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  1. “La chiusura di tutti i negozi di sigarette elettroniche è un regalo d’oro all’industria del tabacco”. A lanciare l’allarme per la situazione dei vaper canadesi è l’Association canadienne du vapotage (Avc). Lo scorso 20 marzo l’associazione aveva diramato un appello ai diversi governi dello Stato federale, chiedendo “di considerare i negozi di sigarette elettroniche riservati agli adulti come un servizio essenziale”, lasciando che restassero aperti “in conformità alle direttive di distanziamento sociale prescritte dai responsabili della salute pubblica”. Il vaping, sottolineava la nota, è per molti uno strumento essenziale per gestire la dipendenza da nicotina, una cosa particolarmente importante nei momenti di stress come quelli indotti dalla pandemia di Covid-19. L’importanza dei 1.200 negozi specializzati nello svapo, spiegava Avc, consiste nell’offrire ai vaper prodotti con aromi e bassa concentrazione di nicotina che non si trovano altrove. “Le catene di supermercati – continua la nota – vendono i liquidi delle aziende del tabacco, che contengono quantità di nicotina che vanno dai 17 ai 59 mg/ml”. Insomma, in Canada come altrove, la preoccupazione è che la restrizione sui vape shop possa spingere il milione e cento di svapatori del Paese a tornare alle sigarette tradizionali, per l’impossibilità di reperire prodotti adeguati alle loro necessità. Istanze che sono state accolte solo in parte e non da tutti. In particolare il Quebec, dove si trova Montreal che ospita la sede dell’associazione, ha scelto la linea dura. Dopo tre giorni di discussione, in cui si erano accese le speranze, il governo ha confermato la chiusura dei negozi di sigarette elettroniche e il divieto di vendita online per i prodotti del vaping. “Chiusi nelle nostre case, con i nostri bambini, fumiamo tabacco. Incredibile!”, commenta l’associazione dal suo profilo Twitter. Non tutti gli Stati canadesi, per fortuna, hanno adottato la politica del Quebec. L’Alberta, per esempio, ha incluso i vape shop nella lista degli esercizi che offrono servizi essenziali, consentendo loro di rimanere aperti, a patto che osservino tutte le precauzioni igienico-sanitarie previste dalla legge. Le vendite a distanza sono state invece ammesse dal Saskatchewan, l’Ontario e Terranova. L’Association canadienne du vapotage non si arrende e continua la sua battaglia, sperando che anche il Quebec finisca per allinearsi ai suoi vicini. L'articolo Covid-19, Canada diviso sull’apertura dei negozi di sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  2. I negozi di sigarette elettroniche rappresentano da sempre un luogo di incontro, di scambio di idee e opinioni. Chi sta dietro il bancone è visto come un amico, spesso un confidente. Chiacchierare sull’ultima novità di mercato, chiedere informazioni sul corretto utilizzo di un atomizzatore o sugli abbinamenti aromatici più estrosi sono le costanti di un settore in perenne evoluzione. L’emergenza Covid-19 sta però facendo anche emergere il grande cuore di molti operatori del settore. Il governo ha puntualizzato che le rivendite di prodotti liquidi da inalazione rientrano tra i fornitori di beni di prima necessità. Per questo possono stare aperti. Teresa Bozzola, titolare del punto vendita Brucaliffo di Vigevano, ha fatto di necessità virtù. Ha pensato di poter mettere a disposizione il proprio punto vendita per farlo diventare un centro di raccolta di beni alimentari per persone in difficoltà. Chiunque può lasciare qualsiasi prodotto, da una semplice scatoletta di tonno a un pacco di pasta, da una colomba pasquale a una bottiglia di olio, così da poter essere consegnato alle famiglie più bisognose. “Come penso tutti noi in questo periodo – commenta Bozzola – abbiamo avuto contatti con persone anziane, famiglie che non riescono nemmeno a fare la spesa. Ci si stringe il cuore. Siamo in un momento in cui purtroppo gli aiuti non possono arrivare ovunque quindi abbiamo pensato che facendo una colletta alimentare, mettendo a disposizione il nostro locale come punto di raccolta, potevamo dare un piccolo aiuto. Sarebbe magnifico che chi ha la “fortuna” di avere un punto vendita aperto possa dare una mano, ripetendo la nostra iniziativa. Gli alimenti raccolti saranno distribuiti ai bisognosi. Siamo in contatto con il sindaco, la croce rossa e la protezione civile che mette a disposizione i volontari che provvederanno alla distribuzione. In questo momento ci si sente impotenti davanti a una emergenza che colpisce tutti. Abbiamo solo provato a dare un piccolo aiuto – conclude Terry Bozzola – e renderci utili alla collettività”. Un esempio lodevole che potrebbe essere replicato in tutti comuni d’Italia, a dimostrazione che le rivendite di sigarette elettroniche possono essere davvero un presidio di salute e benessere a sostegno dei cittadini. Chi volesse partecipare alla raccolta alimentare può rivolgersi, in osservanza delle disposizioni di emergenza e sicurezza, oppure spedire le confezioni di alimenti presso il punto vendita Brucaliffo, via Cairoli 41, Vigevano (Pv). L'articolo Il negozio di sigarette elettroniche diventa centro raccolta di beni alimentari proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  3. L’emergenza Covid-19 che ha investito l’intero pianeta in questo inizio di 2020, decretando una crisi socio-sanitaria ed economica senza precedenti, non ha di certo risparmiato il mondo del vaping che, come la gran parte dei settori produttivi, sta vivendo un momento di prolungata e accentuata difficoltà. In Cina, dove risiede circa il novanta per cento della produzione mondiale di vaporizzatori personali e dispositivi elettronici del settore, il Coronavirus ha imposto uno stop forzato di diverse settimane tra la fine di gennaio e la prima metà di marzo, riducendo di fatto a zero l’offerta di nuovi sistemi hardware. Solo negli ultimi giorni le principali aziende made in China hanno annunciato il ritorno imminente alla normalità, con la riattivazione di buona parte delle linee produttive e la ripresa delle forniture ai distributori sparsi in tutto il mondo. Vaporesso, uno dei nomi storici e più consolidati del panorama del vaping mondiale, torna in campo con un nuovo prodotto entry level. Il nuovo dispositivo del produttore cinese prende il nome di Osmall ed è stato studiato appositamente per tutti coloro che si accingono ad acquistare il primo dispositivo per svapare. Osmall è una pod mod minuta e super leggera; i suoi scarsi 25 grammi di peso infatti, la pongono di diritto tra i sistemi più leggeri in assoluto sul mercato. Il dispositivo, che è alto 84,2 mm, largo 26,5 mm e spesso circa 13 mm, possiede una batteria integrata di 350 mAh e una cartuccia con una capienza di 2 ml, in linea con la normativa europea TPD. La piccola e-cig monta il circuito proprietario Omni Board Mini, semplificato al massimo per agevolare l’utilizzo da parte dell’utente: cinque funzioni di protezione e nessuna funzione di utilizzo fanno di Osmall una sigaretta elettronica ready-to-vape. Il device infatti non possiede alcun pulsante, in quanto dotato di tiro automatico. Pertanto all’utente sarà sufficiente aspirare dal drip tip dopo aver opportunamente inserito il liquido all’interno della cartuccia. La potenza di uscita è fissa a 11 watt per la più classica delle svapate di guancia. Ma anche all’interno di un dispositivo estremamente semplificato come Osmall, Vaporesso non ha rinunciato a una piccola innovazione, riservata alla costruzione della pod. La cartuccia è equipaggiata con una vertical coil da 1,2 ohm la cui superficie assorbente è un mix di lino e tessuto-non-tessuto che promette, secondo le parole del produttore, vapore denso ed elevate prestazioni aromatiche. La pod mod Osmall, proposta in ben otto differenti colorazioni, sarà disponibile sul mercato italiano con tutta probabilità (emergenza Covid permettendo) nella seconda metà del mese di aprile ad un prezzo di vendita consigliato di circa 15 euro. L'articolo Vaporesso Osmall, la nuova pod mod piccola e leggera anche nel prezzo proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  4. Alzare l’imposta sul tabacco riscaldato per sostenere la sanità italiana. È la proposta di emendamento al decreto Cura Italia al Senato presentata da sessantaquattro tra associazioni di volontariato, ordini professionali, società sanitarie. In particolare, i proponenti chiedono un incremento di spesa sul finanziamento sanitario corrente di 300 milioni di euro per il 2020, di 400 milioni di euro per il 2021 e di 500 milioni di euro per il 2022. L’ipotesi è stata pensata da Cittadinanzattiva e ripresa da tutti i firmatari. Le risorse necessarie per sarebbero ricavate attraverso “la revisione del regime fiscale vigente per i prodotti di tabacco riscaldato, rendendolo più omogeneo rispetto a quello previsto per le sigarette tradizionali”. Si tratterebbe “di portare lo sconto fiscale dei primi dal 75% attualmente previsto al 20%. Ciò permetterebbe di recuperare circa 400 milioni di euro per il 2020. Una parte degli introiti non inferiore al 5% del totale sarebbe inoltre destinata dalle Regioni al potenziamento dell’offerta di servizi per la cura del tabagismo e di problematiche fumo-correlate presso le Aziende Sanitarie Locali”. Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva, fa appello “a tutte le forze politiche presenti in Parlamento affinchè accolgano il nostro appello“. Hanno sottoscritto l’ipotesi emendativa: 1. AdiF II- Associazione Diabetici Federico II 2. AFaDOC – Associazione di famiglie di soggetti con deficit Ormone della Crescita 3. AICH – Associazione Italiana Corea Di Huntington 4. AIdel 22_ Associazione Italiana delezione del Cromosoma 22 ASP 5. AIFA – Associazione Italiana Famiglie ADHD Organizzazione di Volontariato 6. AIL – Associazione Italiana contro leucemie linfomi e mieloma 7. AIMA – Associazione Italiana Malattia di Alzheimer 8. AIPAS ONLUS – Associazione Italiana Pazienti con Apnee del Sonno Onlus 9. AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci 10. AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica 11. AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla 12. A.L.I.C.e – Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale 13. Alleanza Cooperative Italiane (Agci, Confcooperative, Legacoop) 14. ALMA – Associazione Libera Malati Acalasia 15. AMAMI – Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana – OdV 16. AMICI – Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino 17. A.M.O.R. Associazione Malati in Ossigeno-ventiloterapia e Riabilitazione ODV 18. AMRI – Associazione Per Le Malattie Reumatiche Infantili 19. ANF – Associazione Neuro Fibromatosi onlus 20. A.N.I.MA.S.S. Onlus – Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjogren 21. ANMAR Onlus – Associazione Nazionale Malati Reumatici 22. ANNA – Associazione Nazionale Nutriti Artificialmente ONLUS 23. ANTR – Associazione Nazionale Trapiantati di Rene 24. A.P.E. – Associazione Progetto Endometriosi ODV 25. ASBI – Associazione Spina Bifida Italia 26. Associazione DI.VO. – Volontari e Disabili 27. Associazione Fibromialgici “Libellula Libera” 28. Associazione Parent Project APS, Associazione di pazienti e genitori con figli affetti da distrofia muscolare di Duchenne e Becker 29. Associazione Sindrome di Prader-Willi Campania 30. Assogenerici 31. AST – Associazione Sclerosi Tuberosa – APS, Nazionale e Campania 32. BPCO Onlus – Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva 33. CIA – Agricoltori Italiani 34. CFU Italia ODV – Castenaso Bologna Associazione Fibromialgici Uniti 35. Comitato Pazienti e Care-Givers “Park Link” di Bologna 36. CONACUORE – Coordinamento Nazionale Associazioni del cuore ODV 37. Confederazione Parkinson Italia 38. Confindustria Dispositivi Medici 39. ESEO Italia – Associazione di famiglie contro l’esofagite eosinofila 40. F.A.I.S. – Federazione delle Associazioni di Incontinenti e Stomizzati 41. Farmindustria 42. FDD, Forum Disuguaglianze Diversità 43. Federazione Italiana Prader-Willi 44. Federfarma – Federazione nazionale dei titolari di farmacia italiani 45. FIMMG – Federazione Medici di Medicina Generale 46. FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri 47. FISM – Federazione Italiana delle Società Medico Scientifiche Italiane 48. FNOPI – Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche 49. FOFI – Federazione Ordini Farmacisti Italiani 50. Forum Disuguaglianze Diversità 51. Forum nazionale delle associazioni di nefropatici, trapiantati d’organo e di volontariato 52. FNOMCeO – Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri 53. GILS – Gruppo Italiano per la lotta alla Sclerodermia ODV 54. Gruppo LES Italiano ODV 55. Gruppo Parkinson Carpi 56. Sbilanciamoci 57. SIF – Società Italiana di Farmacologia 58. SIMBA OdV – Associazione Italiana Sindrome e Malattia di Behçet e Behçet like 59. SIMFER – Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa 60. SIMG –Società Italiana di Medicina Generale 61. SIP – Società Italiana di Pediatria 62. SIOT – Società italiana di ortopedia e traumatologia 63. SOS Alzheimer 64. UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare Associazione Italiana Pazienti L'articolo “Alzare le tasse sul tabacco riscaldato per sostenere la sanità” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  5. Cina – Dopo pandemia, ripartono produzione e filiera della sigaretta elettronica Iniziamo questa settimana con una nota di speranza e ottimismo (ne abbiamo bisogno). La notizia arriva dalla Cina, il Paese da cui la pandemia Covid-19 è partita e che costituisce l’anello principale della catena produttiva e distributiva per le sigarette elettroniche. Messo forse alle spalle il periodo più duro, l’attività del settore del vaping è velocemente ripartita. Le aziende hanno riaperto, le linee sono state riattivate, nuove assunzioni accompagnano la voglia di ricominciare. Il tempo di stallo è stato dedicato all’implementazione delle autorizzazioni necessarie per affrontare il mercato statunitense e delle certificazioni per il mercato europeo. Verso la normalità soprattutto il distretto della sigaretta elettronica di Shenzhen. Il punto della ripresa cinese nell’articolo di Sigmagazine. Messico/Spagna – E-cig, il vademecum di due scienziati in tempi di coronavirus In tempi di pandemia e di preoccupazioni giunge particolarmente gradito un vademecum informativo indirizzato alla comunità dei vaper. Lo hanno scritto due scienziati rinomati nel campo della scienza applicata al vaping come Roberto Sussman, dell’Istituto di scienze nucleari dell’Università nazionale autonoma del Messico e direttore dell’associazione di consumatori Pro-Vapeo Mexico, e Carmen Escrig, biologa specializzata in virologia dell’Università autonoma di Madrid e coordinatrice della Plataforma para la reducción del daño por tabaquismo. “La diffusione della pandemia dovuta al virus Sars-cov-2 offre terreno fertile alla disinformazione sulla sigaretta elettronica“, scrivono i due autori, “gli svapatori devono essere equipaggiati con informazioni e dati affidabili per poter contoargomentare“. Il documento, ricco di riferimenti a ricerche scientifiche, è analizzato nell’approfondimento che Sigmagazine ha dedicato. Usa – Il giudizio dell’esperto: il vapore delle e-cig non diffonde il coronavirus Le sigarette elettroniche non presentano il rischio di diffondere il coronavirus perché il vapore espirato consiste in particelle molto piccole di acqua, glicole propilenico, glicerina e sostanze chimiche aromatizzanti, non in goccioline di saliva. È quanto sostiene Neal Benowitz, esperto di dipendenza da nicotina e tabacco e autore di molti studi sulla sigaretta elettronica e docente alla University of California di San Francisco. L’articolo di Sigmagazine. Grecia/Usa – Studio: nessuna correlazione fra il vaping e i rischi di Covid-19 Non c’è alcun legame fra il vaping e il rischio di maggiori danni provocati dal coronavirus in caso di infezione. Lo ha ribadito una ricerca condotta da Konstantinos Farsalinos insieme ad Anastasia Barbouni e Raymond Niaura della New York University. La ricerca si intitola “Smoking, vaping and hospitalization for Covid-19” e si basa su cinque studi che hanno esaminato le caratteristiche cliniche dei ricoverati In Cina per Covid-19, riportando dati sull’abitudine al fumo. Anche per quanto riguarda il fumo l’analisi preliminare non fornisce supporto alla tesi secondo cui esso sia un fattore di rischio per il ricovero in ospedale per Covid-19. Smettere di fumare resta una regola di buona salute, ma un legame con il virus non è stato rilevato. La conclusione vale ancor di più per la sigaretta elettronica: “Non è stato identificato alcuno studio – sostiene il lavoro di Farsalinos e Niaura – che registrava l’uso della sigaretta elettronica fra i pazienti ricoverati per Covid-19. Quindi non si può formulare alcuna raccomandazione per gli utilizzatori di e-cigarette“. Lo studio dei tre studiosi si inserisce in un dibattito americano ancora una volta viziato da disinformazione, sul quale Sigmagazine fa il punto. Gran Bretagna – Covid-19: chiusi i negozi del vaping, operatori premono sul governo Anche nel Regno Unito, dove la sigaretta elettronica è ritenuta uno strumento indispensabile per la riduzione del danno e la lotta al tabagismo, gli operatori del vaping si mobilitano per chiedere che i negozi specializzati vengano esentati dalla serrata entrata in vigore in settimana. Per il momento i negozi di e-cig britannici sono chiusi. Il tema riguarda tutti i Paesi europei in cui il contagio dilaga in maniera drammatica e in cui i governi hanno dovuto adottare misure restrittive alla libertà di movimento dei cittadini per provare a rallentare a diffusione del virus. La chiusura delle attività commerciali è stata via via disposta da vari Paesi e con essa si è posto il problema di chi vende prodotti per lo svapo. In Italia e Francia, dove le regole sono molto restrittive, è stata riconosciuta l’esigenza di mantenere aperti i negozi del vaping e gli inglesi chiedono al governo di seguirne l’esempio. “Le sigarette elettroniche hanno dato un importante contributo alla salute pubblica del Regno Unito, allontanando i fumatori dal tabacco combusto e impedendo le ricadute” ha sostenuto in una nota il ramo britannico dell’associazione dei consumatori New Nicotine Alliance (Nna), “è importante che questo continui“. Nel frattempo, in attesa di nuove disposizioni o di chiarimenti, Ibvta ha consigliato ai negozi specializzati di non aprire al pubblico, facendo affidamento esclusivamente sugli ordini online e a domicilio. Il punto sulla Gran Bretagna nell’approfondimento di Sigmagazine. Germania – Covid-19: negozi e-cig, apertura solo in alcune zone. Stenta la vendita online La chiusura dei negozi in settori non rilevanti ha penalizzato in Germania i vaper, dal momento che quasi tutte le regioni – competenti per legge all’applicazione dei provvedimenti – non hanno ritenuto i negozi specializzati di sigarette elettroniche appartenenti alla categoria dei servizi essenziali. Ci sono però alcune eccezioni, proprio perché la decisione è presa a livello locale. Le più rilevanti riguardano il Land dell’Assia (la regione di Francoforte e Wiesbaden) e Berlino, a cui si aggiungono alcune realtà comunali della regione del Nordreno-Vestfalia. Un ricorso tentato da alcuni esercenti ad Amburgo è stato respinto. Dustin Dahlmann, presidente dell’associazione dei produttori e degli operatori del vaping (Bündniss für Tabakfreien Genuss, Bftg), ha espresso la preoccupazione che “tanti ex fumatori che hanno abbandonato la sigaretta passando al meno dannoso vaping possano tornare indietro“, tanto più che i tabaccai sono rimasti aperti. E in Germania le sigarette sono acquistabili anche in altri esercizi esentati dalla chiusura, come supermercati e pompe di benzina. Anche la vendita online, unica alternativa rimasta, procede a rilento e con molti ritardi, giacché la produzione in Cina è appena ripresa e al momento sul mercato si avvertono ancora le conseguenze del suo lungo blocco. Usa – Studio: uno svapatore riduce la dipendenza da nicotina rispetto a un fumatore Passando dal fumo al vaping, la dipendenza dalla nicotina diminuisce. È quanto emerge da uno studio condotto da Saul Shiffman e Mark A. Sembover, ricercatori dell’americana University of Pittsburgh e intitolato “Dependance on E-cigarettes and Cigarettes in a Cross-sectional Study of US Adults”. La ricerca, pubblicata su PubMed, ha comparato il grado di dipendenza da nicotina nei fumatori e negli utilizzatori di sigaretta elettronica (attuali o ex). I suoi risultati indicano che “fra gli utilizzatori attuali, la dipendenza dalla sigaretta elettronica era significativamente inferiore a quella da sigaretta convenzionale“. Lo stesso risultato si è ottenuto anche fra gli ex utilizzatori. I criteri dello studio americano, che peraltro conferma analoghe ricerche svolte precedentemente, nell’approfondimento di Sigmagazine. Usa – Contagio da Covid-19, sospesa produzione in stabilimento Philip Morris I contagi da Covid-19 paralizzano anche il sistema produttivo delle multinazionali del tabacco. È il caso dello stabilimento Philip Morris di Richmond, in Virginia. Altria Group ha comunicato di averne sospeso l’attività di produzione per almeno due settimane dopo la positività al tampone riscontrata in due dipendenti. Nel periodo di chiusura i dipendenti saranno regolarmente retribuiti, è scritto nella nota del gruppo. I dettagli su Sigmagazine. L'articolo SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 22 al 28 marzo proviene da Sigmagazine. 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  6. Se guardiamo indietro agli eventi che si sono verificati nel mondo del vaping nel 2019, si fa onestamente fatica a trovarne di positivi. L’evento di gran lunga peggiore dell’anno trascorso non ha niente a che fare con il nostro modo di svapare, ma chiaramente ha avuto un impatto su tutta l’industria. Naturalmente mi riferisco alle morti collegate “al vaping” negli Stati Uniti. Alcuni la chiamano E-cigarette or Vaping Product Use-Associated Lung Injury (Evali). Io rifiuto l’uso di questo termine. Se proprio dobbiamo darle un nome, bisogna essere specifici e accurati. Chiamiamola per quello che è. Svapare Cartucce Al Thc Illegali Tagliate Con Acetato Di Vitamina E Da Spacciatori Che Vogliono Massimizzare I Profitti (Scatitcadvedscvmip). Certamente Scatitcadvedscvmip non suona bene come Evali, ma non si tratta di trovare un nome o un acronimo accattivante. Si tratta di essere specifici e di dare informazioni accurate per salvare vite, aziende e posti di lavoro. Questo evento, insieme alle notizie scarse, incomplete e inaccurate dei media e alla totale incompetenza dei Centers for disease control and prevention nell’identificare con precisione e in modo tempestivo la questione, ha causato un enorme danno al vaping con nicotina e alla riduzione del danno da tabacco in tutto il mondo. Questa tragedia, completamente estranea allo svapo con nicotina, è stata e continua ad essere usata contro la nostra industria da chi era già contro di noi, o da chi ha qualcosa da perdere. Cosa perdono? Denaro! Le ripercussioni di questo evento hanno avuto effetti devastanti sulla nostra industria. Le persone sono scoraggiate a provare la sigaretta elettronica. La gente sta ricominciando a fumare. In tutto il mondo il settore del vaping con nicotina è in crisi. Le piccole aziende e i negozi sono in difficoltà o chiudono. Aggiungeteci il divieto sugli aromi con il pretesto di salvare i minori, quando sappiamo che non sono i gusti quello che cercano, ma lo stordimento e il senso di euforia creato da prodotti ad alto contenuto di nicotina. Fate quello che serve per “salvare i minori” ma non a spese degli adulti e del loro diritto di scegliere e usare i prodotti e gli aromi di cui hanno bisogno per smettere di fumare e stare lontano dalle sigarette. Come società, smettiamo di “dare la colpa” alle sigarette elettroniche. Smettiamo di “dare la colpa” agli aromi. Smettiamo “di dare la colpa” a un prodotto potenzialmente salvavita. Diamola, invece a quei minori che si procurano e consumano illegalmente questi prodotti. “Diamo la colpa” a chi permette che questo accada. Diamo la responsabilità a quei singoli per le loro azioni e le conseguenze. Purtroppo, come ho detto molte volte in passato, ci siamo affezionati alla parola “colpa” e disprezziamo la parola “responsabilità”. Sono stufo che i miei diritti e le mie libertà siano limitate per le azioni illegali di altri e mi chiedo quale sarà la prossima… Dovreste farlo anche voi. Ricordate che è in vigore il divieto di acquisto di prodotti del tabacco per i minori di 21 anni. E quindi su chi ha effetto e a chi nuoce il divieto sugli aromi? Gli adulti e le aziende. Intanto gli attacchi continuano, in spregio della verità e della scienza. Se vogliamo sopravvivere come industria, dobbiamo riguadagnare la fiducia del pubblico. Se anche toglieranno tutti i divieti e l’iter autorizzativo della Fda, continueremo a soffrire se non riusciremo a riportare le persone nei negozi di sigarette elettroniche. Ritengo che siano necessarie campagne sui grandi media per diffondere la verità sullo svapo con nicotina, dando informazioni accurate e basate sulle evidenze scientifiche. Una cosa che avremmo sempre dovuto fare. Purtroppo prevedo che nel 2020 rivedremo lo stesso copione rafforzato. Il vaping è una tecnologia dirompente che sta mangiando gli introiti di alcuni attori parecchio importanti: Big Tobacco e Big Pharma. In America abbiamo combattuto per le nostre aziende, i nostri posti di lavoro e i nostri guadagni con la campagna #WeVapeWeVote. Anche se sostengo tutte queste lotte come meglio posso, mi rattrista molto che per vincere non basti il fatto che le persone non muoiano più a causa delle malattie legate al fumo. Dio sa che dovrebbe essere così. (articolo tratto da Sigmagazine #19 marzo-aprile 2020) L'articolo I colpi bassi degli Stati Uniti contro la sigaretta elettronica proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  7. Dopo il periodo di chiusura forzata dovuta al Capodanno e all’emergenza coronavirus, le aziende cinese del vaping stanno tornando alla normalità: linee riattivate e nuove assunzioni per rimanere al passo con le esigenze del mercato. Il tempo di stallo è stato dedicato all’implementazione delle autorizzazioni necessarie per affrontare il mercato statunitense e delle certificazioni per il mercato europeo. In queste ore, invece, le maggiori aziende di hardware hanno fatto ripartire le linea produttive. Il distretto della sigaretta elettronica di Shenzhen sta rapidamente tornando alla normalità. Smoore Technologies, società che controlla i marchi Vaporesso e Feelm, ha redatto un libretto di prevenzione e controllo sul Covid19 e lo ha distribuito a tutti i dipendenti. Smoore invece si dice attiva per l’85 per cento e ha già ricominciato a rifornire i distributori, partendo in via prioritaria da quelli statunitensi. SmokTech ha addirittura annunciato nuove assunzioni in virtù della mole di richieste a seguito della sospensione dell’attività. A breve, tutte le aziende riprenderanno a lavorare a pieno regime: la pausa forzata ha causato così un effetto contrario alla crisi. Per rimettersi al passo con gli ordinativi, le aziende cinesi si stanno rimboccando le maniche e investendo in mano d’opera, dando piena attuazione al suggerimento di Albert Einstein: “È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni”. L'articolo Le aziende cinesi di sigarette elettroniche ripartono con nuove assunzioni proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  8. “L’uso della sigaretta elettronica è associato ad una dipendenza dalla nicotina più bassa rispetto al fumo di sigaretta”. In parole povere, passando dal fumo al vaping, la dipendenza dalla nicotina diminuisce. Una realtà che hanno sperimentato quasi tutti i vaper di lunga data, che nel tempo hanno sentito spontaneamente la necessità di diminuire la concentrazione di nicotina nei liquidi per inalazione, e che oggi trova nuovamente conferma in uno studio condotto da Saul Shiffman e Mark A. Sembover, ricercatori dell’americana University of Pittsburgh. Il lavoro, pubblicato su PubMed, si intitola “Dependance on E-cigarettes and Cigarettes in a Cross-sectional Study of US Adults” e voleva comparare il grado di dipendenza da nicotina nei fumatori e negli utilizzatori di sigaretta elettronica (attuali o ex). Per farlo, sono stati utilizzati i dati del Population Assessment of Tobacco and Health – l’indagine condotta su base annuale negli Stati Uniti – relativi al lasso di tempo compreso fra il 2013 e il 2016 con un campione di 13.311 adulti. Per misurare il grado di dipendenza sono stati utilizzati parametri validati a livello internazionale. I risultati dello studio indicano che “fra gli utilizzatori attuali, la dipendenza dalla sigaretta elettronica era significativamente inferiore a quella da sigaretta convenzionale”. Lo stesso risultato si aveva anche fra gli ex utilizzatori: “I sintomi residuali (della dipendenza, ndr) – si legge nello studio – erano significativamente più bassi per le sigarette elettroniche rispetto alle sigarette”. Quello dei due ricercatori dell’Università di Pittsburgh non è il primo lavoro scientifico a confermare che la sigaretta elettronica, rispetto al tabacco, riduce notevolmente la dipendenza da nicotina. Nel 2018, per esempio, uno studio della Medical University of South Carolina giunse alle stesse conclusioni, affermando che “fornire una sigaretta elettronica ai fumatori può ridurre la dipendenza da fumo, soprattutto se l’e-cig somministra sufficiente nicotina e viene utilizzata frequentemente”. L'articolo Studio conferma: la sigaretta elettronica riduce la dipendenza da nicotina proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  9. Le crisi e le emergenze si affrontano e risolvono con coraggio e lungimiranza. Il coraggio di non lasciarsi sopraffare dall’angoscia del momento e la lungimiranza di chi sa che il futuro si costruisce attraverso ogni passo fatto nel presente. Dario Surano è un imprenditore di Maglie, nella provincia leccese. Sabato 28 marzo inaugurerà un nuovo punto vendita di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione. Beni che il governo ha considerato di prima necessità. Nel 2018 aprì un primo punto vendita nel centro storico della cittadina salentina. “Abbiamo deciso di fare un passo importante ma ben ponderato: lasciare il centro storico e trasferirci in una nuova sede più grande e soprattutto in una zona con vasto parcheggio per accontentare anche quella grande fetta di consumatori che arriva da fuori città”. La contingenza prevede che i consumatori possano entrare uno alla volta, seguendo le disposizioni di sicurezza. Ma non appena tutto rientrerà, nel lovale #magliesvapo si tornerà a respirare quell’aria di relax e convivialità che spesso contraddistinguono le rivendite di sigarette elettroniche. Perché il servizio reso in questi punti vendita non si limita al mero passaggio di prodotti, ma costituiscono un vero e proprio presidio in cui attingere informazioni sullo strumento di riduzione del danno da fumo per eccellenza. “Sì, ci sarà una zona relax, in cui chiunque potrà, in totale libertà, rigenerare, discutere, approfondire la propria conoscenza sulla sigaretta elettronica. La missione principale di #magliesvapo è quella di diffondere il più possibile attraverso la sigaretta elettronica il messaggio di riduzione del danno, continuando il lavoro svolto da due anni a questa parte aiutando migliaia di fumatori ad abbandonare la sigaretta tradizionale”. Dario Surano alzerà la serranda di #magliesvapo sabato 28 marzo alle ore 16 in via Scorrano 84 a Maglie (Le). L'articolo La sfida dell’imprenditore in tempi di emergenza: “Inauguro attività, segnale di speranza” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  10. È tra le aziende storiche nell’ambito delle sigarette elettroniche. Nata per volontà di tre pionieri del vaping in un piccolo locale di Torino, nel tempo si è consolidata sul mercato italiano ed europeo raggiungendo un numero di punti vendita a tre cifre. Il marchio Puff – controllato dal gruppo Set Spa – celebra oggi il suo primo decennio di vita. Era il 25 marzo del 2010: “Per tutto quello che il settore ha passato, sono dieci anni che sembrano trenta” commenta il presidente del gruppo Umberto Roccatti che, insieme ai soci Roberto Aimasso, Marcello Balestra, Davide De Vecchi e Paolo Rappelli, ha festeggiato l’anniversario all’interno dello stabilimento di Villastellone (To) chiamando a raccolta dipendenti e collaboratori. Una ricorrenza caratterizzata dalle precauzioni dovute dall’emergenza: guanti, mascherine, distanza di sicurezza, controllo della temperatura corporea e sanificazione delle suole delle scarpe sono ormai diventati abitudini e gesti quotidiani. “Oggi è un giorno speciale, che per ovvi motivi deve essere festeggiato a distanza di sicurezza, ma che merita di essere celebrato. Festeggiamo i 10 anni di un progetto (inizialmente ritenuto da molti azzardato) che è partito per poter creare qualcosa che non esisteva, per portare il futuro e più salute nella vita di tutti. Ci abbiamo fortemente creduto, abbiamo lavorato tanto. Ciò che ci ha sempre stimolato e guidato è stata la nostra passione. Abbiamo sempre creduto in quello che facciamo e tutto questo ci ha permesso di vivere questi dieci anni, costellati di vittorie, sconfitte, gioie, dolori e tante battaglie, con grande intensità. Per celebrare la ricorrenza, sino a domenica 29 offriamo uno sconto variabile dal 10 al 50 per cento su tutto il catalogo online“. L'articolo Dieci anni fa nasceva Puff, pioniera nella distribuzione e vendita di sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  11. “Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”. L’insegnamento di Martin Luther King deve far riflettere, soprattutto in momenti d’emergenza come quelli che stiamo vivendo. Nei prossimi giorni, settimane, mesi, probabilmente anni, la parola d’ordine deve essere “coraggio”. Il coraggio di andare avanti, di ricostruire quel tanto o poco che ognuno di noi ha perduto nei giorni di crisi e emergenza. Con maggiore oculatezza e attenzione ma senza lasciarsi sopraffare dai sentimenti negativi che ognuno di noi prova in queste sere solitarie e silenziose. Quando si spengono le luci e si attende il momento che il sonno rilassi tempra e mente; quando i pensieri più intimi rivelano senza maschere lo stato d’animo; quando si rimane a tu per tu con la coscienza, sospesa tra speranza e angoscia; quando le paure prendono forma dentro noi stessi. Ma arriverà sempre un nuovo giorno, una nuova alba, una nuova luce che darà energia per raccogliere coraggio e dividerlo con gli altri. Nel nostro piccolo vogliamo dare un contributo con gli strumenti che governiamo e che mettiamo a disposizione: le parole. Il prossimo numero della rivista Sigmagazine sarà una edizione speciale, dedicata a tutti coloro che non vogliono mollare e non molleranno, che resistono seppur piegati dalla pressione e dall’emergenza ma con forza uguale e contraria vogliono risollevarsi. IOrESISTO sarà il titolo di copertina del numero cartaceo di Sigmagazine di maggio. All’interno ospiteremo le storie di chi vorrà contribuire con una testimonianza, un messaggio, un appello, a dimostrazione che il mondo della riduzione del danno è in grado di reagire. L’oggetto dell’articolo dovrà avere come tema “Io resisto”. Sarà un numero da conservare a memoria di questi giorni così drammatici e gravi; un numero che conserverà le emozioni e le reazioni di un settore abituato alle difficoltà ma che ha sempre saputo risorgere e consolidarsi; un numero da regalare ai nipoti quando tutto questo finirà. Per dire: io c’ero e ce l’abbiamo fatta. L’iniziativa è aperta a tutti: negozianti, consumatori, appassionati, produttori. È sufficiente inviare il proprio scritto in formato .doc entro e non oltre mercoledì 8 aprile alla casella mail rivista@sigmagazine.it e inserire nell’oggetto “Io resisto”. Il testo dovrà avere una lunghezza compresa tra le 2.000 e le 4.000 battute (per conteggiarle sul file di word: strumenti-conteggio parole-caratteri spazi inclusi). È fondamentale anche una fotografia in alta risoluzione dell’autore che sarà pubblicata a corredo dell’articolo, il proprio status (consumatore, negoziante, produttore, agente, ecc.) e la liberatoria per la pubblicazione a mezzo stampa. Facciamo sentire la nostra voce; lasciamo una traccia indelebile per dire con forza e orgoglio: IOrESISTO. L'articolo IOrESISTO: l’iniziativa editoriale di Sigmagazine aperta ai lettori proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  12. In tempi di allarme e legittima preoccupazione da coronavirus, due scienziati hanno pensato di offrire un documento informativo alla comunità degli utilizzatori di sigaretta elettronica di tutto il mondo. Si tratta di due nomi noti nel campo della scienza applicata al vaping: Roberto Sussman dell’Istituto di scienze nucleari dell’Università nazionale autonoma del Messico e direttore dell’associazione di consumatori Pro-Vapeo Mexico, e Carmen Escrig, biologa specializzata in virologia dell’Università autonoma di Madrid e coordinatrice della Plataforma para la reducción del daño por tabaquismo. Il documento, nella versione inglese, si intitola “Vaping and Sars-cov-2 and Covid-19 technical information for vapers” ed è stato ritenuto necessario, si legge nell’introduzione, perché “la diffusione della pandemia dovuta al virus Sars-cov-2 offre terreno fertile alla disinformazione sulla sigaretta elettronica”. Una tendenza di cui abbiamo dato conto in un articolo di ieri. “Gli svapatori – continuano gli autori – devono essere equipaggiati con informazioni e dati affidabili per poter contoargomentare”. Il documento, ricco di riferimenti a ricerche scientifiche, fa il punto sulle evidenze che hanno già trovato spazio sulle nostre colonne. Per quanto riguarda il fumo, gli autori citano il lavoro di Farsalinos, Barbouni e Niaura, che rileva come gli studi disponibili finora non indichino un maggiore rischio di grave progressione della malattia Covid-19 nei fumatori. A meno che non abbiano sviluppato malattie fumo correlate. Escrig (in foto) e Sussman sono molto chiari anche sul vaping. “Contrariamente a quanto affermato da fonti di disinformazione – affermano nel documento – non esiste alcuna prova che svapare abbia la capacità di influenzare negativamente la reazione immunitaria del corpo, in modo da causare lo sviluppo e la progressione della malattia causata dal virus Sars-cov-2 negli utilizzatori di sigaretta elettronica”. Nel valutare i rischi per i vaper – sottolineano gli autori – occorre sempre tenere a mente che si tratta nella stragrande maggioranza di ex fumatori. “Gli svapatori con un lungo passato da fumatori – spiegano – possono mostrare condizioni riscontrate nei pazienti vulnerabili. Però non si tratterebbe di un effetto del vaping, ma del fumo passato. Poiché passare completamente dal fumo al vaping migliora le condizioni cardiovascolari e respiratorie – concludono – i fumatori che passano all’elettronica avranno probabilmente una prognosi migliore in caso di infezione da Sars-cov-2”. Rispetto alla possibilità che il vapore esalato da chi usa la sigaretta elettronica possa essere veicolo di contagio, Sussman e Escrig citano la posizione del professore Neal Benowitz della University of California, a cui si sono aggiunte le rassicurazioni dei Rosanna O’Connor di Public Health England. “Non esiste un rischio specifico di contagio – affermano – È ragionevole aspettarsi che, a seconda della potenza del dispositivo usato, il vapore espirato da una persona infetta diffonda la stessa quantità di goccioline di saliva contenente il virus della normale respirazione di un non vaper”. Dunque rimane importante mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di 1,5 o 2 metri. Gli autori si occupano anche delle proprietà del glicole propilenico, ricordando – come fatto giorni fa da Konstantinos Farsalinos – che non vi sono prove scientifiche che questo abbia effetto sul nuovo coronavirus o nel contesto del vaping. Il documento si conclude con la raccomandazione, specifica per i vaper, di utilizzare dispositivi a bassa potenza in presenza di altre persone, di non svapare nei luoghi pubblici chiudi e di mantenere una distanza di almeno 2 metri dagli altri se si usa la sigaretta elettronica all’aperto. Con il suggerimento di “essere discreti e non attirare attenzione non desiderata”. “Bisogna ricordare – chiosano gli autori – che sono tempi difficili e molte persone sono state esposte a una massiccia disinformazione”. Questo il link per scaricare il pdf del documento in inglese. L'articolo Covid-19, i consigli di due scienziati per chi usa la sigaretta elettronica proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  13. Sono chiusi nel Regno Unito i negozi specializzati in sigarette elettroniche e prodotti per il vaping. La serrata delle attività commerciali, annunciata ieri sera dal primo ministro Boris Johnson per ridurre al massimo la diffusione del coronavirus Sars-cov-2, è operativa da stamattina e non prevede alcuna esenzione per i vape shop. Devono chiudere, si legge nel documento del governo britannico, “tutti i rivenditori al dettaglio con eccezione di: supermercati e altri negozi alimentari, negozi di articoli sanitari, farmacie e parafarmacie, stazioni di rifornimento carburante, ferramenta, lavanderie a gettoni e lavanderie a secco, negozi di biciclette, garage, autonoleggi, negozi per animali domestici, corner shop, edicole, uffici postali e banche”. Non è stata quindi accolta la richiesta, espressa a gran voce dalle due associazioni di categoria Independent British Vape Trade Association (Ibvta) e United Kingdom Vaping Industry Association (Ukvia) e da quella dei consumatori New Nicotine Alliance, di consentire ai negozi di sigarette elettroniche di continuare ad operare, per evitare ricadute degli ex fumatori nel tabagismo. È vero che, a differenza del nostro Paese, nel Regno Unito i prodotti del tabacco e del vaping possono essere acquistati anche nei supermercati, nelle edicole e in molti corner shop; ma è vero pure che questi punti vendita non offrono né la scelta, né l’assistenza dei rivenditori specializzati. Le associazioni, però, non demordono e sperano in un ripensamento del governo. In una lettera inviata da UKvia ai ministri competenti e ai governi di Scozia e Galles, si invita “a seguire l’esempio dell’Italia”, che ha consentito che i negozi di sigarette elettroniche restassero aperti. Una cosa che, almeno nel campo del vaping, è una notizia che equivale a quella dell’uomo che morde il cane. “L’industria del vaping, compresi i negozi al dettaglio, quelli online e i produttori – scrive il direttore John Dunne – giocano un ruolo vitale nelle comunità di tutto il Paese, sia da una prospettiva economica che di salute pubblica e vogliamo che il governo lo riconosca”. Nel frattempo, in attesa di nuove disposizioni o di chiarimenti, Ibvta ha consigliato ai negozi specializzati di non aprire al pubblico, facendo affidamento esclusivamente sugli ordini online e a domicilio. L'articolo Covid-19, il Regno Unito chiude i negozi di sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  14. Il vapore di sigaretta elettronica può essere un veicolo di diffusione del nuovo coronavirus? Sono stati in molti a domandarselo. Dalle nostre parti, per esempio, il deputato del Movimento 5 Stelle e medico Giorgio Trizzino che aveva affidato ad un lancio dell’agenzia Adnkronos la sua legittima preoccupazione, sovvenuta quando si era trovato a fare la fila per il supermercato dietro a uno svapatore. Il primo a rispondere a questo importante quesito è il professore Neal Benowitz della University of California di San Francisco, interrogato sulle colonne del quotidiano Mail Online. “Non ritengo che le sigarette elettroniche presentino alcun rischio di diffondere il virus – spiega l’esperto di dipendenza da nicotina e tabacco e autore di molti studi sulla sigaretta elettronica – a meno che non si tossisca mentre si esala il vapore”. Questo perché, continua Benowitz, “il vapore espirato dalle sigarette elettroniche consiste in particelle molto piccole di acqua, glicole propilenico, glicerina e sostanze chimiche aromatizzanti, non in goccioline di saliva”. “L’aerosol della sigaretta elettronica – conclude – evapora molto velocemente, mentre le particelle emesse con la tosse o lo starnuto sono più grandi e rimangono nell’aria per un periodo di tempo relativamente più lungo”. Questa è l’opinione dell’esperto della University of California ma, naturalmente, il consiglio da dare a tutti gli utilizzatori di sigaretta elettronica è quello di astenersi dal fare grosse nuvole di vapore, quando ci si trova in prossimità di altre persone. Un consiglio di buona educazione che vale in ogni situazione e in particolare in questi momenti delicati. L'articolo Sigarette elettroniche, l’esperto: “Il vapore non trasmette il coronavirus” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  15. La propaganda contro la sigaretta elettronica negli Stati Uniti non si ferma davanti a nulla. Nemmeno davanti a un virus che rischia di mettere in ginocchio il mondo intero e a una situazione di emergenza che richiederebbe nervi saldi e assoluta attenzione a quello che si dice, soprattutto da parte delle autorità politiche e sanitarie. Ma abbiamo visto che negli Usa non è così. All’inizio del mese fu il sindaco di New York Bill De Blasio a dichiarare che il fumo e il vaping rappresentassero un fattore di rischio per chi contraeva covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus, il Sars-Cov-2. “Un comportamento irresponsabile – commentava il cardiologo greco Konstantinos Farsalinos – da parte di persone che danno linee guida non supportate da alcuna prova scientifica”. Ieri però queste posizioni hanno trovato eco persino nelle dichiarazioni del Surgeon General Jerome Adams durante la trasmissione televisiva Today show e, se possibile, questo è ancora più grave. Alla giornalista che chiedeva i motivi di una maggiore diffusione di covid-19 fra i giovanissimi, Adams ha risposto: “Vi sono teorie che questo potrebbe accadere perché negli Stati Uniti e anche in Italia abbiamo una maggiore percentuale di persone che svapano”. Tralasciando il fatto che in un momento del genere le autorità sanitarie non dovrebbero riferire teorie, ma evidenze scientifiche, salta all’occhio di qualsiasi italiano come il paragone non tenga. Nel nostro Paese ad essere colpiti dalla malattia sono ancora soprattutto gli anziani, non i giovani, e dall’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità risulta che gli utilizzatori di sigaretta elettronica sono 900 mila su circa 60 milioni di abitanti. Non proprio una percentuale travolgente. Completa il quadro il fatto che le teorie a cui fa riferimento Adams sono quelle formulate a inizio mese dal professore californiano Stanton Glantz. Sì, proprio quello Stanton Glantz che ha visto recentemente ritirare da una rivista scientifica un suo studio che metteva in relazione vaping e rischio di malattie cardiache perché “non affidabile”. L’occasione per confondere le acque è stata fornita da alcuni studi cinesi che mettevano in relazione la prevalenza di fumatori fra i pazienti ospedalizzati per covid-19 e che hanno avuto molta risonanza anche dalle nostre parti. Qualcuno Oltreoceano avrà pensato che era fin troppo facile aggiungere anche la parolina “vaping” accanto a “fumo” per spaventare la popolazione. Ma in realtà non esiste alcuno studio che registri l’uso della sigaretta elettronica fra i ricoverati per il nuovo coronavirus in China. A rilevarlo è una ricerca pubblicata ieri dal titolo “Smoking, vaping and hospitalization for covid-19”, condotta proprio da Konstantinos Farsalinos insieme ad Anastasia Barbouni e il Raymond Niaura della New York University. Il lavoro analizza i cinque studi che esaminavano le caratteristiche cliniche dei ricoverati per covid-19 e che riportavano dati sull’abitudine al fumo. La ricerca rileva che, considerato il tasso dei fumatori in Cina che è pari al 52,1% fra gli uomini e il 2,7% nelle donne, la prevalenza dei fumatori fra i pazienti “è insolitamente bassa”, pari a un terzo di quanto ci si sarebbe aspettati. Dunque, per quanto possa non essere gradito, secondo Farsalinos e Niaura, “questa analisi preliminare, supponendo che i dati registrati siano accurati, non fornisce supporto alla tesi secondo cui il fumo è un fattore di rischio per il ricovero in ospedale per covid-19”. Naturalmente, però, sono certamente un fattore di rischio le malattie fumo correlate che i pazienti possono aver sviluppato proprio in seguito all’abitudine tabagica. Una posizione condivisa anche dal professore Riccardo Polosa, direttore del Centro per la riduzione del danno da fumo (CoEhar), che a questo proposito sosteneva che “smettere di fumare resta una regola ferrea per tutti, ma le preoccupazioni per il dilagare del Covid-19 non possono giustificare dichiarazioni improvvisate e prive di evidenze scientifiche”. E di certo non possono giustificare l’ennesimo allarmismo sulla sigaretta elettronica. “Non è stato identificato alcuno studio – conclude il lavoro di Farsalinos e Niaura – che registrava l’uso della sigaretta elettronica fra i pazienti ricoverati per covis-19. Quindi non si può formulare alcuna raccomandazione per gli utilizzatori di e-cigarette”. L'articolo Stati Uniti, la guerra alla sigaretta elettronica ai tempi del coronavirus proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
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