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Sigarette elettroniche, Italia-Regno Unito: una sfida impari


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L’estate del 2019 si è rivelata essere particolarmente complessa per la sigaretta elettronica: lo scoppio dell’Evali, la cosiddetta polmonite da svapo, in Usa ha avuto ripercussioni anche in Europa, con migliaia di svapatori preoccupati per la propria salute. Ma a colpire è stato soprattutto l’atteggiamento delle istituzioni: l’Istituto superiore di sanità (Iss), aveva infatti diramato in ottobre un’allerta di grado 2 (su una scala di 3), avvertendo di vigilare sulle vendite di liquidi online. Una preoccupazione realistica? Non in Europa dove, nonostante dieci anni di storia e milioni di svapatori, non risulta alcun caso di malattie polmonari legate all’uso di sigarette elettroniche. Il controllo serrato da parte della commissione europea e gli alti standard di sicurezza previsti anche dal Cen, il Comitato di normazione europeo di cui io stesso sono coordinatore per un gruppo di lavoro, lasciano davvero poco spazio a manovre di vendita di prodotti illegali o contraffatti.
parlamento-uk-300x198.jpgIn questo contesto di notizie sconcertanti, l’Inghilterra ha continuato a portare avanti la sua politica sanitaria a sostegno delle sigarette elettroniche come strumento per ridurre i danni da fumo o smettere del tutto. Il risultato è stato un calo continuo del numero di fumatori e un obiettivo sempre più vicino: quello di avere entro il 2030 solo un fumatore su 10. In UK si parla di circa 50 mila persone all’anno in grado di smettere di fumare grazie alla sigaretta elettronica. Come già sappiamo, infatti, Public Health England, la massima autorità di salute pubblica inglese, equiparabile al nostro Iss, ha dichiarato che la sigaretta elettronica è il 95% meno dannosa di quella convenzionale, tanto importante da essere promossa negli ospedali come terapia sostitutiva nei percorsi di smoking cessation. Un dato peraltro, quello del 95%, che (nonostante gli attacchi esterni da una parte della comunità scientifica internazionale) continua ad essere considerato come lo studio più autorevole del settore, la pietra miliare della ricerca applicata alla sigaretta elettronica.
Un recente studio randomizzato e controllato condotto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra ha dimostrato che il supporto psicologico abbinato all’uso di e-cig risulta addirittura più efficace rispetto all’assunzione dei tradizionali farmaci antifumo. Come ho dichiarato più volte, questo non significa che le elettroniche siano totalmente esenti da rischi ma rappresentano l’alternativa meno dannosa per chi non riesce a smettere di fumare da solo. Nel 2017, Stoptober è stata la prima campagna pubblicitaria istituzionale che ha invitato i fumatori a smettere di fumare utilizzando la sigaretta elettronica. Una rivoluzione in termini comunicativi che non poteva non partire proprio dall’Inghilterra, il Paese che – come ricordiamo – per la prima volta ha consentito ai medici di base di prescrivere la sigaretta elettronica.
Vaping-fumo-300x193.jpgOvviamente, parlando di uno strumento relativamente giovane, le ecig sono costantemente monitorate, tanto che la prossima revisione delle linee guida e della normativa è prevista in Inghilterra in primavera. La preoccupazione più nota è quella relativa ai rischi legati all’assunzione di nicotina, ma è bene ricordare che, una volta dissociata dalle tossine cancerogene presenti nel catrame da combustione del tabacco delle sigarette convenzionali, essa non è causa dei gravi e noti problemi medici associati al fumo. Argomentazioni comprovate da decine di scienziati che non sembrano smuovere comunque gli organi di salute pubblica italiani, che anzi pongono l’accento sull’incremento tra i giovani di un legame sempre più indissolubile con la nicotina. Un approccio di divieto e chiusura totale nei confronti delle elettroniche, equiparate alla comune sigaretta che si è tradotto in un aumento del numero di fumatori in Italia. Al contrario, l’Inghilterra negli ultimi anni ha creato un esercito di non fumatori formato da un milione di persone più sane. E per quanto riguarda i più giovani? Le politiche del Regno Unito, sia di pubblicità che di accesso e vendita hanno permesso di adottare un atteggiamento ambivalente: da un lato la sponsorizzazione delle e-cig come alternativa alla smoking cessation anche all’interno delle strutture ospedaliere, dall’altro l’impedire che questi strumenti siano utilizzati tra i minori in maniera tale da causare danni nel lungo periodo. Cercare di evitare la diffusione dello strumento tra i minori è sacrosanto e azioni condivise potranno di certo limitare l’avanzare di questa abitudine ma bisogna anche dire ai giovani con più di 18 anni, che purtroppo hanno iniziato a fumare troppo presto, che svapare è meno dannoso che fumare.

(articolo tratto dalla rivista Sigmagazine #19 marzo-aprile 2020)

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Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine

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