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  1. Su Twitter Giovanni Landoni, professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e responsabile delle attività di ricerca di anestesia e Rianimazione all’ospedale omonimo, lo definisce “il suo articolo più provocatorio: veleno (tabacco) o piaga (covid-19)?”. Come si può intuire da questa battuta, il testo in questione, pubblicato su Critical Care and Resuscitation e intitolato “Recent Exposure to smoking and covid-19”, si occupa di pandemia e fumo. O meglio del fatto che, come rilevato già dallo scorso aprile da medici come Konstantinos Farsalinos, Raymond Niaura e Riccardo Polosa, i fumatori sono drasticamente sottorappresentati fra i malati di covid-19, in contraddisione con i primi allarmi lanciati dall’Oms e prontamente ripresi dalle istituzioni sanitarie di tutto il mondo, Italia compresa. Oltre a quella di Landoni (in foto), il testo porta la firma di altri dieci medici e ricercatori quasi tutti provenienti dal San Raffaele di Milano, fra cui Giulia Veronesi e Alberto Zangrillo. I ricercatori milanesi hanno osservato nella loro struttura quello che ormai sta emergendo in tutto il mondo. E cioè che, contrariamente agli altri coronavirus, il Sars-cov-2 sembra colpire con meno frequenza i fumatori. “Recentemente – si legge nell’articolo – abbiamo pubblicato il caso di 73 pazienti criticamente affetti da covid-19 ventilati meccanicamente e abbiamo scoperto che il 2% di loro erano fumatori attivi, a fronte del tasso di fumatori attivi in Italia pari al 25%”. I numeri si ripetono: all’8 maggio su un totale di 130 pazienti ammessi in terapia intensiva il tasso dei fumatori era fra il 3,79 e il 3,8%. “Abbiamo poi cercato di determinare – continuano gli autori – lo status di fumatori dei primi 410 pazienti ammessi consecutivamente in ospedale ma non in terapia intensiva e abbiamo lo ottenuto per 274 pazienti. Di questi, sei erano fumatori (2,2%)”. I numeri sono confermati anche da un sondaggio anonimo condotto fra gli operatori sanitari della struttura. I ricercatori hanno poi condotto una revisione degli studi disponibili sulle principali riviste scientifiche (molti provenienti dalla Cina) e hanno analizzato le serie di casi provenienti dai Paesi occidentali. Il risultato non cambia: “Abbiamo riscontrato un basso tasso di fumo di sigaretta nei pazienti che hanno sviluppato covid-19 che richiedono terapia intensiva o ricovero in ospedale rispetto alla popolazione generale”. Questo dato, che continua a sorprendere i medici, secondo Landoni può avere diverse spiegazioni. Non si può escludere, per esempio, una distorsione nella selezione selezione. “Tuttavia – commentano gli autori – la percentuale di fumatori rispetto ai non fumatori era simile tra i reparti generali e i pazienti in terapia intensiva”. Oppure i fumatori potrebbero essere stati infettati allo stesso ritmo dei non fumatori ma essere deceduti prima del ricovero in ospedale. Ma agli autori anche questo “sembra improbabile”. O ancora, potrebbe essere successo che la situazione di emergenza abbia determinato una scarsa raccolta di dettagli sull’anamnesi. Ma anche qui gli autori ammettono di non aver motivo di presumere che nei pazienti mancanti il rapporto fra fumatori e non-fumatori sarebbe diverso e non vi è motivo di ritenere che le informazioni fornite dagli operatori sanitari siano inesatte. E dunque si fa strada una quarta ipotesi. “Altri – spiega l’articolo – hanno ipotizzato un possibile ruolo del recettore nicotinico dell’acetilcolina (nAChR) nella fisiopatologia di covid-19, che può agire come co-recettore del Sars-cov-2”. Insomma, si ritorna alla possibilità di un ruolo protettivo dall’infezione che in qualche modo la nicotina eserciterebbe. Gli autori ricordano in ogni caso che i fumatori, una volta contratta la malattia, hanno maggiori probabilità di esito più grave. Ma in ogni caso si continua a rilevare il basso numero di fumatori ospedalizzati e la necessità di approfondire la questione. “Sono necessari studi epidemiologici più ampi – conclude infatti l’articolo – per confermare queste osservazioni e determinare la vera associazione tra recente esposizione alla nicotina, rischio di sviluppo di covid-19 e morte”. L'articolo La conferma del San Raffaele di Milano: pochi fumatori fra i malati di covid-19 proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  2. Da Agenzia arcaica e elefantiaca a struttura trasparente e dialogante. Quando lo scorso 6 febbraio il neo direttore Marcello Minenna pronunciò il suo discorso di insediamento, in pochi probabilmente diedero credito alle intenzioni, pensando che i buoni propositi tali sarebbero rimasti. E invece, dopo soli 5 mesi e con una emergenza da coronavirus da dover gestire, quelle parole si stanno trasformando in fatti. A partire da un nuovo utilizzo dei social network, attraverso cui l’Agenzia si è aperta al grande pubblico. Oltre ai comunicati sulle più disparate operazione di controllo, l’Agenzia quotidianamente diffonde antiche fotografie rispolverate dai cassetti di piazza Mastai; utilizza fumetti e vignette per semplificare i messaggi di informazione; celebra gli avvenimenti che hanno reso celebre l’Italia nel mondo. Il sito internet dell’Agenzia, da sempre un accrocco di link e Pdf, ha preso una veste nuova, dinamica e intuitiva. Documenti e informazioni, servizi e contatti: seppure con qualche anno di ritardo, adesso si può finalmente dire che anche Adm sa gestire e manovrare lo strumento web. Il servizio che spicca è l’accreditamento delle associazioni di categoria dei settori governati da Adm: gioco, alcol, tabacco, sigarette elettroniche. L’elenco è liberamente consultabile nell’apposita sezione del sito web dove si trovano anche gli indirizzi e i contatti dei vari rappresentanti associativi. Il comparto legato ai prodotti liquidi da inalazione non è ancora presente, le richieste delle associazioni sono ancora in fase di verifica. Questa mattina si è concretizzato un altro importante tassello che va nell’ottica della trasparenze e del dialogo: i vertici dell’agenzia dogane e monopoli, capeggiati dal direttore Minenna, hanno ascoltato le esigenze e le priorità delle aziende e delle associazioni collegate al mondo del tabacco e della sigaretta elettronica. Un incontro mai tenutosi prima e che certamente contribuisce ad avvicinare sempre di più il mondo economico-produttivo con quello regolatorio-sanzionatorio. Gli intervenuti hanno potuto esprimere in tutta libertà e franchezza il loro punto di vista sulle criticità del comparto di loro interesse – contrabbando e mercato nero in primis – fornendo interessanti spunti di riflessione e di aggiornamento all’intera struttura apicale dell’Agenzia. Un primo incontro che porterà molto probabilmente alla scrittura o riscrittura di alcune norme affinché il mercato possa trovare un suo assetto definitivo, chiaro e lecito. All’incontro hanno partecipato, tra le altre, cinque aziende direttamente o indirettamente collegate alla filiera del vaping e due associazioni in rappresenza della categoria. L'articolo Trasparenza, confronto, dialogo: il nuovo corso dell’Agenzia Dogane e Monopoli proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  3. “I livelli di piombo nel sangue e di cadmio, bario e antimonio nelle urine erano simili fra i partecipanti che usano le sigarette elettroniche e quelli che non la usano”. Queste le conclusioni di uno studio, intitolato “Association of electronic cigarette use with lead, cadmium, barium, and antimony body burden: Nhanes 2015-2016”, che sarà pubblicato sul numero di dicembre 2020 della rivista Journal of Trace Elements in Medicine and Biology. A occuparsi dell’esposizione ai metalli degli svapatori son due ricercatrici dell’americana West Virginia University: Ruchi Bhandari, del dipartimento di epidemiologia della Scuola di salute pubblica dell’ateneo, e R. Contance Wiener, della Scuola di odontoiatria. Per determinare se esiste un’associazione fra l’uso della sigaretta elettronica e alti livelli di metalli pesanti nel corpo – tema di forte preoccupazione negli Usa e non solo – le ricercatrici hanno analizzato i dati del National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes), relativi agli anni 2015 e 2016. Si tratta di un programma di studi che valuta e tiene traccia dello stato sanitario e nutrizionale di adulti e bambini negli Stati Uniti. A condurlo è il National Center for Health Statistics, che fa parte dei Centers for Disease Control e Prevention e, dunque, ha tutti i crismi dell’ufficialità. I partecipanti sono stati classificati in tre gruppi: quelli che non avevano mai fumato né utilizzato l’e-cigarette; quelli con una storia di fumatori (compresi gli utilizzatori duali); e gli utilizzatori esclusivi di sigaretta elettronica (attuali o ex). I risultati sono molto incoraggianti, perché il lavoro rileva che “l’uso attuale o passato dell’e-cigarette non ha raggiunto una rilevanza statistica nell’associazione con i metalli”. In altre parole, gli svapatori avevano livelli di piombo nel sangue e di cadmio, bario e antimonio nelle urine del tutto simili ai componenti del primo gruppo, quelli che non avevano mai fumato né svapato. Risultati diversi, invece, rilevati per i partecipanti con una storia di fumatori e per gli utilizzatori duali. Questi avevano maggiori probabilità di avere livelli più alti di piombo nel sangue e cadmio nelle urine, sempre rispetto al primo gruppo. Insomma, anche il lavoro scientifico di Bhandari e Wiener conferma molti studi passati, smentendo per l’ennesima volta una preoccupazione infondata. L'articolo Metalli pesanti in sangue e urine: con la sigaretta elettronica stessi livelli di chi non fuma proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  4. Gran Bretagna – Rapporto dell’ufficio di statistica: fumatori in calo, anche grazie all’e-cig Cala ancora il numero dei fumatori nel Regno Unito anche grazie al supporto della sigaretta elettronica. Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Office of National Statistics riferito al 2019 e redatto in collaborazione con Public Health England, il tasso dei fumatori di età superiore ai 18 anni è passato in un anno dal 14,7 al 14,1%, per un totale complessivo di 6,9 milioni di persone. Il 5,7% della popolazione adulta utilizza invece la sigaretta elettronica, una percentuale che in termini assoluti equivale a 3 milioni di vaper. Dato in leggero ribasso rispetto al 2018, una variazione che i ricercatori considerano tuttavia statisticamente non rilevante. Il rapporto sottolinea il crescente ruolo dell’e-cig nelle strategie per affrancarsi dal tabacco: “Le e-cigarette vengono sempre più usate dai fumatori per smettere di fumare”. Altri importanti numeri del rapporto, intitolato “Adult smoking habits in the UK: 2019”, nell’approfondimento di Sigmagazine. Gran Bretagna – Ex viceministro spinge per più informazione sui benefici dell’e-cig E un appello a proseguire sulla strada della promozione della sigaretta elettronica in chiave anti-fumo è arrivato dall’ex viceministro alla salute britannico con competenza sulla prevenzione e la salute pubblica Steve Brine. “Bisogna intensificare gli sforzi per informare il pubblico sui benefici della sigaretta elettronica, spiegando che ha già aiutato migliaia di persone a ridurre il consumo di tabacco”, ha scritto Brine sul sito Conservative Home. Il politico conservatore ha fatto riferimento al Libro Verde pubblicato dal Ministero della salute ormai un anno fa, nel quale si indicava l’obiettivo di raggiungere un’Inghilterra senza fumatori entro il 2030. Un piano che andrebbe meglio illustrato e comunicato, ha aggiunto l’ex viceministro, che invita anche a una collaborazione più stretta con l’industria del vaping nell’ambito delle strategie di riduzione del danno. Un approfondimento del suo ampio intervento, con proposte concrete per la lotta al tabagismo, nell’articolo di Sigmagazine. Unione Europea – Revisione Tpd, le proposte di Ethra alla Commissione La Commissione europea ha avviato i contatti telefonici con i rappresentanti associativi della filiera del vaping nel quadro della revisione della Direttiva tabacchi e prodotti liquidi da inalazione. L’iter di riscrittura è già stato avviato e si è nella fase di consultazione delle associazioni maggiormente rappresentative. L’Ethra, sigla che riunisce i consumatori europei di e-cig, ha reso noti i punti che presenterà ai funzionari di Bruxelles. I principali sono: cancellare l’obbligo del limite massimo di nicotina a 20 milligrammi per millilitro; nessun limite di capienza per gli atomizzatori delle sigarette elettroniche; abolire il vincolo dei 10 millilitri per i flaconi di liquido di ricarica contenenti nicotina; aprire il mercato europeo allo snus. Il principio di fondo: le normative sui nuovi prodotti del tabacco dovrebbero essere messe in relazione al rischio potenziale in rapporto alle sigarette tradizionali, non sulla presenza o meno di nicotina. Sigmagazine illustra ulteriori dettagli. Francia – Sovape: e-cig stigmatizzata come supporto anti-fumo per donne in gravidanza Nelle terapie per la cessazione del fumo durante la gravidanza la sigaretta elettronica viene discreditata dagli operatori sanitari. È quanto sostiene l’associazione francese per la riduzione del rishio da fumo Sovape che in un documento intitolato “Gravidanza e svapo” ha esaminato una serie di studi e pareri scientifici. Durante una consultazione con un gruppo di supporto in costante contatto con una donna incinta, gli esperti di Sovape hanno rilevato ricorrenti preoccupazioni in merito allo svapo. Coloro che fumano vengono scoraggiate dall’usare l’e-cig come aiuto per smettere e quelle che sono riusciti a farlo attraverso l’e-cig sono stigmatizzate, colpevolizzate quando non addirittura convocate per smettere di svapare, denuncia l’associazione. Le critiche sono rivolte anche alle varie associazioni mediche, in particolare al Collegio nazionale francese di ginecologi e ostetrici, che sembra disinteressarsi del problema. In Francia il 54,4% delle donne in stato di gravidanza non riesce a smettere di fumare con i metodi tradizionali. Canada – Stretta sulla pubblicità del vaping a tutela dei minori Come in Germania (le cui restrizioni riguardano anche il settore del tabacco) pure il Canada ha deciso una stretta sulla pubblicità dei prodotti del vaping. L’obiettivo è tutelare i giovani dalla sigaretta elettronica. E infatti i divieti riguardano tutti quegli spazi pubblici e privati nei quali i minori potrebbero venire a contatto con la pubblicità: dalle aree esterne fino ai negozi specializzati, da internet agli altri canali mediatici. Nei negozi riservati agli adulti, la pubblicità dovrà contenere avvertenze sanitarie sui pericoli dei prodotti. Il divieto riguardante gli spazi pubblici entrerà in vigore il 7 agosto prossimo, quello nei punti vendita il 6 settembre. il governo ha annunciato di avere allo studio ulteriori misure restrittive sul vaping. Il dettaglio nell’articolo di Sigmagazine. Usa – Consumatori contro le restrizioni sugli acquisti di e-cig e liquidi online Protestano negli Stati Uniti le associazioni dei consumatori e gli operatori del vaping contro il il Preventing Online Sales of E-cigarettes to Children Act, approvato all’unanimità dal Senato all’inizio del mese. Una proposta congiunta dei due schieramenti politici – democratici e repubblicani – che ha l’obiettivo di impedire ai minori di acquistare via internet prodotti del vaping, applicando a questi ultimi le regole già in vigore per le sigarette tradizionali e il tabacco senza fumo (per uso orale). Per associazioni e consumatori le nuove regole non riusciranno a limitare l’uso di e-cig fra i minori e al contrario porranno ostacoli agli adulti. Sigmagazine spiega perché. Kazakistan – Nuova legge inasprisce regole per tabacco e sigarette elettroniche Con la firma del presidente Kassym-Jomart Tokayev entrano in vigore nel Paese centro-asiatico le nuove misure di controllo sul tabacco e prodotti alternativi (comprese sigarette elettroniche e riscaldatori) che, a detta delle autorità politiche, dovrebbero proteggere i cittadini dalle conseguenze sanitarie ma anche economiche dell’utilizzo di tali prodotti. La legge riguarda tutti i prodotti a base di nicotina, proibisce le vetrine dei punti vendita e amplia la lista dei luoghi in cui è vietato fumare o svapare ai parchi giochi all’aperto, ai tunnel sotterranei (numerosi nei Paesi dell’ex zona sovietica sotto i grandi incroci stradali), nelle aree di transito e nelle automobili quando a bordo ci sono dei bambini. Un capitolo a parte riguarda le multe comminate ai trasgressori, la cui entità è molto aumentata. Sale infine l’età minima per l’acquisto dei prodotti del tabacco, dagli attuali 18 ai 21 anni. Global – Il giornalista Chowdhery nuovo presidente dell’Innco Nuovo presidente per la rete internazionale delle organizzazioni dei consumatori di nicotina Innco, organismo che comprende 34 gruppi internazionali a difesa dei consumatori di nicotina. Si tratta di Samrat Chowdhery, giornalista, che ha guidato le attività di riduzione del danno da tabacco in India come fondatore del Council for Harm Reduced Alternatives e direttore dell’Associazione dei Vapers India. “Il nostro obiettivo è garantire che i consumatori abbiano voce in capitolo nella definizione delle politiche globali sul tabacco in quanto ne sono maggiormente colpite”, ha detto il neo presidente. Usa – Dalla Fda autorizzazione per Iqos come prodotto a rischio modificato La Food and Drug Administration (Fda) non ha concesso alla Philip Morris la possibilità di definire il riscaldatore di tabacco Iqos uno strumento a rischio ridotto. Però può utilizzare la frase “dispositivo a esposizione ridotta” oppure “prodotto a rischio modificato”. Insomma, i riscaldatori di tabacco sono meno tossici o pericolosi delle sigarette tradizionali. Una decisione che può soddisfare seppur in maniera indiretta anche l’industria del vaping. Avendo creato il precedente su un prodotto del tabacco, chiunque abbia la forza economica di sopportare la spesa autorizzativa avrà gioco facile a vedersi riconosciuto il diritto a definire la sigaretta elettronica o il liquido di ricarica un prodotto a rischio ridotto. Ulteriori dettagli nell’articolo di Sigmagazine. L'articolo SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 5 all’11 luglio proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  5. La Food and Drug Administration ha riconosciuto il riscaldatore di tabacco prodotto dalla Philip Morris come uno “strumento a rischio modificato“. Ovvero: fumarlo non elimina i rischi per salute ma certamente li riduce. Dopo sole 24 ore dalla comunicazione ufficiale, la parlamentare centrista Paola Binetti ha presentato una interrogazione contro la decisione dell’Fda. Con un tempismo mai visto prima, neppure per le gravi emergenze sanitarie o per le catastrofi naturali, è stata presentata una interrogazione rivolta al ministro della salute Speranza per avere spiegazioni e conoscere la sua posizione a riguardo. Seppure Binetti e il secondo firmatario Mallegni, entrambi del gruppo Fibp-Udc, ammettono che “la Food and Drug Administration negli Usa ha autorizzato la commercializzazione del sistema Iqos di Philip Morris come prodotto del tabacco a rischio modificato” riconoscendo dunque “la possibilità di essere commercializzato con la dicitura di prodotto “ad esposizione modificata“, ovvero appropriato per la tutela della salute pubblica”, rimarcano anche che l’Fda ha precisato che l’Iqos non è privo di rischi, né “approvato dalla FDA“. Quello che agli occhi dei due senatori appare un controsenso, in realtà è semplicemente lo stato dell’arte. Non essendoci evidenze scientifiche sul lungo termine, ovvero superiori a 10 anni, la sanità pubblica non può formalmente legittimare la riduzione del danno. È però ormai consolidato che entrambi i prodotti siano meno rischiosi delle sigarette tradizionali, se non altro perché entrambi erogano nicotina in assenza di combustione. Da qui la definizione di “prodotto a rischio ridotto” per le sigarette elettroniche e “prodotto a rischio modificato” per i riscaldatori di tabacco. Nell’interrogazione, Binetti e Mallegni contestano apertamente le affermazioni di Mitch Zeller, direttore del Centro per i prodotti del tabacco della Food and Drug Administration, quando afferma che “commercializzare questi particolari prodotti con le informazioni autorizzate dall’FDA potrebbe aiutare i fumatori adulti dipendenti a lasciare le tradizionali sigarette e a ridurre la loro esposizione alle sostanze dannose”. Ma, sempre secondo i due senatori, “ancor più ambigua appare l’affermazione di Marco Hannappel, presidente e Ad di Philip Morris Italia, quando sostiene che Iqos sia un prodotto fondamentalmente diverso dalle sigarette e pretende di dimostrare che il passaggio completo a questo prodotto ridurrebbe l’esposizione a sostanze chimiche dannose o potenzialmente dannose. Non basta concentrarsi esclusivamente sulla presenza nel prodotto di determinate sostanze, il punto centrale è l’indicazione del rischio, come previsto dal decreto citato e come assolutamente non escluso dalla Fda”. I firmatari dell’interrogazione concludono chiedendo al ministro Speranza come “intenda procedere per garantire una corretta informazione a tutti i consumatori: sia i consumatori adulti che vengono coinvolti nel passaggio dalle sigarette tradizionali alle Iqos, sia i più giovani indotti a fumare direttamente le Iqos nella falsa convinzione che nuocciano meno alla salute”. Non sappiamo se e quando risponderà Speranza. Ma quando lo farà, sarà certamente sua cura ricordare a Binetti che la vendita di tabacco e le sigarette elettroniche in Italia è rigidamente regolamentata; l’intera filiera è governata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli; l’acquisto di entrambi i prodotti è vietato ai minori di 18 anni; la pubblicità di tutti i prodotti del tabacco è vietata. Un mercato, insomma, che non può in alcun modo essere paragonato a quello statunitense dove, oltretutto, le regole cambiano di Stato in Stato, da contea a contea. L'articolo L’Fda autorizza la vendita di Iqos ma la Binetti non ci sta e interroga Speranza proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  6. Discussione riaperta: Inserita citazione nel primo post e treadh ripulito
  7. “Bisogna intensificare gli sforzi per informare il pubblico sui benefici della sigaretta elettronica, spiegando che ha già aiutato migliaia di persone a ridurre il consumo di tabacco”. A perorare la causa del vaping in un intervento sul sito Conservative Home è Steve Brine, ex viceministro alla salute britannico con competenza sulla prevenzione e la salute pubblica. Brine ha ricoperto la carica dal giugno del 2017 a fine marzo del 2019, quando si è dimesso per divergenze con il governo sulla Brexit. Dal 2010 è parlamentare eletto nel collegio di Winchester e non ha smesso di interessarsi alla salute dei cittadini in generale e dei fumatori in particolare. Brine ricorda che nel Libro Verde pubblicato dal Ministero della salute ormai quasi un anno fa, il governo si pone l’obiettivo di raggiungere un’Inghilterra senza fumo entro il 2030. “Dodici mesi dopo – scrive Brine – non conosciamo ancora abbastanza dettagli di questo piano e vi sono fondate preoccupazioni che il Paese possa mancare il bersaglio”. Ma l’ex viceministro una ricetta ce l’ha ed è quella di puntare sulla riduzione del danno e di collaborare attivamente con l’industria della sigaretta elettronica. “Che – spiega – con il suo giro di affari diretto e indiretto di un miliardo di sterline, può essere un importante partner per aiutare il governo a raggiungere l’obiettivo e superare lo stallo delle cessazioni del fumo”. Il politico rivendica quanto fatto durante il suo mandato, con “l’elaborazione di un piano per adottare la strategia di riduzione del danno, volto a massimizzare la cessazione del fumo fra gli adulti, minimizzando l’iniziazione fra i minori”. Una politica, continua, fondata sulle ricerche di Public Health England, che stimano che il vaping è del 95 % meno dannoso del fumo, e su una sperimentazione clinica condotta dalla Queen Mary University di Londra, che dimostra come, per smettere di fumare, le sigarette elettroniche siano quasi due volte più efficaci delle altre terapie sostitutive a base di nicotina. “Nel Regno Unito – scrive l’ex viceministro – legislatori e esperti di salute hanno già riconosciuto che il vaping può giocare un ruolo cruciale per ridurre il tasso dei fumatori, offrendo loro uno strumento efficace per la cessazione”, dove “non c’è combustione, fumo o catrame come nei tradizionali prodotti del tabacco”. Eppure, continua, la fiducia del pubblico in questi strumenti è diminuita a causa della recente copertura negativa dei media e di notizie infondate, provenienti soprattutto dagli Stati Uniti. Ma per guadagnare la fiducia dei fumatori, Steve Brine fa una proposta che potrebbe non risultare gradita né ai consumatori, né proprio a quell’industria che invoca come alleata. La ricetta del parlamentare sarebbe quella di “regolamentare i prodotti senza nicotina destinati al vaping (nello specifico gli shortfill e quelli per il fai-da-te), che attualmente non ricadono sotto la Tpd, come i prodotti contenenti nicotina”. Secondo Brine, questo potrebbe “rassicurare i consumatori e rafforzare la leadership mondiale del Regno Unito nella normazione dei prodotti del vaping, aiutando il governo a raggiungere i suoi obiettivi di salute pubblica”. “Mentre il Paese si prepara ad affrontare un periodo di sconvolgimenti sociali senza precedenti – conclude Brine – è necessario compiere tutti gli sforzi per garantire che i tassi di fumo non aumentino di nuovo”. Non si può non essere d’accordo. Ma siamo sicuri che quella di assoggettare gli aromi alla stessa normativa prevista per prodotti con nicotina sia la strada giusta?Non bisognerebbe innanzi tutto sforzarsi di far conoscere al pubblico le normative e i controlli previsti dalla Tpd, che già tutelano gli utilizzatori? Da uno studio pubblicato qualche settimana fa e condotto proprio nel Regno Unito, è emerso infatti che quasi il 30 % degli intervistati non era a conoscenza della Tpd e molti consumatori chiedevano regole già previste dalla direttiva e già osservate dai produttori. Forse basterebbe farglielo sapere. L'articolo Regno Unito, serve più informazione sui benefici della sigaretta elettronica proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  8. Una edizione “partecipata” e “condivisa”. Questo vuole essere il prossimo Vapitaly, la fiera della sigaretta elettronica che tradizionalmente si tiene a maggio per i pivati e a ottobre per gli operatori del settore. A causa dell’emergenza da Covid-19 l’edizione primaverile di quest’anno è stata sostituita da un format virtuale, mentre per l’autunno l’organizzazione è in fase di decisione. E anche per questo è stato lanciato un sondaggio tra gli appassionati del vaping: i consumatori, gli esercenti e i produttori/distributori possono dire la loro sulla prossima edizione di Vapitaly. Non soltanto suggerendo ad esempio in quale città organizzare l’evento, ma anche fornendo spunti su come poter accedere ai padiglioni espositivi osservando le misure di sicurezza che, con tutta probabilità, a ottobre saranno ancora operative. Ogni ente fieristico può adottare protocolli differenti a seconda della struttura, tra cui il numero limitato di accessi. Verosimilmente, dovendo accedere con la mascherina e dovendo sanificare con regolarità gli spazi comuni, potrebbe anche essere vietato svapare o assaggiare i liquidi. Un particolare di non poco conto visto che è l’asse attorno cui ruota l’intero settore. Per partecipare al sondaggio e fornire così la propria opinione è sufficiente compilare entro le ore 18 di lunedì 13 luglio l’apposito questionario. Le risposte rimarranno in forma anonima ma saranno materiale prezioso agli occhi dell’organizzaizone del Vapitaly. L'articolo Dove e come sarà il prossimo Vapitaly? Lo decide un sondaggio sul web proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  9. Sono state annunciate ieri dal Ministro della salute canadese Patty Hajdu le nuove regole per la pubblicità di sigarette elettroniche e prodotti del vaping, valide per tutto il Paese. Il governo ha deciso di inasprire la normativa “con l’obiettivo – spiega il Ministro – di proteggere una nuova generazione di giovani canadesi dai prodotti del vaping”. Pubblicità vietata, dunque in tutti gli spazi dove i minori possono vederla ed essere invogliati al consumo. In particolare sarà proibito pubblicizzare sigarette elettroniche negli spazi pubblici, se questa potrà essere vista o ascoltata da minori, che si tratti di esercizi commerciali, internet o altri canali mediatici. Sarà anche vietato mostrare prodotti del vaping nei punti vendita a cui hanno accesso i giovani. In quelli riservati ai soli adulti, invece, la pubblicità sarà consentita, ma dovrà contenere delle avvertenze sanitarie sui pericoli di questi prodotti. Il divieto riguardante gli spazi pubblici entrerà in vigore il 7 agosto prossimo, mentre dal 6 settembre sarà anche operativa la proibizione di mostrare i prodotti nei punti vendita. Il Ministero della salute del Canada fa sapere di stare valutando altre opzioni per tutelare i minori. Per esempio porre un limite al contenuto di nicotina nei liquidi e chiedere ai produttori di fornire informazioni sugli ingredienti dei loro prodotti. Tutte misure già previste dalla normativa europea, la Tpd. L'articolo Sigarette elettroniche, il Canada limita la pubblicità a tutela dei minori proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  10. Due negozi di sigarette elettroniche con autorizzazione Adm e uno shop online con autorizzazione alla gestione di deposito fiscale. È il pacchetto di attività che Stefano Roncarati, imprenditore bolognese ha deciso di mettere in vendita. L’insegna delle due attività su strada è svapoBo mentre il dominio del sito di e-commerce è tabaccodigitale.it. “Cedo l’attività – spiega Roncarati – perché la mia professione principale di amministratore di condominio (i negozi sono sempre stati un “di più” rispetto ad essa) non mi permette più di avere distrazioni di alcun genere e richiede tutto il mio tempo. Vendo a un prezzo di realizzo proprio perché lo svapo non è la mia attività principale e mi interessa più la continuità dell’attività e il proseguimento del servizio ai miei clienti che il ritorno economico. Ho sempre amato molto questo settore e vorrei che i negozi continuassero in mani salde e sicure“. L’attività è composta da due negozi entrambi a Bologna, quello storico in piazza Mickiewicz 7 e quello aperto l’anno scorso in via Montefiorino 8, oltre all’attività online. “I locali – continua Roncarati – entrambi in affitto, hanno una metratura di 25 e 20 metri quadri e attualmente sono gestiti da una azienda familiare: vi lavorano infatti mia moglie, mia sorella, mio nipote e un dipendente; io mi occupo prevalentemente dell’online. Siamo stati i primi a Bologna ad avere anche un distributore automatico“. Gli incassi dei negozi hanno superato nel 2019 i 200.000 euro, l’online secondo gli anni ha oscillato dai 178.000 ai 54.000 euro dell’anno scorso, con 5000 clienti e 8000 ordini totali evasi. Per contatti o per visionare le proposte in vendita è sufficiente contattare il titolare Stefano Roncarati all’indirizzo mail stefano.roncarati[at]gmail.com oppure telefonando al numero 3488049070. L'articolo Cedesi attività di sigarette elettroniche a Bologna: due negozi e un e-commerce proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  11. Una audizione aperta alle associazioni e agli operatori del settore tabacchi e sigarette elettroniche al fine di delineare linee guida di contrasto all’illegalità. L’incontro, fortemente voluto dalla nuova governance dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, si terrà lunedì 13 luglio dalle 9 alle 11 in modalità “zoom conference”. Il comparto, si legge nella nota Adm, da sempre è interessato da condotte illecite che, oltre a creare mancati introiti all’erario e ai soggetti della filiera, generano ingenti profitti per le organizzazioni criminali e notevoli rischi per la salute pubblica sui prodotti posti in circolazione. L’incontro con gli stakeholders interessati consente di condividere informazioni e di verificare le azioni da porre in essere finalizzate ad una migliore strategia di prevenzione e ad una maggiore efficacia dell’azione di contrasto. L’open hearing è aperto alle associazioni di categoria e agli operatori interessati che potranno aderire compilando e inviando all’indirizzo di posta elettronica adm[punto]openhearing[at]adm[punto]gov[punto]it il modulo di adesione reperibile sul sito istituzionale dell’Agenzia, in modo da segnalare i nominativi e recapiti di posta elettronica dei partecipanti. L'articolo Agenzia Dogane e Monopoli incontra associazioni e operatori tabacco e sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  12. Cancellare l’obbligo del limite massimo di nicotina a 20 milligrammi per millilitro; nessun limite di capienza per gli atomizzatori delle sigarette elettroniche; abolire il vincolo dei 10 millilitri per i flaconi di liquido di ricarica contenenti nicotina; aprire il mercato europeo allo snus. Sono i principali punti che i consumatori europei di sigarette elettroniche riuniti sotto la sigla Ethra avanzeranno alle istituzioni europee in fase di revisione della Direttiva tabacchi e prodotti liquidi da inalazione. L’iter di riscrittura è già stato avviato: al momento si è nella fase di consultazione delle associazioni maggiormente rappresentative. Ethra riunisce 21 associazioni in rappresentanza di 16 Stati europei. Per l’Italia c’è Anpvu, l’associazione presieduta da Carmine Canino. La Commissione europea in questi giorni sta contattando telefonicamente i rappresentanti associativi della filiera del vaping per mettere agli atti le loro opinioni e posizioni. Ethra a livello europeo e Anpvu a livello italiano si sono fatti portavoce di alcune istanze a nom dei consumatori di sigarette elettroniche. Il principio di fondo che guida l’azione di Ethra è ben chiara: le normative sui nuovi prodotti del tabacco dovrebbero essere basate in relazione al rischio potenziale in rapporto alle sigarette tradizionali, non sulla presenza o meno di nicotina. “È impossibile – commentano i rappresentanti dei consumatori – valutare la politica dell’Unione europea sullo svapo e altri prodotti a basso rischio senza fare riferimento all’effetto che queste politiche hanno sul fumo. Regolamenti inappropriati che rendono i prodotti a base di nicotina vaporizzabile forse più sicuri ma certamente meno desiderabili, più scomodi e costosi da usare per gli adulti”. Il limite dei 10 millilitri, spiega ancora Ethra, ha portato a una stortura del mercato. Le aziende hanno trovato soluzioni alternative – aromi, liquidi scomposti – per evitare la notifica europea e utilizzare meno plastica. Ethra, infine, auspica che prima ancora di metter mano alle norme tecniche, la Commissione rediga un nuovo glossario (articolo 2 della Tpd) con le definizioni aggiornate. In conclusione, l’auspicio dei consumatori europei è che “il legislatore arrivi alla conclusione che i prodotti più sicuri dovrebbero essere regolati in modo diverso rispetto ai prodotti del tabacco tradizionale. Se i prodotti a base di nicotina più sicuri devono coesistere con prodotti combustibili nell’ambito della stessa direttiva, dovrebbero esserci due categorie ben distinte: una per i prodotti del tabacco e una per tutti i prodotti senza combustione che sono molto meno dannosi per la salute”. In sostanza, la discriminante non dovrebbe essere la presenza o meno di nicotina, ma la differenza di rischio tra i prodotti tradizionali e quelli innovativi e senza combustione come le sigarette elettroniche. L'articolo Revisione Tpd, sigarette elettroniche: la Commissione europea interpella i consumatori proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  13. Associazioni dei consumatori e operatori del vaping sul piede di guerra negli Stati Uniti contro una proposta di legge che renderà più complicato l’acquisto online di sigarette elettroniche e liquidi. Il Senato americano ha approvato all’unanimità lo scorso primo luglio il Preventing Online Sales of E-cigarettes to Children Act (S.1253), presentato dalla senatrice democratica californiana Dianne Feinstein e dal repubblicano texano John Cornyn. Una proposta bipartisan che, come si evince dal nome, nelle intenzioni vuole impedire ai minori di acquistare via internet prodotti del vaping, applicando a questi ultimi le regole già in vigore per le sigarette tradizionali e il tabacco senza fumo (per uso orale). In pratica sarà compito del corriere che consegna la merce verificare l’età dell’acquirente, richiedendo firma e documento di identità, mentre il rivenditore online dovrà esigere e rimettere le relative tasse statali e locali. Le consegne non potranno essere effettuate dal normale servizio postale degli Stati Uniti, ma bisognerà affidarsi – commenta l’American Vaping Association (Ava) – “ad alternative più care e meno affidabili, mentre anche la più piccola azienda del vaping dovrà adeguarsi a leggi bizantine decise sia dallo Stato federale che dai governi locali”. Una procedura, continua l’associazione, particolarmente inadatta al periodo che si sta vivendo, in cui la pandemia di coronavirus ha cambiato il modo di consegnare i prodotti. “Il covid-19 – afferma Ava – ha spinto molte aziende a fornire consegne senza contatto, mentre questa legge impone un’interazione fra il corriere e il pubblico, ignorando la pratica del distanziamento sociale e aumentando il rischio di contagio”. L’associazione ha dei dubbi anche sul fatto che la restrizione servirà a ridurre l’uso della sigaretta elettronica fra i minori, intenzione di per sé lodevole. I dati disponibili – ricorda Ava – indicano infatti che i minori si affidano a “fonti sociali”, come amici maggiorenni o familiari, per ottenere i prodotti del tabacco. Uno studio condotto dalla Food and Drug Administration ha rilevato che addirittura l’89 per cento dei giovani fra i 15 e i 17 anni si procurava le sigarette elettroniche facendole acquistare da altri. La legge non è ancora in vigore. Rispetto alla versione approvata dalla Camera lo scorso autunno, quella del Senato ha delle lievi modifiche ed è, dunque, necessario, un nuovo passaggio al primo ramo del Congresso. Nel frattempo la Consumer advocates for smoke-free alternatives association (Casaa) chiama i consumatori all’azione, chiedendo di contattare i parlamentari e convincerli a votare contro la legge. La preoccupazione di Casaa è che la normativa non scoraggerà i minori, che usano “fonti informali” per procurarsi quello che desiderano. Il fatto che il servizio postale nazionale non potrà più consegnare prodotti del vaping, invece, “significherà costi maggiori e nuove barriere per gli adulti che rispettano la legge, mentre chi non ha accesso a negozi fisici affidabili sarà spinto a tornare a fumare”. Insomma, secondo i critici una legge pensata per tutelare i minori, avrà ancora una volta l’effetto di limitare gli adulti. “E le sigarette di tabacco – ricorda Casaa – sono ancora il prodotto più venduto e più diffuso sul mercato”. L'articolo Sigarette elettroniche, Usa: consumatori contro restrizioni su acquisti online proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  14. La Food and Drug Administration (Fda) non ha concesso alla Philip Morris la possibilità di definire il riscaldatore di tabacco Iqos uno strumento a rischio ridotto. Però può utilizzare la frase “dispositivo a esposizione ridotta” oppure “prodotto a rischio modificato”. In sostanza, secondo il parere della Fda, il riscaldatore non abbatte i rischi del fumo però – testualmente – “il sistema Iqos riscalda il tabacco ma non lo brucia; ciò riduce significativamente la produzione di sostanze chimiche dannose e potenzialmente dannose. Studi scientifici hanno dimostrato che il passaggio completo dalle sigarette convenzionali al sistema Iqos riduce significativamente l’esposizione del corpo a sostanze chimiche dannose o potenzialmente dannose”. Frasi e concetti che, nella sostanza, significano che i riscaldatori di tabacco sono meno tossici o pericolosi delle sigarette tradizionali. Secondo la normativa statunitense, tutti i prodotti del tabacco, comprese le sigarette elettroniche, devono passare al vaglio della Fda prima di poter essere commercializzate. La richiesta deve necessariamente contenere anche le analisi sulle emissioni del prodotto che si vuole registrare. Il costo, però, è proibitivo, tanto che ad oggi soltanto una decina di aziende sono riuscite ad ottenere l’autorizzazione alla vendita. Moltissime piccole e medie del vaping rischiano di scomparire proprio in virtù della richiesta milionaria da parte dell’agenzia di controllo. Philip Morris ha avviato la procedura autorizzativa a marzo del 2017. Dopo quasi tre anni e mezzo l’iter è stato portato a compimento. Fda tiene a precisare che l’autorizzazione alla vendita non significa che i prodotti recensiti siano sicuri o “approvati dalla Fda“. “La decisione della Fda è una pietra miliare storica per la salute pubblica – ha dichiarato André Calantzopoulos, Ceo di Philip Morris International – La decisione rende possibile informare i fumatori adulti che passare completamente ai prodotti a rischio ridotto è una scelta migliore che continuare a fumare. La Fda ha fatto proprio quanto dimostrato dagli studi scientifici che dimostrano che il passaggio riduce l’esposizione a sostanze chimiche dannose o potenzialmente dannose“. Anche se in maniera indiretta, l’industria del vaping può essere soddisfatta della decisione dell’Fda. Avendo creato il precedente su un prodotto del tabacco, chiunque abbia la forza economica di sopportare la spesa autorizzativa avrà gioco facile a vedersi riconosciuto il diritto a definire la sigaretta elettronica o il liquido di ricarica un prodotto a rischio ridotto. A quel punto, lo sdoganamento del vaping sarà definitivo e senza ritorno. L'articolo FDA autorizza la vendita di Iqos come prodotto a rischio modificato proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  15. Ad utilizzare la sigaretta elettronica è il 5,7 per cento della popolazione della Gran Bretagna, che in numeri assoluti equivale a circa 3 milioni di svapatori adulti. Il dato arriva dall’Office of National Statistics che oggi ha pubblicato il suo rapporto annuale, intitolato “Adult smoking habits in the UK: 2019”, redatto in collaborazione con Public Health England. Una piccola diminuzione rispetto allo scorso anno, che però il documento giudica “non statisticamente rilevante”. Secondo le rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, i fumatori con più di 18 anni in tutto il Regno Unito sono 6,9 milioni, cioè il 14,1 per cento della popolazione. Un miglioramento rispetto al 2018, quando la percentuale dei tabagisti era del 14,7 per cento. Nello specifico, il numero di fumatori più basso si ha in Inghilterra, con il 13,9 per cento, e quello più alto nell’Irlanda del Nord dove si arriva al 15,6. In mezzo la Scozia e il Galles, dove si registrano rispettivamente il 15,4 e il 15,5 per cento di fumatori. I tabagisti sono soprattutto uomini (15,9 per cento rispetto al 12,5 delle donne) e la fascia di età con la percentuale più alta (19 per cento) è quella fra i 25 e i 34 anni. I lavoratori manuali o con un’occupazione di routine registrano una prevalenza di fumatori di due volte e mezzo superiore rispetto ai professionisti e ai manager. Oltre la metà dei fumatori con più di 16 anni, il 52,7 per cento, dichiara di voler smettere, mentre fra le persone che hanno fumato nella loro vita il 62,5 per cento ha smesso. E qui entra in gioco la sigaretta elettronica. “Le e-cigarette – afferma il rapporto – vengono sempre più usate dai fumatori per smettere di fumare. In una recente revisione, Public Health England (il dipartimento operativo del Ministero della salute, ndr) afferma che il vaping comporta una minima parte del rischio del fumo e che, quando sono utilizzate per smettere di fumare, le sigarette elettroniche hanno tassi di successo paragonabili o superiori ai medicinali approvati”. Come detto, il 5,7 per cento degli intervistati usa la sigaretta elettronica, in netto aumento rispetto al 3,7 del 2014, quando sono iniziate le rilevazioni. Anche in questo caso, gli uomini superano le donne (6,1 per cento contro 5,4), percentuale che arriva al 9,2 nella fascia di età fra i 25 e i 34 anni. Gli svapatori britannici sono soprattutto fumatori ed ex fumatori, mentre solo lo 0,4 per cento di chi usa la sigaretta elettronica dichiara di non aver mai fumato. La maggior parte dei vaper, spiega dall’Office of National Statistics, spiega di usare la sigaretta elettronica come ausilio per smettere di fumare e oltre la metà dichiara di averla utilizzata a questo scopo nel 2019. Ed è anche grazie alla strategia di riduzione del rischio da fumo che il Regno Unito continua a fare passi avanti nella sua lotta al tabacco. L'articolo Regno Unito, meno fumatori grazie anche alla sigaretta elettronica proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
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