contrassegni fiscali, la cui consegna richiede circa otto settimane. I produttori dovranno inoltre richiedere nuovi codici a barre da stampare sui loro prodotti, il che può richiedere da due a tre mesi, a seconda delle risorse dell’azienda. E secondo gli esperti, è improbabile che ai rivenditori vengano assegnati nuovi contrassegni fiscali per le sigarette che sono già state prodotte e confezionate.

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