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“Il vapore delle sigarette elettroniche non trasmette il coronavirus”


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Sono centinaia le telefonate di utilizzatori di vaporizzatori personali (e-cig) arrivate al centralino dell’Anpvu e al cellulare del suo presidente Carmine Canino per chiedere delucidazioni sul vapore emesso dalle e-cig e diffusione del virus a seguito di alcune notizie circolate nei giorni scorsi. Schermata-06-2458271-alle-11.08.26.pngL’obiettivo che ci prefiggiamo – spiega Canino – è quello di far sì che si attuino politiche sanitarie in grado di informare le masse dei danni reali legati al fumo e della possibilità di liberarsi dalla dipendenza dal fumo attraverso metodi meno dannosi appoggiati dalla comunità scientifica. Gli utilizzatori di e-cig sono persone che hanno fatto una scelta per proteggere la propria salute e sono mediamente più attenti a proteggere quella dei propri congiunti. La nostra associazione è oggi in prima linea per veicolare informazioni scientifiche corrette a supporto delle politiche internazionali che vedono negli strumenti alternativi al tabacco una opportunità per passare a stili di vita meno dannosi”.

fabio-beatrice.jpgPer fare chiarezza e dare le corrette informazioni, interviene il professor Fabio Beatrice, direttore del Centro antifumo dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, uno dei maggiori esperti nazionali sull’argomento. “Tutti gli studi fino ad oggi pubblicati – commenta – suggeriscono che il covid-19 viene trasmesso principalmente attraverso le goccioline respiratorie (droplets) di persona infetta a distanza ravvicinata a seguito di un colpo di tosse o di uno starnuto o anche semplicemente parlando. Più raro il contagio attraverso le superfici infette”.

IL VIRUS SI PUO’ TRASMETTERE CON IL VAPORE DELLE E-CIG? FALSO 

Si è già espresso sull’argomento il professore emerito Neal Benowitz del Centre for Tobacco Control Research and Education dell’ University of California di San Francisco” commenta Beatrice “che ha spiegato come le sigarette elettroniche presentino alcun rischio di diffondere il virus a meno che non si sia positivi e si tossisca mentre si esala il vapore. Va precisato inoltre che ciò che viene espirato dalle sigarette elettroniche non è saliva ma vapore, glicole propilenico, glicerina e sostanze chimiche aromatizzanti in cui possono essere presenti particelle microscopiche di saliva in quantità così trascurabili da non poter ragionevolmente veicolare il virus. Uno svapatore positivo al Covid-19 non può essere considerato un vettore del virus a meno che non tossisca nel momento esatto in cui espira il vapore. Aggiungerei che mi pare quanto meno singolare l’idea che si possa svapare in presenza di soggetti terzi dal momento che l’indicazione del decreto parla dell’utilizzo di mascherine obbligatorio in presenza di altre persone, come strumento di protezione per tutti specialmente nei luoghi di lavoro dove saranno applicati protocolli severi. Chi vuole usare la e-cig dovrà farlo quindi da solo e possibilmente all’esterno così indicano le norme del divieto di fumo negli ambienti di lavoro”.

IL VIRUS VIAGGIA LEGANDOSI AL PARTICOLATO ATMOSFERICO? FALSO 

Ultimamente sono state divulgate ipotesi teoriche, non confermate da alcuna evidenza sperimentale, che ipotizza che il particolato atmosferico possa essere un supporto (carrier) per la diffusione del virus per via aerea. Questa ipotesi non ha plausibilità biologica. Infatti, pur riconoscendo al PM la capacità di veicolare particelle biologiche (batteri, spore, pollini, virus, funghi, alghe, frammenti vegetali), appare poco plausibile che i Coronavirus possano mantenere intatte le loro caratteristiche morfologiche e le loro proprietà infettive dopo una permanenza più o meno prolungata nell’ambiente. Temperatura, essiccamento e UV danneggiano infatti l’involucro del virus e quindi la sua capacità di infettare. L’aspetto è oltremodo delicato perché la diffusione non corretta di fantasiose ipotesi, non suffragate da evidenza scientifica, può essere molto fuorviante nella comunicazione del rischio ad una popolazione, già disorientata e allarmata. Le modalità di trasmissione, così come la prevenzione del contagio, dovrebbero essere comunicate con estrema attenzione e scientificità solo dagli organi competenti e dalle Istituzioni perché sono attualmente l’aspetto più importante per il contenimento e controllo della diffusione dell’infezione”.

L’INQUINAMENTO TRASMETTE IL VIRUS? FALSO 

I dati disponibili relativi all’epidemia mostrano che le classi di età di gran lunga più colpite (in termini sia di casi che di decessi) sono quelle adulto-anziane. In Italia infatti l’età media dei casi è di 62 anni (con circa l’1% dei casi con età <18 anni). Il ridotto numero di casi covid-19 nella popolazione infantile appare non suffragare l’ipotesi di una azione favorente degli inquinanti (se inquinamento c’è colpisce tutti). Il legame tra covid 19 e inquinamento atmosferico, in particolare da polveri sottili PM 10 deve essere letto nel senso che l’esposizione a PM 10 nel corso degli anni indebolisce i polmoni, aumenta i danni cumulativi a carico dell’apparato respiratorio e lo espone a maggiori criticità nella polmonite interstiziale da covid-19 così come chiarito dall’Harvard University T.H. Chan School of Public Health. Come ha sottolineato anche l’Istituto superiore di sanità, la complessità del fenomeno, insieme alla parziale conoscenza di alcuni fattori che possono giocare o aver giocato un ruolo nella trasmissione e diffusione dell’infezione SarsS-CoV2, rendono al momento molto incerta una valutazione di associazione diretta tra elevati livelli di inquinamento atmosferico e la diffusione dell’epidemia covid-19, o del suo ruolo di amplificazione dell’infezione. Uno studio potrà essere svolto con il corretto approccio scientifico, solo quando l’epidemia e l’emergenza saranno terminate e potranno essere disponibili tutte le conoscenze sulle variabili/fattori utili ad analizzare il fenomeno, effettuando anche un’analisi comparativa su scala più ampia quale quella europea e internazionale”.

CHI VIVE IN AREE INQUINATE PRESENTA MAGGIORE SENSIBILITA’ POLMONARE A CAUSA DELL’INSULTO CRONICO? VERO 

“Esistono anche indicazioni sul fatto che pazienti di coronavirus che vivevano nelle aree ad alto inquinamento già da prima della pandemia, avessero maggiori probabilità di gravi complicazioni e di exitus a causa dell’infezione rispetto a pazienti che invece erano vissuti in aeree più pulite degli Stati Uniti. E’ quanto emerge da un’analisi che prova come elevati livelli di particelle PM 2.5 siano associati a tassi di moralità più elevati per il coronavirus. Lo studio di Harvard è il primo a livello nazionale americano a mostrare un link statistico che rivela sovrapposizione fra le morti da coronavirus e altre malattie associate all’esposizione di lungo termine alle PM 2.5 che quindi risulta perfettamente coerente con una ipotesi di maggiore sensibilità respiratoria degli anziani. A livello globale, i principali effetti sanitari correlati all’inquinamento dell’aria indoor e outdoor sono relativi all’aumento delle Malattie non trasmissibili-Non Communicable Deseases (NCD), che includono principalmente le malattie croniche del sistema cardiocircolatorio quali le malattie ischemiche del cuore (infarto miocardico, ictus cerebrale), quelle dell’apparato respiratorio, come l’asma, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) che porta ad una maggiore predisposizione alle infezioni respiratorie, e il cancro del polmone per esposizioni sul lungo periodo”. 

L’ESPOSIZIONE ALL’INQUINAMENTO AUMENTA IL RISCHIO DI MALATTIE E MORTE? VERO

“Vivere in aree urbane dove l’inquinamento atmosferico è elevato incide sullo stato di salute generale della popolazione, come dimostrano gli studi di numerosi gruppi di ricercatori scientifici nazionali e internazionali. L’Agenzia Ambientale Europea (EEA) ogni anno produce un report sul Burden of Desease dell’inquinamento atmosferico in Europa in base ai livelli di concentrazione dei singoli inquinanti misurati (PM2,5, NO2 e O3) dalle diverse centraline di monitoraggio dell’aria presenti nei diversi paesi (concentrazioni variabili anche in funzione delle condizioni meteorologiche e del numero e della qualità di funzionalità delle centraline). Nel report 2019 l’EEA ha stimato per l’Italia circa 60.000 morti premature per esposizione a PM2,5”.

VIA AEREA E DROPLET SONO SINONIMI? FALSO 

Così come riportato dal Ministero della Salute, l’infezione da Covid-19 è una malattia che si trasmette tramite droplet (le goccioline di Flugge): i droplets sono goccioline di saliva ( ≥ 5 micron) la trasmissione avviene attraverso le goccioline che veicolano i germi nell’aria quando la fonte e il paziente sono vicini. Ciò capita, come riferisce il Ministero della Salute, starnutendo, parlando, tossendo. La trasmissione per via aerea avviene invece con particelle molto più piccole e volatili (< 5 micron) dei droplets”.

DISTANZIAMENTO, MASCHERINE E LAVAGGIO DELLE MANI PROTEGGONO DALL’INFEZIONE? VERO

In ogni caso il distanziamento a 2 metri, l’uso di una mascherina e la consuetudine di lavare correttamente le mani dopo aver avuto contatti con l’esterno si confermano come efficaci cautele e sono esattamente le indicazioni adottate come strumento generalizzato di salute pubblica. il Ministero della Salute sul suo sito istituzionale conferma che il virus si trasmette tossendo e starnutendo o con il contatto delle mani con naso, occhi e bocca dopo aver toccato superfici infette. Rari i casi di contaminazione fecale, non è invece provata la trasmissione con alimenti. Purtroppo gli utilizzatori di sigaretta elettronica sembrano nel mirino quasi più dei fumatori tradizionali e sono spesso oggetto di stigma”.

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