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Covid-19, gli esperti: “Nicotina è da studiare ma il fumo uccide”


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Con un titolo d’apertura a tutta pagina, il quotidiano Libero in edicola oggi sentenzia che i fumatori sarebbero indenni da covid-19. La notizia non è vera. O meglio, è estremizzata prendendo spunto da uno studio che sarà coordinato dagli Hôpitaux de Paris, il più grande centro universitario ospedaliero d’Europa. Osservando 482 pazienti ricoverati nella struttura parigina, i ricercatori hanno evidenziato che la percentuale dei fumatori era molto bassa, circa il  5 per cento. Da qui l’assunto che fumare protegge dall’infezione. Una tesi che dovrà essere però dimostrata da una futura ricerca più dettagliata.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere e hanno diviso la comunità scientifica. Ma è bene evidenziare che tutti mantengono un punto fermo: fumare fa male e causa 8 milioni di decessi all’anno per patologie causate dalla combustione. “C’è molta confusione – commenta Fabio Beatrice, otorinolaringoiatra dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino – come capita sempre, tra nicotina e combustione. Qui si parla solo di nicotina al netto della combustione. I polmoni vengono danneggiati dalla combustione non dalla nicotina”.
polosa2.pngRiccardo Polosa (in foto), direttore del Coehar di Catania, mette l’accento sulla correttezza del medico scientifico, pur insistendo sulla necessità di smettere di fumare. “Un nuovo studio – dichiara – dimostra ufficialmente che non c’è correlazione tra fumo e COVID-19. Sebbene sia chiaro che il fumo causa comunque la morte, è anche giusto sottolineare che affiancare l’abitudine al tabagismo al virus non è scientifico. Smettere di fumare rimane comunque l’unica regola da seguire”.
L’eco della ricerca francese ha ovviamente superato la Manica. John Britton, direttore del Centre for Tobacco & Alcohol Studies dell’Università di Nottigham, ha ribadito che i fumatori che contraggono il coronavirus hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in terapia intensiva rispetto ai non fumatori. “La nicotina – spiega – potrebbe proteggere e la cosa potrebbe essere certamente interessante. Ma il messaggio ai fumatori dovrebbe non dovrebbe cambiare: è sempre meglio smettere di fumare”.
Dall’Università di Edimburgo interviene anche la professoressa Linda Bauld: “Se le persone hanno già una malattia correlata al fumo, sappiamo che l’esito di covid-19 sarà peggiore. Non c’è mai stato un momento migliore per smettere di fumare di fronte a una patologia respiratoria come covid-19. Ma potrebbe essere interessante studiare la nicotina come farmaco da integrare con gli altri trattamenti”.
Secondo Lion Shahab, professore associato di psicologia della salute presso lo University College di Londra, “la bassa percentuale di malati tra i fumatori potrebbe essere spiegata dal fatto che le persone non possono effettivamente fumare quando hanno la malattia”. Tesi che vede d’accordo anche Roberta Pacifici (Istituto superiore di sanità): a La Repubblica ha dichiarato che “chi fuma da lungo tempo si trova già in una condizione di maggiore fragilità. Proprio per questo che ci sia la possibilità che la nicotina abbia un ruolo addirittura protettivo è tutto da dimostrare e non azzera i gravi problemi che può causare”.

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