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  1. Una iniziativa volta a diffondere la corretta informaizone soprattutto all’esterno dei negozi di sigarette elettroniche. L’iniziativa è stata organizzata dal consorzio Unis: stampare decine di migliaia di sacchetti e distribuirli ai negozianti che potranno così darle ai loro clienti. senza loghi aziendali, senza immagini di prodotti o liquidi di ricarica, l’immagine ricalca le pubblicità degli anni ’50: una donna sorridente tiene in mano una sigaretta elettronica a cui le si può attribuire la frase del rischio ridotto. “Insieme ad altri colleghi – spiega il vice presidente Miguel Botticelli – abbiamo scelto di contrastare la mala informazione inviando messaggi tramite buste per i negozianti. La grafica è stata scelta tra tutti i partecipanti e abbiamo raccolto adesioni per 96.000 pezzi. Ad oggi ne sono stati già consegnati 54.000. Ringrazio il consorzio Unis che ha gestito tutta la parte economica e burocratica. Questo gruppo aveva in passato organizzato dei volantini con approvazione della Liaf che dopo averli visionati ha approvato il contenuto. Siamo fieri dell’iniziativa, un segnale importante di unità“. La prima spedizione è andata quasi esaurita in pochi giorni. Nei prossimi giorni Unis avvierà un secondo ordinativo a seconda delle richieste ricevute. L'articolo Sigarette elettroniche, iniziativa Unis: Centomila sacchetti per 100 mila clienti proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  2. La Polizia di Stato ha concluso questa mattina l’Operazione Cassandra che ha portato agli arresti in carcere due imprenditori e ai domiciliari altre sette persone, tra cui già due alti funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopolio. Pubblichiamo la versione integrale del comunicato pubblicato dalla Questura di Roma della Polizia di Stato. Nel corso della mattinata odierna personale della Squadra Mobile di Roma ha eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura, a carico di: 1) BROZZETTI Gianfranco cl. 1963 – imprenditore, 2) BROZZETTI Ernesto cl. 1955 – imprenditore, destinatari di custodia cautelare in carcere 3) BONINI Andrea cl. 1961, all’epoca dei fatti Direttore strutturazione fondi e business development Polis Fondi SGR, 4) PIETRANGELI Massimo cl. 1955, all’epoca dei fatti Direttore Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nonché Presidente del Fondo di Previdenza del MEF, attualmente Direttore della Direzione Centrale Tabacchi, 5) PATTUMELLI Cristiana cl. 1966, all’epoca dei fatti Dirigente esterno dell’Agenzia delle Entrate, 6) DI PIETRO Concetta Anna cl. 1954, all’epoca dei fatti Direttore dell’Ufficio Circolazione Tabacchi, attualmente in stato di quiescenza, 7) CARDUCCI Fabio, cl. 1953, all’epoca dei fatti Direttore Gestione Accise e Monopolio Tabacchi, attualmente in stato di quiescenza, 8) CHECCAGLINI Leo cl. 1943, all’epoca dei fatti Direttore Affari Istituzionali Philip Morris Italia, 9) GIANNI Nazareno cl. 1959, imprenditore, destinatari della misura degli arresti domiciliari ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, turbata libertà degli incanti e truffa ai danni dello Stato, nonché, i soli fratelli BROZZETTI, di reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. La misura cautelare degli arresti domiciliari riguarda anche un manager di Banca Mediolanum che si trova temporaneamente all’estero. Con il medesimo provvedimento, l’Autorità Giudiziaria ha disposto altresì il sequestro preventivo (diretto e per equivalente) delle somme rinvenibili nella disponibilità di Ernesto e Gianfranco BROZZETTI, sino alla concorrenza dell’importo complessivo di 9.740.274,27 €uro. L’odierna operazione rappresenta la sintesi di un’articolataattività investigativa, svolta, sotto l’egida della locale Procura della Repubblica, dalla Squadra Mobile – congiuntamente all’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate per gli approfondimenti tributari relativi alle condotte frodo-evasive – CCCC ha interessato i rapporti -risultati illeciti- tra il gruppo imprenditoriale facente capo ai fratelli Ernesto e Gianfranco BROZZETTI e alcuni funzionari pubblici nell’aggiudicazione degli appalti relativi alla gestione e ristrutturazione degli immobili locati a enti pubblici di via dei Normanni (in parte adibito a sede del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze) e di via Costi adibito a sede dell’Agenzia delle Entrate, Ufficio Provinciale di Roma – Territorio). Le indagini, in gran parte condotte attraverso captazioni telefoniche e ambientali, hanno principalmente coinvolto, tra gli altri, i citati fratelli BROZZETTI e Massimo PIETRANGELI, Direttore Centrale Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nonché Presidente del Fondo di Previdenza del MEF, permettendo di accertare estesi illeciti rapporti tra funzionari apicali e soggetti privati, con preoccupanti scostamenti dalla cura degli interessi della Pubblica Amministrazione. I suddetti appalti, seppur condotti in annualità differenti, presentano significativi punti di contatto: in primo luogo, l’aggiudicatario degli appalti per la ristrutturazione di entrambi gli immobili è risultato essere sempre la medesima società, la VAPA APPALTI Srl, riferibile ai fratelli BROZZETTI, che, dall’esame della documentazione acquisita, risulta aver conseguito le commesse in virtù di proposte inizialmente molto vantaggiose, incrementate successivamente da varianti aggiuntive che hanno fatto lievitare il valore finale degli appalti; in secondo luogo, gli immobili appartengono a fondi immobiliari – gestiti, ad oggi, da POLIS FONDI Sgr, subentrata a MIRE Sgr – le cui quote appartengono interamente al Fondo di Previdenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze (FP MEF). I conseguenti approfondimenti hanno consentito di porre in luce la preesistenza dei rapporti tra gli indagati – in particolare tra i fratelli BROZZETTI, Andrea BONINI e Massimo PIETRANGELI – e la strategia da loro utilizzata, legata alla gestione in primis dell’acquisto di immobili da destinare a sede di pubbliche amministrazioni e alla gestione, in un secondo momento, della ristrutturazione, facendone lievitare il valore e, di conseguenza, il canone di locazione. L’operazione inerente l’immobile di via dei Normanni inizialmente prevedeva la locazione dello stabile in favore del MEF e, successivamente, attraverso ulteriori passaggi, la costituzione di un fondo ad hoc, “Mire 1”, le cui quote sono state poi cedute al Fondo di Previdenza del MEF. Nel corso dei vari passaggi – culminati nell’acquisizione dell’immobile di via dei Normanni da parte del Fondo di Previdenza del MEF – la regia dei fratelli BROZZETTI e, in particolare, il ruolo ricoperto da Andrea BONINI sono apparsi assolutamente lampanti. Infatti, proprio BONINI – all’epoca rappresentante legale di Mire SGR – induceva in errore gli altri componenti del consiglio proponendo di conferire l’incarico di project manager dei lavori del complesso immobiliare di via dei Normanni alla società “Progettazione Integrata e Consulting Srl” (PIC) dei fratelli BROZZETTI, con raggiri consistenti nel dichiarare, contrariamente al vero, che l’impresa fosse in possesso di specifiche e conclamate competenze maturate nel settore immobiliare. In realtà, l’incarico di project management affidato alla PIC rappresentava per l’impresa la prima esperienza professionale in quel settore, atteso che tale società, proprio quando veniva perfezionata l’operazione di acquisto da parte del FP MEF del 100% delle quote del Fondo, mutava non solo la propria denominazione sociale (da “Cornucopia Srl” a “Progettazione Integrata & Consulting Srl”), ma anche l’oggetto sociale (da produzione, distribuzione e compravendita di mobili, arredi et similia a società operante nel campo immobiliare). L’ulteriore “mossa” di BONINI Andrea è stata quella di aver individuato (con l’ausilio del project manager PIC), per la ristrutturazione del suddetto complesso immobiliare, quattro potenziali società appaltatrici e di procedere personalmente alla sottoscrizione dei contratti di appalto con le imprese interessate. Tra di esse figurava la VAPA APPALTI Srl, il cui capitale sociale è detenuto, nella misura del 99%, dalla moglie di Ernesto BROZZETTI. Le proposte avanzate dalla VAPA APPALTI, inizialmente decisamente vantaggiose per l’appaltatore poiché vinte al massimo ribasso, costituiscono un ulteriore raggiro in quanto, dopo dopo la sottoscrizione del contratto, diventano successivamente superiori (o quasi) a tutte le altre offerte concorrenti per delle varianti in corso d’opera, approvate dal CdA fraudolentemente influenzato da Andrea BONINI. Il comportamento “opaco” nella gestione dell’appalto concesso a VAPA viene posto in evidenza quando si verifica un cambio al vertice del Consiglio di Amministrazione di MIRE SGR. Da quel momento, infatti, MIRE SGR rigetta sistematicamente le pretestuose richieste di PIC e VAPA APPALTI, formulate al fine di ottenere compensi maggiori rispetto ai termini dei rispettivi contratti, giungendo a revocare, nel 2014, l’incarico di BONINI. La condotta illecita di BONINI, tenuta nel corso dell’affidamento dei lavori di via dei Normanni, è stata reiterata con le medesime modalità anche per l’immobile di via Costi. Anche in questo secondo appalto, i finanziamenti sono stati accresciuti con varianti in corso d’opera, dopo che la VAPA APPALTI si è aggiudicata la gara al massimo ribasso. Il manager, infatti, sfruttando la propria qualifica di rappresentante di “POLIS FONDI” -nuova SGR del Fondo di Previdenza MEF, più “malleabile” rispetto a MIRE la cui sostituzione è stata caldeggiata da Massimo PIETRANGELI in veste di presidente del Fondo di Previdenza MEF – induce in inganno i componenti del consiglio di tale società, non sollevando la questione del conflitto di interessi tra le imprese riconducibili ai fratelli BROZZETTI (PIC e VAPA APPALTI). A fronte del suo prezioso contributo, il manager è assai ben remunerato dai fratelli BROZZETTI. Nella vicenda di via Costi, oltre alla partecipazione dei soggetti coinvolti nell’operazione di via dei Normanni, è emerso l’apporto di Cristiana PATTUMELLI, già membro del CdA del Fondo di Previdenza del MEF, inquadrata come Capo Settore Gestione risorse della Direzione Regionale del Lazio a cui era stata affidata l’indagine di mercato per l’individuazione di un immobile da condurre in locazione quale sede dell’Ufficio Provinciale – Territorio di Roma dell’Agenzia delle Entrate. Nel sistema corruttivo che fa capo ai fratelli BROZZETTI Gianfranco e Massimo PIETRANGELI è coinvolta, infatti, anche la PATTUMELLI, compagna di PIETRANGELI, la quale sfrutta qualsiasi occasione e contatto per raggiungere i propri scopi personale, riguardanti la ricerca di un nuovo e più appagante posto di lavoro nella pubblica amministrazione. In tale contesto si inserisce il pactum sceleris con Gianfranco BROZZETTI, in attuazione del quale ha promesso di incontrare “in via riservata” l’amico dell’imprenditore GIANNI Nazareno (anch’egli imprenditore attivo nel campo dell’edilizia) interessato a partecipare a un bando pubblicato dall’Agenzia delle Entrate, inerente la ricerca di un immobile da condurre eventualmente in locazione per adibirlo a sede dell’Ufficio Territoriale di Roma 5. Le risultanze delle intercettazioni attestano, infatti, che la PATTUMELLI, per il tramite dell’intermediario BROZZETTI, ha anticipato al GIANNI il quantum da indicare nell’offerta da presentare all’Agenzia delle Entrate nella procedura relativa alla ricerca dell’immobile da adibire a sede dell’Ufficio Territoriale di Roma 5. La disponibilità della PATTUMELLI verrà ripagata dal BROZZETTI con un risultato nella ricerca di un canale per farle ottenere un ben remunerato posto di lavoro. Ne è prova la richiesta finale di BROZZETTI Gianfranco del curriculum vitaedella PATTUMELLI, ad evidente corrispettivo dell’adempimento della funzionaria al patto corruttivo stipulato. In tale contesto di stretta commistione di interessi pubblici e privati deve essere letto il rapporto preferenziale esistente tra BROZZETTI Gianfranco e il Fondo di Prevenzione del MEF, chiaramente deducibile dal contenuto delle intercettazioni che hanno documentato l’asservimento della funzione pubblica da parte di Massimo PIETRANGELI, Presidente del Fondo, il quale garantisce un trattamento di favore all’imprenditore romano in cambio di vantaggi e utilità varie, tra le quali assume importanza primaria l’impegno profuso dal BROZZETTI a risolvere il problema della compagna del PEITRANGELI, Cristiana PATTUMELLI. Nel medesimo ambito si inseriscono i “rapporti” tra Massimo PIETRANGELI, sempre nella veste di Presidente del Fondo di Previdenza, e il manager di un istituto di credito, aventi ad oggetto una serie di investimenti dei fondi pubblici. Infatti, nel corso di diversi incontri avuti con il promotore finanziario è emerso che il PIETRANGELI ha manovrato le decisioni del comitato di gestione del Fondo di Previdenza per fargli ottenere due distinti investimenti, di 10 milioni di euro ciascuno, facenti parte del capitale del fondo stesso. Inoltre, ha assicurato un ulteriore investimento, di cifra analoga, da concedere in un periodo successivo. A fronte di tali investimenti, il promotore si è attivato concretamente per la ricerca di un nuovo posto di lavoro per la compagna di PIETRANGELI, Cristiana PATTUMELLI, dirigente esterno in servizio presso l’Agenzia delle Entrate, garantendo un nuovo impiego all’altezza delle sue aspettative. L’analisi delle conversazioni ha consentito di ricostruire pienamente lo sfruttamento di Massimo PIETRANGELI del proprio ruolo istituzionale per scopi strettamente privatistici e, in alcuni casi, anche con uno svantaggio economico per il Fondo stesso, laddove sono stati preferiti i prodotti finanziari proposti dal manager indagato anziché quelli più redditizi presentati da promotori non integrati in un rapporto corruttivo. L’attività di captazione ha consentito di svelare un ulteriore sistema corruttivo -consolidato nel tempo- che vede coinvolti, da un lato, i dirigenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Concetta DI PIETRO e Fabio CARDUCCI, in veste di funzionari corrotti, e dall’altro, la società “PHILIP MORRIS Italia” nella persona del manager Leo CHECCAGLINI, quale corruttore. Nello specifico, è emerso uno stabile asservimento della funzione pubblica desumibile dalle plurime condotte dei dirigenti dei Monopoli di Stato – che detengono potere nei processi decisionali e sull’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati – consistenti nella rivelazione di notizie e documenti, acquisiti per motivi d’ufficio, o nel riservare un trattamento di riguardo ai dipendenti di “PHILIP MORRIS Italia” a discapito degli altri produttori concorrenti. Il tutto in cambio della promessa di assunzione di soggetti segnalati dagli stessi dirigenti pubblici e altre utilità. La conclusione dei molteplici accordi corruttivi è stata facilitata, e resa possibile, dalla preziosa intermediazione di Massimo PIETRANGELI – questa volta in qualità di Direttore Centrale Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – il quale al fine di soddisfare le pressanti richieste di un nuovo posto di lavoro per PATTUMELLI Cristiana, non ha avuto alcuna remora ad asservire la propria funzione pubblica alle richieste corruttive del manager della “PHILIP MORRIS Italia”. Nel corso delle indagini, infatti, sono state registrate significative conversazioni telefoniche tra Leo CHECCAGLINI e Massimo PIETRANGELI legate alla richiesta di intervento, indirizzata a quest’ultimo, presso la collega DI PIETRO, per convincerla a ritardare l’emanazione del decreto annuale di fissazione delle accise sui tabacchi. È di tutta evidenza che il ritardo dell’emissione di tale decreto incide sul prezzo di vendita delle sigarette e, di conseguenza, sugli introiti della società da cui dipende Leo CHECCAGLINI. La “pressione” di Massimo PIETRANGELI, e Leo CHECCAGLINI, sortisce l’effetto desiderato, tant’è che la determinazione di fissazione del prezzo di vendita è stata pubblicata in data 1 febbraio 2018 e non a metà gennaio, come inizialmente programmato dalla DI PIETRO. A sua volta, Leo CHECCAGLINI ha fatto ottenere un colloquio, finalizzato all’assunzione presso la FATA LOGISTIC SYSTEM spa, a un congiunto della DI PIETRO, poi non concretizzatasi esclusivamente per questioni legate alla mancata rescissione del precedente contratto di lavoro. Gli episodi corruttivi in cui è implicata la donna non si limitano solo a quello appena citato. È stato accertato che Anna DI PIETRO ha avanzato a CHECCAGLINI la richiesta di un alloggio a Bologna da concedere gratuitamente a un suo conoscente che avrebbe dovuto frequentare uno stage di sei mesi a Bologna. Anche Fabio CARDUCCI, al pari dei colleghi PIETRANGELI e DI PIETRO, è risultato completamente asservito agli interessi della PHILIP MORRIS. Lo stesso, infatti, a fronte di una riorganizzazione delle direzioni dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, si è adoperato affinché il proprio incarico di Direttore Centrale delle Accise e dei Monopoli venisse affidato a Massimo PIETRANGELI, uomo assai gradito ai dirigenti della PHILIP MORRIS, in cambio di una sistemazione lavorativa per il figlio Matteo. Il passaggio di testimone in favore di PIETRANGELI, chiaramente, comporterebbe enormi vantaggi alla PHILIP MORRIS, in quanto il futuro direttore sarebbe in grado di influire sul prezzo delle sigarette. Leo CHECCAGLINI, quindi, si è adoperato per la ricerca di un posto di lavoro per il figlio di CARDUCCI, vigilando scrupolosamente sul rispetto delle istruzioni impartite ai suoi collaboratori affinché l’assunzione andasse a buon fine. Al riguardo, dall’attività di intercettazione è emerso che -attesa, in quel momento, la mancanza di possibilità di impiego presso la “PHILIP MORRIS Italia”- Matteo CARDUCCI è stato contattato da una società di reclutamento (c.d. “head hunter”) per un colloquio, conclusosi con la stesura di un profilo lavorativo positivo, propedeutico alla successiva chiamata da parte di una grossa società di revisione. Infine, sulla scorta degli accertamenti tributari effettuati dall’Ufficio Antifrode, nei confronti dei fratelli BROZZETTI sono state rilevate plurime ipotesi di fattispecie criminose di natura fiscale, poste in essere attraverso le numerose società riconducibili direttamente e indirettamente ai suddetti indagati. In particolare, sono stati emersi gravi indizi di colpevolezza per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Dalla documentazione acquisita dall’Ufficio Antifrode supportata dal contenuto inequivoco delle intercettazioni telefoniche e ambientali, è emersa l’esistenza di interessi individuali plurimi e convergenti ai quali consegue un guadagno meramente personale in antagonismo con quelli societari. L’attività di controllo condotta dall’Antifrode ha evidenziato un meccanismo collaudato e ben articolato, finalizzato, oltre che ad evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, anche a distrarre illecitamente parte delle risorse finanziarie- per deviarle su investimenti privati o per fini extra-imprenditoriali- avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. L'articolo Tangentopoli del tabacco: in arresto alti funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  3. La camera alta del parlamento indiano, il Rajya Sabha, ha approvato un disegno di legge per vietare la produzione, il commercio, il trasporto, lo stoccaggio e la pubblicità di sigarette elettroniche nel paese. La nuova legge, approvata alla camera bassa del Parlamento all’inizio di questo mese, sostituisce un’ordinanza provvisoria emessa dal governo a settembre. La prima trasgressione sarà sanzionata con una multa fino a 1200 euro e la reclusione fino a un anno. In caso di reiterazione, la multa sarà aumentata di cinque volte e la reclusione fino a tre anni. Durante il dibattito sul disegno di legge, alcuni legislatori hanno espresso preoccupazione per il fatto che il governo avrebbe ceduto alle pressioni dell’industria del tabacco. vano il tentativo di estendere il divieto anche al tabacco greggio e alle sigarette tradizionalii. “Lo abbiamo fatto con un’intenzione molto pia. Non vi è alcun interesse personale“, è stato il commento del ministro della Sanità, Harsh Vardhan. Soddisfazione espressa anche dal ministro dell’economia Nirmala Sitharaman (in foto). L'articolo India, operativo il divieto totale di vendita e utilizzo di sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  4. Un nuovo allarme proviene da un caso studio appena pubblicato sullo European Respiratory Journal (Erj). Un gruppo di ricercatori della University of California, della John Hopkins Bloomberg School of Medicine di Baltimora e della University of Cambridge riporta il caso di una donna 49enne con polmonite interstiziale a cellule giganti. La malattia è stata definita pneumoconiosi, o polmone da cobalto, perché è strettamente associata all’esposizione ai metalli duri ma, nel caso in questione, vista la storia della paziente, i ricercatori la fanno risalire all’uso regolare della sigaretta elettronica. Nella sintesi pubblicata sul sito dell’Erj si legge solo questo. Nello studio, però, si legge che la paziente svapava, sì, ma oli di cannabis, cosa che – abbiamo visto – può fare una bella differenza. È di questo parere Il dottor Nick Hopkinson, docente di medicina respiratoria all’Imperial College di Londra. “Questo caso segue crisi di malattie polmonari degli Usa che sono state collegate alla vaporizzazione di oli di cannabis – commenta – e offre un ulteriore motivo per evitarla. Le alte temperature possono aumentare il rischio di inalare metalli derivati dall’elemento che si riscalda”. Più articolata e aspra la reazione del professor John Britton, direttore dello UK Centre for Tobacco & Alcohol Studies (Uktas) e consulente in medicina respiratoria presso l’Università di Nottingham. Britton contesta lo studio dalle sue conclusioni, cioè che la condizione della paziente sia stata causata dal cobalto: “È difficile capire come i ricercatori abbiano raggiunto questa conclusione, visto che nei campioni di polmone della donna non sono state trovate particelle di cobalto”. Secondo lui, “questo caso rappresenta un ennesimo esempio di gravi malattie polmonari sviluppate da chi usa la sigaretta elettronica per svapare cannabis, ma l’estrema rarità di tali complicazioni in chi non vaporizza la sostanza, dimostra che il rischio di malattie polmonari acute di questo tipo per chi svapa nicotina in alternativa al fumo è molto basso”. Il docente di Nottingham non si ferma qui e critica anche molte affermazioni contenute nell’articolo dello European Respiratory Journal, che secondo lui dimostrano un chiaro pregiudizio da parte degli autori. Che sostengono, per esempio, che i metodi convenzionali per smettere di fumare sono efficaci. “Eppure – commenta Britton – milioni di persone continuano a fumare, nonostante il facile accesso a quei metodi. Il vaping offre un’altra via di uscita, molto meno dannosa del fumo che è complementare – e non sostitutiva – degli approcci convenzionali”. Sempre nell’articolo si dice che non ci sono prove che la sigaretta elettronica sia uno strumento efficace per smettere di fumare. “È falso”, dice Britton, citando lo studio randomizzato di Peter Hajek, che ha dimostrato che sono due volte più efficaci delle altre terapie sostitutive della nicotina. Più avanti si afferma anche che le e-cigarette aumentano le probabilità di iniziare a fumare. Una tesi che non solo non si fonda su basi scientifiche, dice Britton, ma che è anzi contraddetta dal numero dei fumatori in costante calo in Paesi come il Regno Unito. Gli autori lamentano anche che i fumatori vedano nella sigaretta elettronica una alternativa all’uso dei servizi riconosciuti e delle terapie farmacologiche per la cessazione. “Questo è vero – ammette Britton – ma è una cosa positiva. Il vaping permette ai fumatori di smettere per sempre. Li aiuta, non li danneggia”. Lo Erj si scaglia, infine, contro la stessa strategia di riduzione del danno da fumo, sostenendo che si basi sul presupposto non provato che i prodotti alternativi siano innocui (tesi non sostenuta da nessuno scienziato credibile) e sottolineando come, invece, esistano molte altre strategie per ridurre il fumo a livello di Unione europea. Che però, sottolinea Britton, conta ancora 100 milioni di fumatori. “Non è che le altre politiche non funzionino – concede – è che è completamente illogico escludere questa nuova possibilità”. Insomma, secondo il direttore di Uktas, sono gli autori dell’articolo ad essere in errore. “Si oppongono così strenuamente a qualsiasi forma di dipendenza da nicotina – sostiene – da mettere a rischio le vite dei fumatori che trarrebbero beneficio dal passaggio completo alla sigaretta elettronica”. “Questo nuovo documento – conclude infine – non contiene niente che possa cambiare i consigli per i fumatori. Se fumate, passate all’e-cigarette. Se non fumate, non svapate. E proprio come non comprereste alcolici di dubbia provenienza, non svapate cannabis o altri prodotti di contrabbando”. L'articolo Studio, caso di polmonite da cobalto dovuta allo svapo di oli di cannabis proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  5. Il contrabbando di tabacchi è un fenomeno criminale molto complesso che genera ingenti danni per l’Erario, la salute dei cittadini, la sicurezza del Paese e dell’Unione Europea. Si calcola che in Italia 5,5 sigarette consumate ogni 100 siano di provenienza illecita (nei primi 9 mesi 2019). Un dato che ci posiziona al 19° posto in Europa (prima la Grecia con il 24%, seguono Irlanda al 21%, Lettonia al 20% e Francia al 14%) e che si conferma sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti. Un fenomeno che appare fortemente legato ai differenziali di prezzo dei prodotti leciti che in altri Paesi, come Ucraina e Bielorussia, arrivano a costare 4,26/4,35 euro in meno rispetto al prezzo medio di un pacchetto in vendita nel mercato legale in Italia (circa 4,90 euro). Il contrabbando di sigarette produce inoltre un danno erariale rilevante: si stima che le perdite per le casse dello Stato italiano (IVA e accise mai versate) siano state di circa 730 milioni di euro nel solo 2018, e di circa 10 miliardi l’anno su scala Ue. Il contrabbando è particolarmente radicato in alcune aree del Paese, specialmente al sud. La città più impattata è Napoli, dove circa un pacchetto su quattro è di origine illecita. Al secondo posto Trieste (poco oltre il 20%), in virtù della vicinanza con il confine con la Slovenia in cui un pacchetto costa in media 1,25€ in meno rispetto all’Italia. A seguire Casoria (20% circa), Torre del Greco e Giugliano in Campania. I pacchetti di contrabbando in Italia provengono principalmente dal canale duty free (circa il 40%) – privi del tassello fiscale – dal quale vengono sottratti per essere reimmessi nel mercato nero. Al di fuori di questi casi, le sigarette introdotte nel mercato illecito in Italia provengono principalmente dall’Ucraina (11,4% del totale) e transitano attraverso hub in Polonia e Romania prima di raggiungere l’Emilia-Romagna (via Trieste), dove la merce viene smistata e spedita in tutta Italia. Mentre le sigarette provenienti dall’Est Europa vengono trasportate nel nostro Paese prevalentemente su gomma, i flussi provenienti da altri Paesi quali Spagna e Grecia seguono rotte via mare, entrando nel nostro Paese attraverso i porti siciliani o quelli del versante adriatico (come Ancona, Bari e Brindisi). In questo contesto risulta quindi fondamentale il ruolo delle Forze dell’Ordine per contrastare il fenomeno: nel biennio 2017-2018, l’andamento dei sequestri di sigarette in Italia ha registrato picchi nel numero di operazioni a ottobre 2018 (250), con picchi di quantità sequestrate nel bimestre ottobre-novembre 2017 (160 tonnellate) e a marzo 2018 (quasi 50 tonnellate). La quantità media dei singoli sequestri invece è molto bassa (2,1 kg), dato che conferma la parcellizzazione dei carichi operata dai contrabbandieri per limitare i danni in caso di interventi delle forze dell’ordine. Nel 2018 i sequestri si sono concentrati in Campania e nelle zone di transito (porti, aeroporti e città di confine), per un totale nazionale di 237.680 sequestri effettuati. Sono questi alcuni dei dati contenuti nello studio: “Flussi, rotte e luoghi del contrabbando di sigarette: le principali caratteristiche dei traffici illeciti in Italia”, curato da Andrea Di Nicola (Professore di Criminologia) e Giuseppe Espa (Professore di Statistica Economica), fondatori di “Intellegit”, la start-up sulla sicurezza dell’Università di Trento realizzata con il contributo di British American Tobacco Italia. I risultati dell’indagine sono stati presentati oggi a Roma. Presenti all’incontro, moderato dal giornalista Marco Ludovico, oltre ai curatori dell’indagine anche il senatore Vincenzo Presutto (M5S), il Generale Gabriele Failla (comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli) e Roberta Palazzetti (Presidente BAT Italia). “Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli – commenta il Generale Gabriele Failla – da sempre in prima linea nel contrasto al fenomeno, nei primi dieci mesi del 2019, ha effettuato 1.087 interventi, sequestrato 59 tonnellate di tabacchi, 31 mezzi di trasporto, denunciato 603 soggetti e tratti in arresto altri 98. Sono numeri che denotano un trend sostanzialmente stabile negli ultimi anni, che induce a ritenere che il mercato illegale dei prodotti da fumo non abbia subito contrazioni e che mantengono alto l’allarme sulla sua pericolosità. Resta quindi elevata la priorità da attribuire alla ottimizzazione delle strategie di contrasto che, a livello di politica criminale, dovrebbero considerare l’inasprimento delle pene per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, attualmente di gran lunga inferiori a quelle previste per il traffico di stupefacenti o di armi”. “Lo studio – aggiunge il senatore Presutto – conferma che il contrabbando è sempre più un male internazionale non solo limitato a Napoli ed alla Campania, che sta raggiungendo livelli preoccupanti. La natura di questo fenomeno, infatti, coinvolge organizzazioni criminali transnazionali e terroristiche che lo gestiscono per finanziare le proprie attività illecite, utilizzando le stesse rotte sulle quali viaggiano altri traffici illeciti quali il commercio della droga, delle armi, delle opere d’arte o addirittura per il traffico di esseri umani. Non ultimo, gli introiti mancati per lo Stato a causa del fenomeno sono elevatissimi. Per queste motivazioni oggi il contrasto del contrabbando di sigarette viene considerato una priorità per tutti gli Stati Europei e a tutti i livelli istituzionali”. “Forze dell’ordine e magistratura – conclude Palazzetti – svolgono quotidianamente un’eccellente e straordinaria opera di contrasto, ma servono strumenti e dotazioni idonee: forse è qui che lo Stato dovrebbe investire risorse, invece di puntare a fare cassa solo sul settore legale delle sigarette, così come potrebbe soddisfare l’esigenza di stabilizzazione o incremento del gettito attraverso incrementi fiscali rivolti ad altri prodotti del settore come quelli a tabacco riscaldato, anche perché il rischio è che la coperta si riveli essere troppo corta. Con inevitabili ricadute sulla filiera tabacchicola che, grazie ai suoi 50.000 lavoratori e alle sue 3.000 aziende agricole in tutto il territorio nazionale, fornisce un importante contributo alle finanze dello Stato”. Nel corso dell’evento British American Tobacco Italia ha consegnato al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli anche cinque autovetture, nel quadro del protocollo d’intesa che prevede sino al 2021la donazione complessiva di 35 auto con l’obiettivo di contribuire fattivamente a potenziare le attività di prevenzione e di contrasto alla criminalità. L'articolo Contrabbando di sigarette: danno erariale stimato in 730 milioni di euro proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  6. Ha aperto i battenti sabato scorso a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, il nuovo punto vendita Elisir di Fumo di Gabriela Borleanu. Il primo, quello di Siena, era stato inaugurato appena due anni fa, nel dicembre del 2017. Borleanu parla di una “scelta coraggiosa, viste le avversità del momento causate dalla psicosi americana e dalla cattiva informazione da parte della stampa generalista”. Ma chi la conosce sa che è una persona determinata e particolarmente motivata. “Il tabagismo, che conosco in prima persona – spiega – è un serio problema, come confermato dall’Organizzazione mondiale di sanità. Ma oggi abbiamo tra le mani uno strumento prezioso, che possiamo usare con consapevolezza”. Per questo la titolare assicura di essere molto attenta a “selezionare accuratamente aziende che rispettano le severe normative europee e del Ministero della salute, proponendo ai clienti prodotti certificati e controllati”. L’attenzione sulla salute e sulla corretta informazione è particolarmente importante per Gabriela Borleanu: “Partecipando alle iniziative dell’Istituto superiore della sanità – aggiunge – e ai corsi di formazione organizzati da produttori, Vapitaly e dalla Lega italiana anti fumo, trasmettiamo ai clienti informazioni difficilmente reperibili altrimenti”. Ultima soddisfazione per la titolare è quella di aver creato occupazione: saranno due, infatti i commessi del punto vendita di Colle Val d’Elsa, che si andranno ad aggiungere a quello del negozio di Siena. “Certamente – commenta Borleanu – sento sulle spalle la responsabilità dei due dipendenti, ma allo stesso tempo sono molto orgogliosa di aver creato due posti di lavoro”. Il negozio Elisir di Fumo di Colle Val d’Elsa si trova in via Martiri della libertà, 10. L'articolo Elisir di Fumo di Gabriela Borleanu raddoppia e apre a Colle Val d’Elsa proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  7. Nuovo nome, nuovo sito, nuova azienda. Il brand Outlet della sigaretta elettronica, tra i primi shop online del settore, si trasforma in Odse e, oltre allo spazio per i privati, avrà una intera sezione dedicata al B2B appositamente pensata per i commercianti. “Il nostro obiettivo – spiega l’amministratrice Federica Matera – è di riuscire a dare un servizio innovativo e curato in un settore attualmente difficile. Prima di tutto a causa dell’immissione non controllata sul mercato di prodotti non certificati e non a norma, poi per via anche di una pubblicità estremamente negativa ed una disinformazione generale circa sia l’hardware che i liquidi. Il mondo del vaping è pieno di rischi e molto spesso il cliente finale è inconsapevole di quello che svapa. Ci impegniamo verificando sin da subito che tutte le aziende con cui lavoriamo e con cui lavoreremo siano certificate e rispettino delle normative vigenti”. Un ragionamento lineare che va a tutela non solo del consumatore finale ma anche di tutta la filiera. I sequestri che stanno avvenendo su tutto il territorio italiano in questi ultimi giorni infatti dimostrano che non tutti i prodotti presenti sul mercato possono dirsi regolari. “La nostra struttura – continua Matera – assicura il massimo della velocità nelle consegne, cercando di proporre anche il miglior prezzo finale possibile. Oltretutto garantiamo la consegna in 24 ore e la possibilità di ricevere gli ordini a domicilio o presso uno dei numerosi punti vendita che collaborano con noi”. La nuova sede operativa di Odse è ospitata a Torino e il capannone di 1500 metri quadrati è strategicamente gemellagio con i corrieri Brt e Gls. “Abbiamo formato lo staff – continua Matera – per affiancare i clienti del B2B con una vera e propria assistenza continua, sia telefonica che personale, per aiutarli nella scelta delle migliori strategie di mercato. Dodici operatori per assistere il cliente sotto tutti i punti di vista e guidarlo attraverso le diverse scelte. Sono raggiungibili sia attraverso una chat online che al telefonoattive. Puntiamo molto sull’assistenza che crediamo possa diventare il nostro fiore all’occhiello. Un avvocato specializzato in vaping è a disposizione per supportarci in tutte le controversie o interpretazioni normative”. La piattaforma destinata agli operatori del settore è in fase di implementazione e sarà operativa nei prossimi giorni. “Una grande attenzione è stata posta inoltre – conclude Federica Matera – sui sistemi di pagamento più evoluti per agevolare e velocizzare le transazioni, sempre nella totale e piena tranquillità, adottando gli ultimi standard in fatto di sicurezza nelle comunicazioni. Verrà inoltre inserito un sistema di cashback così da premiare la fedeltà del customer. Il sito è ottimizzato al cento per cento per i sistemi mobile così da poter effettuare acquisti anche in mobilità con la massima rapidità”. L'articolo Nasce Odse, nuova piattaforma per privati e rivenditori sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  8. Hanno scelto due divinità greche per dare il nome alle loro due ultime creazioni. Si tratta di Era e Ade, rispettivamente sposa di Zeus e dio degli inferi, le nuove box di Angry Fox, giovane azienda toscana di produzione di dispositivi per il vaping. Ade è una botton feeder meccanica, con linee “arroganti” ma fini; scocca e sportelli sono realizzati in PA12, mediante stampa 3D ed è presente una sicurezza “child proof” completamente meccanica. Il vano boccetta è molto capiente: fino a 9 ml. Le finiture sono tutte in acciaio AISI 316, lucidate a mano. Le parti che conducono elettricità sono state realizzate in ottone senza piombo e galvanizzate con argento nichel free. La box Era, appartenente alla linea side by side, anch’essa è meccanica, ha una linea più fine e aggraziata, con dimensioni e pesi notevolmente ridotti, adatti anche alle mani più piccole come ad esempio quelle delle donne.. È presente la stessa sicurezza meccanica child proof di ADE; scocca e sportelli sono stati realizzati in PA12, sempre attraverso stampa 3D. Può montare atomizzatori di diametro non superiore a 22 millimetri. Ha un pin flottante per l’autoregolazione dell’atomizzatore. È inoltre predisposto un vano sotto l’atomizzatore ideato per inserire le coil di riserva. “Per noi – spiega Leonardo Franchini – Angry Fox vuole essere sinonimo di bellezza, cura dei dettagli, delle finiture e della funzionalità. Quando progettiamo e produciamo qualcosa lo facciamo come se ogni volta lo stessimo facendo per noi stessi”. L’azienda è nata su impulso di quattro amici, già compagni di classe a scuola: Leonardo Franchini, Lorenzo Corti, Marco Maggio, Omar Alessandrini. “Abbiamo cominciato a lavorare subito dopo il diploma – ricorda Franchini – mantenendo un’amicizia forte e solidale. Durante un periodo di insoddisfazione generale, ci trovammo a prendere una birra in un pub e fu in quel momento che capimmo che qualcosa sarebbe dovuta cambiare. Lavorammo molto su noi stessi e sulle visioni future e ci rendemmo conto che la nostra strada doveva essere diversa da quella che vivevamo. Fu allora che cominciammo a sviluppare delle idee che sembravano irraggiungibili fino ad allora. Modificammo un’intera automobile, dall’interior alla meccanica del motore. Portando avanti la passione per le modifiche, ci siamo imbattuti nella stampa 3D. Siamo sicuri che questo metodo di produzione soppianterà qualsiasi altro metodo per efficienza ed ecologia, oltre che permettere qualsiasi forma, alcune irraggiungibili con gli altri metodi. Da lì nacque la nostra sfida, cercare di estremizzare i progetti creando prodotti piccoli, superleggeri, e superesistenti sfruttandone tutti i benefici”. Le box Era e Ade saranno disponibili sul mercato a partire dalla prossima settimana. L'articolo Era e Ade, le due stilose bottom feeder della giovane azienda Angry Fox proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  9. Centinaia di flaconi di liquido per sigarette elettroniche senza codice identificativo e di dubbia provenienza, e circa duemila sigarette elettroniche e loro parti di ricambio con marchio CE non conforme alle direttive europee, sono stati sequestrati in un negozio a Gravina di puglia nel corso di una operazione congiunta della Guardia di Finanza e dell’Ufficio delle Dogane di Bari. I flaconi con il liquido di ricarica delle sigarette elettroniche erano senza codice identificativo il che, evidenzia la Gdf in una nota, “costituisce la prova dell’origine illecita della merce, implicando il suo approvvigionamento tramite soggetti non autorizzati“, e “il mancato assoggettamento del liquido alle imposte dovute per i prodotti succedanei del tabacco“. Il titolare della ditta ispezionata è stato denunciato per “vendita o acquisto di cose con impronte contraffatte di una pubblica autenticazione o certificazione, frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e contrabbando di tabacchi lavorati esteri”. L'articolo Sigarette elettroniche e liquidi non a norma, denunciato negoziante di Gravina di Puglia proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  10. Ok grazie ragazzi , ho i vostri pareri Per adesso rimaniamo visibili , le nuove iscrizioni potranno essere possibili , ma per un periodo di tempo dovranno essere approvate dallo staff, questo dovrebbe almeno per un po' arginare il problema di origine di questo treadh . Per il resto delle proposte nel caso apriamo un treadh apposito in suggerimenti . Grazie a tutti per l'aiuto Chiudo
  11. Scusate non avevo abilitato le risposte in questo treadh agli utenti senior , adesso dovrebbe essere ok
  12. Hai centrato un altra parte del "problema" ovvero la varieta' della fruizione. In questo periodo come ho scritto sopra, e' piu popolare forse aprire un gruppo su un social network, ma provando io stesso ritegno verso quei mezzi , ho optato per un forum. Diciamo che un forum chiuso, porta via meno risorse, ai server, di tempo e di manutenzione questo ovviamente, come avete sottolineato, a discapito della visibilita e della crescita.
  13. Grazie mille ragazzi, continuate a fornire le vostre opinioni che per me sono realmente preziosissime. Diciamo che svapoforum oltre ai motivi citati nel primo post, nasce in modo "casereccio" passatemi il termine e viste le difficolta' che hanno i forum stessi di questi tempi, a favore dei social network, farebbe fatica cosi' come e' a reggere volumi importanti di visite. Per il fatto della somiglianza diciamo che alcuni forum si basano sulla stessa board, in questo caso invision e quindi sezioni, impostazione, widget e affini saranno analoghi, si puo' variare con la grafica e naturalmente con i contenuti, ma essendo online da pochi mesi, non esiste beneficio concreto, esattamente come scrive @Euler Avevo tempo fa un idea di migrare su altra board, xenforo per la precisione, ma sarebbe veramente un grosso lavoro.
  14. Categoria compie dieci anni. Un traguardo importante per una delle primissime aziende che ha creduto nelle potenzialità della sigaretta elettronica e ha contribuito a diffonderla in maniera capillare in tutta Italia. Ha scelto la rete vendita forse più difficile – la farmacia – ma anche attraverso il background del patron Fabio Regazzi il brand ha saputo affermarsi in breve tempo. Il grande pubblico venne a conoscenza della sigaretta elettronica bianca e gialla anche grazie a numerosi spot televisivi, quando ancora potevano essere trasmessi. Tra i testimonial più popolari: Jerry Scotti, Giorgio Mastrota, Belen, Andrea Beccan (alias Pucci); ma anche i piloti di MotoGp Jorge Lorenzo, Marco Melandri, Carlos Checa. Celebre la sequenza in cui Mastrota “risorge” alzandosi da una bara pronunciando una frase che ha scritto un capitolo di storia del vaping, diventando un tormentone stagionale: “Se fumi Categoria, non ti portano via“. All’epoca erano consentite anche le trasmissioni televisive dedicate al “fenomeno” sigaretta elettronica. Anzi, si poteva addirittura svapare in studio. Nella foto d’apertura tratta da un fermoimmagine di un approfondimento sulla salute mandato in onda da Telelombardia, la conduttrice svapa ripetutamente, in virtù della possibilità normativa in vigore all’epoca. In studio, oltre Mastrota, anche Fabio Regazzi e Riccardo Polosa, alle prime apparizioni pubbliche come esperto in materia di riduzione del rischio da fumo. Attualmente direttore del Coehar dell’Università di Catania, Polosa durante quella fase embrionale di lancio del settore, già prevedeva che l’ecig avrebbe cambiato lo stile di vita e le abitudini di milioni di persone e nacque una prima collaborazione con Categoria. “Sembra ieri – commenta Polosa – ma sono passati dieci anni dal giorno in cui incontrai a Catania Fabio Regazzi. Mi colpì per la sua determinazione e per quella sua contagiosa capacità di fare innamorare le persone alle sue idee. Quel giorno parlammo per ore e sognammo un’unione fra medicina, scienza e imprenditoria, accomunati da un ideale: la riduzione del danno per combattere il mostro della combustione. Così nacque un sodalizio che tanto bene ha portato al mondo della riduzione del rischio. Nel 2011 pubblicai il primo studio pilota su fumatori ai quali veniva chiesto di provare a usare le sigarette elettroniche Categoria. Già lì si palesò chiaramente una grande straordinaria opportunità per il fumatore che vuole smettere, ma senza smettere. Un concetto nuovo, rivoluzionario, attuabile solo attraverso la diffusione delle nuove tecnologie sostitutive delle sigarette convenzionali. Da lì a due anni si completava il primo trial clinico al mondo condotto su ben 300 fumatori. Questo studio epocale venne presentato in conferenza stampa a Boston insieme ad esperti della Boston University ed ai corrispondenti scientifici della stampa americana. I risultati – per quei tempi – furono veramente importanti: si dimostrava per la prima volta in uno studio rigorosamente condotto e in un numero congruo di soggetti che la sigaretta elettronica era un valido ausilio per allontanare il fumatore dalle bionde. E tutto questo senza sofferenza alcuna e in totale sicurezza. Da allora abbiamo inanellato tutta una serie di successi scientifici che hanno posto la sigaretta elettronica come grande alternativa salutistica alla sigaretta convenzionale. La riduzione del danno cominciava a diventare un argomento concreto grazie alle ricerche ispirate dai nostri studi pionieristici, con me e Regazzi inconsapevoli mattatori. Quella di essere diventato il precursore di un progetto così unico ed eticamente valido mi riempie di orgoglio. Una bellissima esperienza. Forse la più intensa della mia vita professionale. La mia gratitudine – conclude Polosa – va a Fabio Regazzi che ha permesso che tutto questo accadesse“. “Sono già passati dieci anni – aggiunge Fabio Regazzi, nella foto a sinistra con Jorge Lorenzo – ma è come non sentirli. Rifarei tutto, con la stessa determinazione e con la stessa passione. Certo ho qualche capello bianco in più, un po’ dovuto all’età e un po’ ai tanti spaventi che questa dura ma fantastica crociata mi ha fatto vivere in questi dieci anni. Voglio ringraziare non soltanto il professor Polosa ma anche tutti coloro che hanno creduto in Categoria e che, oggi, possono dire assieme a noi: lo sapevamo“. L'articolo Categoria compie 10 anni: non solo tv e MotoGp ma anche la scienza di Polosa proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
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