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Germania, medici riconoscono il rischio ridotto della sigaretta elettronica


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Si è tenuto ieri 27 maggio il primo simposio online organizzato dall’Istituto per la ricerca sulle dipendenze (Isff) della tedesca Frankfurt University of Applied Sciences sulle sigarette elettroniche. Il focus dell’incontro, intitolato “Zwischenbilanz E-Zigarette: Was wir wissen, müssen” (traducibile con “Bilancio intermedio della sigaretta elettronica: cosa dobbiamo sapere”), è stato proprio sulle potenzialità dello strumento come prodotto per smettere di fumare e sulle opportunità che offre per il sistema sanitario della Germania. A organizzarlo il professore Heino Stöver, direttore dell’Istituto, da anni sostenitore della riduzione del danno e autore di diverse pubblicazioni, fra cui il primo volume in lingua tedesca sulla sigaretta elettronica (per cui il direttore di Sigmagazine ha curato il capitolo sull’Italia).
Schermata-07-2458306-alle-14.02.46.pngAll’incontro hanno assistito più di 800 persone collegate a distanza, numeri che Stöver giudica un successo. “In Germania la politica deve fare il passo successivo – dichiara il professore di Francoforte – e tenere conto del potenziale delle sigarette elettroniche nella cessazione del fumo. Dobbiamo intensificare il lavoro educativo per i fumatori direttamente, ma anche per i medici e i farmacisti”. Una istanza che, come abbiamo spesso raccontato su queste colonne, nel Paese inizia a essere ripetuta in maniera pressante dalla classe medica.
Anche Thomas Hering, pneumologo, allergologo e specialista della medicina del sonno con particolare attenzione alla cessazione del fumo, nel suo intervento ha insistito sul tema della corretta informazione, evidenziando quanto sia dannosa la convinzione diffusa che svapare sia dannoso come fumare. E ha riportato come le sigarette elettroniche siano molto più accettate dai fumatori come strumento sostitutivo rispetto, per esempio, alle gomme da masticare alla nicotina. Di questa sostanza ha parlato diffusamente Martin Storck, direttore della clinica di chirurgia vascolare e toracica dello Städtischen Klinikum di Karlsruhe. La nicotina, ha spiegato, non causa malattie come l’arteriosclerosi, che sono invece dovute alla combustione.
medici-oxford-300x201.jpgAll’incontro ha partecipato anche Ute Mons, epidemiologa direttrice del dipartimento prevenzione del Centro di ricerca tedesco contro il cancro, una istituzione pubblica. “Se utilizzate come previsto – ha spiegato Mons – le sigarette elettroniche comportano solo una frazione del rischio di cancro delle sigarette di tabacco”. E dunque il passaggio dal fumo al vaping ha certamente un effetto positivo. L’epidemiologa, come riportato da Presseportal, ha dichiarato come tutti gli studi a lei noti dimostrino chiaramente il potenziale della sigaretta elettronica per smettere di fumare e, se la cessazione totale rimane preferibile, spesso non è un obiettivo realistico. Mons ha criticato la mancanza di informazione e di sostegno politico alla ricerca per la riduzione del rischio, portando ad esempio il Regno Unito, dove la discussione e la valutazione dello strumento è più concreta e sobria.
Ancora di scarsa conoscenza dello strumento, ma stavolta da parte degli operatori sanitari, si è occupata Daniela Jamin, assistente di ricerca dell’Isff. Anche fra loro, ha spiegato, è diffusa l’idea che le sigarette elettroniche siano dannose come quelle di tabacco. Addirittura, secondo Jamin, il 69% dei medici e il 91% dei farmacisti tedeschi non conosce nemmeno il concetto di riduzione del rischio e non si sente sufficientemente informato sulla sigaretta elettronica. È dunque necessaria una massiccia informazione a tutti i livelli e eventi come questo seminario non possono che essere utili.
Il prossimo appuntamento sulle sigarette elettroniche è fissato per il 15 ottobre prossimo. “Le conoscenze scientifiche – ha concluso Stöver – devono essere tradotte in azioni politiche concrete. Esiste un consenso scientifico sul fatto che, passando alle sigarette elettroniche, i fumatori possono ridurre l’assunzione di sostanze tossiche fino al 95%. Le possibilità offerte dalle sigarette elettroniche di smettere di fumare devono anche determinare la futura politica sanitaria”.

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