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  1. La situazione inizia a farsi tesa fra scienziati e istituzioni sanitarie sulle due sponde dell’oceano Atlantico. Negli Usa i numeri relativi alle crisi di malattie polmonari riportati sul sito del Centres for Disease Control and Prevention continuano a salire. E, a circa tre mesi dalla scoperta del problema, la cosa è tutt’altro che rassicurante e forse dovrebbe suscitare qualche interrogativo sulla gestione della crisi. La classe politica risponde alla pressione mediatica decretando divieti e limitazioni, a volte, forse, andando oltre i sui reali poteri, come sembrerebbe confermare la decisione dei tribunali di New York, del Michigan e dell’Oregon che hano sospeso leordinanza d’emergenza dei rispettivi governatori. L’opinione pubblica è spaventata e stordita. Ma c’è qualcosa che disturba questa narrazione apocalittica che sta imperversando negli Usa. Il Regno Unito. Un Paese che promuove a livello istituzionale la sigaretta elettronica per i fumatori, sostenendo che riduca il danno del 95%, che ad oggi conta 3,6 milioni di svapatori, senza che vi sia stata alcuna crisi di devastanti malattie polmonari. I due Paesi sono storicamente legati da un rapporto preferenziale, condividono la stessa lingua e si guardano l’un l’altro sentendo una particolare affinità. Infatti in questi giorni non si contano gli interventi degli esperti di salute pubblica e di tobacco control britannici sui canali televisivi e sui giornali, che spiegano come quello che sta vivendo il cugino d’Oltreoceano sia un problema legato alla mancanza di norme specifiche, alla proliferazione del mercato nero, ad un atteggiamento troppo emotivo, ad una mitizzazione del prodotto che ha sortito un effetto boomerang. Con il passare dei giorni, i toni però si sono fatti sempre meno diplomatici. E se il Surgeon General degli Stati Uniti Jerome Adams si è limitato a dire che “paragonare gli Usa e il Regno Unito è come paragonare le mele con le pere”, altri sono stati meno gentili. Ad aprire le danze è stato John Britton, direttore dello Uk Center for Tobacco and Alcohol Studies, che ha definito la reazione americana come “una completa follia”, non mancando di sottolineare che “la nicotina di per sé non è particolarmente pericolosa”. Con tanti saluti alla campagna americana, che spiega che l’uso della sostanza in età adolescenziale altererebbe lo sviluppo cerebrale. Non si è fatto attendere dall’altra parte Stanton Glantz, docente dell’Università di San Francisco, papà del suggestivo e mai confermato Gateway effect, autore recentemente di uno studio sull’uso di sigaretta elettronica e rischi cardiaci al centro di forti polemiche. Sulla stampa britannica, l’americano Glantz ha attaccato a testa bassa Public Health England, definendo le sue affermazioni sul vaping “francamente ridicole” e “stupide”. Non contento, ne ha descritto gli appartenenti come “adepti di un culto religioso”, “sposati alla sigaretta elettronica”. Ma qualcuno è andato oltre. Martin Jarvis, Robert West e Jamie Brown del dipartimento di Behavioural Science & Health dello University College di Londra sono voluti andare alle fondamenta del panico americano per le e-cig: la diffusione del vaping fra i minori. I tre docenti hanno esaminato i dati del National Youth and Tobacco Survey del 2017 e 2018, quello che aveva fatto parlare l’allora commissario della Fda Gottlieb di un’epidemia. I numeri dell’uso e della dipendenza da sigaretta elettronica, però, sono stati messi in relazione con l’anamnesi dell’uso di prodotti del tabacco da parte dei consumatori. E le conclusioni sono completamente diverse. L’uso della sigaretta elettronica nel mese precedente alla rilevazione era aumentato del 78%, passando dall’11,7 del 2017 al 20,8% del 2018. In entrambi gli anni, sostengono gli autori, l’uso era fortemente associato a chi aveva consumato tabacco. Infatti l’uso era limitato all’8,4% fra chi non aveva mai utilizzato tabacco nel 2018, al 29% fra chi aveva già provato un prodotto del tabacco non combusto e arrivava al 71% fra chi nella vita aveva fumato più di 100 sigarette. Inoltre solo lo 0,1% di chi non aveva mai fumato prima era uno svapatore frequente nel 2017, l’1% nel 2018. Fra i non fumatori che avevano usato l’e-cig nel mese precedente la rilevazione, il 61,8% dichiarava di averlo fatto meno di 10 giorni in tutta la vita. Dunque, concludono i ricercatori britannici, “i dati del Nyts non confermano le affermazioni di una nuova epidemia di dipendenza da nicotina derivante dall’uso di sigarette elettroniche, né i timori che la diminuzione del tasso dei fumatori fra i giovani possa subire un’inversione, dopo anni di progressi. Tra gli attuali utilizzatori di sigaretta elettronica che non avevano mai provato i prodotti del tabacco, le risposte indicano costantemente un livello di dipendenza minimo”. L'articolo Gran Bretagna e Stati Uniti, due amici divisi dalla sigaretta elettronica proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  2. Nonostante il calo delle vendite di sigarette, il tabacco è la terza attività più redditizia negli Stati Uniti, secondo una classifica stilata da Comparisun. Con un margine di profitto medio del 31,42 per cento, il tabacco è superato solo dai trasporti (ferrovie), con un margine di profitto medio del 50,93 percento e dal settore immobiliare (41,23 per cento). Sorprendentemente, le industrie in espansione dell’elettronica e del software si collocano tra le attività meno redditizie negli Stati Uniti, con margini di profitto medi rispettivamente del -4,07% e dell’1,88%. L'articolo Il tabacco è la terza attività più redditizia degli Stati Uniti proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  3. Sembra proprio che i governatori degli Stati americani che si sono precipitati a emettere ordinanze di emergenza per vietare i liquidi per sigaretta elettronica aromatizzati (cioè con gusti diversi dal tabacco), avessero fatto i conti senza l’oste. O meglio, senza il giudice. Dopo New York e il Michigan, è infatti di nuovo un giudice a bocciare il divieto imposto dal governatore Kate Brown a soli due giorni dalla sua entrata in vigore. La decisione di Brown era stata motivata con la necessità di proteggere i consumatori dalla necessità di proteggere i cittadini “dalla minaccia alla salute pubblica posta dall’esplosione di malattie polmonari legate al vaping”, ha spiegato alle agenzie di stampa il portavoce del governatore, Charles Boyle. La logica, francamente è un po’ zoppicante. Perché, pur tralasciando il fatto che i casi sembrano legati al consumo di Thc adulterato e facendo finta che le lesioni polmonari siano causate dall’uso dell’e-cig, non appare chiarissimo come vietare i liquidi alla fragola possa limitare il fenomeno. Smokeless Solutions by Vape Crusaders, che ha due negozi a Roseburg, sostenuto dalla Vapor Technology Association, hanno presentato ricorso contro l’ordinanza, sostenendo che il governatore Brown stesse di fatto travalicando i suoi poteri e che sarebbero stati costretti a chiudere ben prima che la questione arrivasse in tribunale. In risposta, il tribunale dell’Oregon ha ordinato la sospensione del divieto semestrale deciso da Brown. Il governatore non pare averla presa bene e, sempre tramite il suo portavoce, ha esortato i cittadini a smettere immediatamente di usare la sigaretta elettronica. L'articolo Usa, anche in Oregon giudice blocca il divieto sui liquidi aromatizzati proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  4. Una nuova generazione di sigarette elettroniche sta per affrontare il mercato italiano. La batteria e il sistema di ricarica sono tradizionali ma quello che fa la differenza è il drip tip. O forse sarebbe meglio chiamarlo, mai nome è più appropriato in questo caso, il filtro. Perché Wantoo monta un vero e proprio filtro pellicolato all’esterno in modo da replicare fedelmente quello delle sigarette. L’idea avuta dai produttori della UD (YouDe) è stata dare al consumatore di sigarette elettroniche la stessa sensazione che aveva tenendo tra le labbra una sigaretta tradizionale. Nella confezione è presente anche un drip tip tradizionale per chi non volesse sperimentare l’innovazione. Il filtro dopo un po’ dovrà essere sostituito: in vendita ci saranno anche confezioni da 10 filtri, acquistabili però a parte e non comprese nel kit. La batteria della Wantoo ha una capacità da 550 mAh e la ricarica si effettua attraverso il cavo Usb contenuto nella scatola. Monta pod originali che possono essere riempite con un liquido a piacimento del consumatore. Wantoo sarà reperibile sul mercato itaiano a partire da lunedì 22 ottobre e la distribuzione è affidata in via esclusiva a Svapoforniture. L'articolo Addio plastica, il drip di Wantoo è un vero e proprio filtro proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  5. La sezione psichiatrica di uno dei più grandi ospedali del Regno Unito, il Lewisham Hospital nella zona sud-est della capitale, offre gratuitamente sigarette elettroniche a quei pazienti che stanno cercando di smettere di fumare. L’iniziativa della Ladywell Unit – questo il nome della sezione psichiatrica – è stata possibile grazie all’accordo con lo store specializzato londinese Vpz. I pazienti riceveranno un kit per principianti, una iniziale fornitura di liquidi e una guida all’utilizzo. Il progetto iniziale si fermerà a cento pazienti, poi sarà valutato e si deciderà se proseguire. Ma “il successo iniziale”, commentano gli operatori, lascia credere che sarà così. Il problema del fumo fra le persone affette da patologie psichiatriche, nel Regno Unito come altrove, è particolarmente pressante. In questa fascia di popolazione, infatti, il tasso dei fumatori è pari al doppio o al triplo – a seconda dei disturbi – rispetto al resto dei cittadini. E dunque, nonostante il momento di confusione dovuto all’allarme partito dagli Usa, l’ospedale di Lewisham ha deciso di fare questo passo. “Il fumo intrappola nella povertà le persone vulnerabili, perché è molto costoso”, Ha commentato al quotidiano Telegraph Mary Yates del Nhs Foundation Trust di South London e Maudsley. E ha aggiunto: “Questa collaborazione con Vpz ha il potenziale di trasformare le vite dei nostri pazienti, sottraendoli al fumo, lasciandogli più soldi in tasca e trasformando la loro salute”. Yates ha evidenziato l’approccio olistico dell’ospedale, che affronta il problema del fumo insieme a quello della salute mentale, nell’obiettivo finale di portare giovamento al benessere complessivo del paziente. Entusiasta della sfida anche il personale del negozio Vpz, che avrà un ruolo attivo di monitoraggio e consulenza del programma. L’augurio che fanno i promotori dell’iniziativa è che il loro esempio venga replicato in altre parti del Pese. Ancora una volta dal Regno Unito arriva una bellissima dimostrazione di come settore pubblico e settore privato possano collaborare e integrarsi in vista di un comune obiettivo. L'articolo Ospedale inglese: sigarette elettroniche gratis ai pazienti psichiatrici proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  6. Eppure sarebbe molto semplice: leggere, capire, riportare. Questi sarebbero i tre passaggi sufficienti da fare quando si vuol dare evidenza ad una ricerca scientifica. Anzi, a volte non è neppure sufficiente capire, si potrebbe banalmente copiare. Il grande limite, però, è che in questo caso non si sa se quanto si sta scrivendo sia vero o meno. Ma nell’epoca del copy and paste poco importa: l’importante è avere due click in più e far finta di essere professionisti. A trarne nocumento, però, è la verità e la corretta informazione. Basti pensare alla vergognosa campagna contro la sigaretta elettronica partita dagli stati Uniti e diffusasi a macchio d’olio in tutto il mondo. Sono bastati due giorni ad agosto per gettare fango su uno strumento che da 10 anni aiuta i fumatori ad abbattere le tossicità altrimenti assunte con la combustione del tabacco. E il fenomeno non accenna a placarsi. La rivista americana Cancer Prevention Research ha pubblicato una ricerca intitolata “Effects of Electronic Cigarette Constituents on the Human Lung: A Pilot Clinical Trial”. Come prima cosa, occorre capire cosa dice il titolo. Ma è semplice. Uno studio clinico pilota indaga gli effetti delle sostanze contenute nelle sigarette elettroniche sui polmoni umani. Quindi, una persona di media cultura capisce che andando avanti nella lettura si avranno notizie circa l’eventuale tossicità o innocuità dell’e-cig. E infatti così è. Si apprende allora che la ricerca è stata condotta su un campione di 30 non fumatori. E qui occorre rileggere per capire ancora meglio: 30 non fumatori, cioè persone che non fumano o inalano nulla. E cosa si fa fare a queste persone? Si fa utilizzare per un mese una sigaretta elettronica caricata con una miscela di glicole propilenico e glicerina in pari dosi. Occorre ricapitolare ancora una volta: abbiamo dunque di fronte 30 persone non fumatrici che per un mese si vedono costrette a buttare nei loro polmoni una sostanza che sino al giorno prima neppure conoscevano. Ogni giorno, per tutta la durata dell’esperimento, il gruppo di persone è stato monitorato con analisi delle urine e osservazione di polmoni e bronchi. Secondo voi cosa è successo? Ovviamente che i ricercatori hanno trovato la presenza di sostanze legate al vapore inalato. E come potrebbe essere il contrario, visto che i 30 non fumatori – ribadiamolo: non fumatori – hanno svapato per un mese? Però bisogna ancora continuare, perché la frase fondamentale di tutta la ricerca è scritta nelle conclusioni dello studio: “I marcatori dell’infiammazione negli utilizzatori di e-cig rimangono nella media dei non fumatori ”. Allora. Rifacciamo un passo indietro. Trenta persone devono assumere per un mese i vapori della sigaretta elettronica. Dopo le quattro settimane di esperimento vengono analizzati i loro polmoni che – ovviamente – danno evidenza di essere entrati a contatto con l’aerosol dell’e-cig. Il comunicato dei ricercatori titola: “La sigaretta elettronica infiamma i polmoni già dopo quattro settimane”. Questo è mistificare la realtà. La sigaretta elettronica non è destinata ai non fumatori. La sigaretta elettronica serve per aiutare i fumatori ad abbassare il livello di tossicità assunte con la combustione del tabacco. È naturale che se un non fumatore svapa per un mese il suo fisico ne darà evidenza. Però, adesso sì facciamo anche noi il copia incolla direttamente dalla ricerca: “There were no significant differences in changes of BAL inflammatory cell counts or cytokines between baseline and follow-up, comparing the control and e-cig groups. However, in the intervention but not the control group, change in urinary PG as a marker of e-cig use and inhalation, was significantly correlated with change in cell counts (cell concentrations, macrophages, and lymphocytes) and cytokines (IL-8, IL-13, and TNF-α), although the absolute magnitude of changes was small. There were no significant changes in mRNA or microRNA gene expression”. In soldoni: non sono stati riscontrate variazioni se non nel livello di PG nelle urine ma l’entità dei cambiamenti è bassa. Urge un ennesimo riassunto. Trenta non fumatori svapano per un mese. Vengono monitorati e al termine dell’esperimento non vengono rilevati cambiamenti se non il tasso di glicole nelle urine definito comunque “basso”. La sigaretta elettronica è innocua? No, nessun elemento esterno immesso nel corpo umano è innocuo. La sigaretta elettronica è meno dannosa delle sigarette? Sì, e di tanto. La sigaretta elettronica è destinata ai fumatori? Sì, se non riescono a smettere di fumare. Tre domande e tre risposte che da sole farebbero un titolo. E invece si continua a demonizzare l’utilizzo dell’e-cig, dando evidenza a ricerche che nascono già sbagliate. O che, al limite, enfatizzano banalità che non occorrerebbe neppure dimostrare. Perché non ripetere una analoga ricerca con un gruppo di trenta fumatori, verificando i loro polmoni dopo un mese di fumo e dopo un mese di vapore? Ma forse, anche in questo caso, gli eori del copia-incolla e delle traduzioni automatiche scriverebbero stalla al posto di stella. L'articolo Sigarette elettroniche e infiammazione ai polmoni: ennesimo caso di titoli spazzatura proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  7. Continua il nuovo corso dell’azienda californiana Juul Labs sotto la guida del nuovo amministratore delegato K.C. Crosthwaite, arrivato direttamente da Altria Group. Per cercare di arginare le accuse di aver diffuso l’uso della sua pod-mod ad alta concentrazione di nicotina fra i minori, l’azienda ha annunciato che negli Stati Uniti sospenderà la distribuzione nelle rivendite delle ricariche di liquido ai gusti fruttati e dolci. Rimarranno disponibili esclusivamente le pod al tabacco e al mentolo, almeno fino a che l’azienda non avrà completato l’iter per l’autorizzazione alla commercializzazione del prodotto previsto dalla Food and drug administration. Chi vorrà comunque acquistare le pod al mango, alla crema, alla frutta e al cetriolo, potrà farlo esclusivamente attraverso il sito ufficiale di Juul, che ha un sistema sofisticato di verifica dell’età. A l momento la restrizione non è estesa ad altri Paesi. Il provvedimento arriva dopo altre iniziative, che stanno ad indicare come l’azienda stia cercando di dare una diversa immagine di sé. Prima, infatti, Juul ha annunciato che avrebbe sospeso tutte le pubblicità via etere, su stampa e anche su social media; poi ha ritirato il suo sostegno al referendum (che lei stessa aveva promosso) contro il divieto di vendita di prodotti del vaping, deciso dalla città di San Francisco; in seguito ha annunciato che avrebbe sospeso qualsiasi attività di lobbying politica sulla regolamentazione degli aromi nei liquidi per e-cig. “Dobbiamo far ripartire da zero la categoria del vapore – ha dichiarato Crosthwaite – guadagandoci la fiducia della società e collaborando con i regolatori, i legislatori e le parti interessate per combattere l’uso fra i minori, fornendo contemporaneamente un’alternativa ai fumatori adulti”. Al momento l’azienda non sembra, però, aver convinto i suoi maggiori accusatori. Matthew Myers, presidente di Campaign for Tobacco- Kids (l’associazione antifumo che ha ricevuto 160 milioni di dollari da Michael Bloomberg per promuovere il divieto sugli aromi), guarda l’atra faccia della medaglia. “La decisione di Juul di lasciare sugli scaffali le ricariche alla menta e al mentolo – ha dichiarato – dimostra che l’azienda non è minimamente cambiata sotto la nuova leadership e che non ha seriamente intenzione di impedire l’uso da parte dei minori”. L'articolo Usa, Juul sospende la vendita nei negozi delle ricariche dolci e fruttate proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  8. Philip Morris International (PMI) ha registrato ricavi netti di 7,64 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2019, in crescita dell’1,8% rispetto a quelli registrati nel terzo trimestre del 2018. Il reddito operativo è stato di 2,79 miliardi di dollari, in calo dell’11,7% rispetto a quello del trimestre comparabile del 2018. Il dato che più sorprende è la costante crescita del riscaldatore di tabacco e delle relative sigarettine di ricarica. PMI ha spedito in tutto il mondo nell’ultimo trimestre 15,99 miliardi di heets, a fronte degli 8,65 miliardi del trimestre precedente, segnando una crescita dell’84,8%. Stando a quanto riferisce il Ceo di Pmi, Andre Calantzopoulos, è l’Italia il Paese a far da traino ai prodotti a tabacco riscaldato, seguita da Russia, Ucraina e Giappone. A partire da questo trimestre, il riscaldatore di tabacco è stato introdotto anche negli Stati Uniti. Al momento è l’unico prodotto del tabacco non convenzionale ad essere autorizzato dalla Fda. L'articolo Philip Morris International diffonde le cifre: l’Italia traina mercato dei riscaldatori proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  9. La realtà virtuale, il fenomeno tecnologico più utilizzato tra i giovani amanti dei video game per esperienze ultra interattive, può essere considerata un valido strumento di sostegno anche nel percorso di uscita dal tabagismo e comportamenti pro-salute in generali, soprattutto tra i più giovani. È questo il risultato dell’ultimo studio condotto dai ricercatori del CoEhar, Centro di Ricerca per la Riduzione del danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Addictive Diseases. Secondo il professor Pasquale Caponnetto, primo autore dello studio condotto in collaborazione con i ricercatori della startup italiana Behaviour Labs: “L’aspetto più importante della ricerca rimane il collegamento della psicologia alla tecnologia e la possibilità di utilizzare l’appeal dei sistemi tecnologici innovativi per favorire l’accesso a stili di vita più sani nei giovani utilizzando un linguaggio che loro amano, quello tecnologico”. I ricercatori hanno arruolato quaranta giovani fumatori adulti, tra i 20 e i 30 anni, non motivati a smettere di fumare e li hanno invitati a valutare la loro motivazione dopo essere stati sottoposti a tre diversi stimoli: un pacchetto di sigarette che riportava delle immagini scioccanti, un breve film che mostrava gli effetti polmonari del fumo e una sessione di realtà virtuale sulla progressione delle possibili malattie legate al fumo. Rispetto all’obiettivo primario di incremento motivazionale, tutti gli stimoli forniti sono stati significativi nel miglioramento della motivazione a smettere di fumare ma la differenza tra lo stimolo provocato dalle immagini sul pacchetto di sigarette e del video rispetto a quello provocato dalla realtà virtuale è stata significativa. La realtà virtuale ha avuto un impatto molto più forte sulla motivazione intrinseca del fumatore. Si tratta di uno strumento di comunicazione sofisticato in cui l’utente sperimenta il senso di presenza, cioè l’esistenza (essere lì in quel posto) che, ai fini delle moderne tecniche di persuasione, definisce maggiormente e con più successo il tentativo di modificare atteggiamenti o comportamenti. Per dare una quantificazione dei risuItati ottenuti è importante precisare che i partecipanti allo studio, alla prima visita mostravano un livello “zero” di motivazione a smettere di fumare su una scala motivazionale che andava da 0 a 10. Una volta comparati i punteggi post-stimoli è stato riscontrato un massimo livello per lo stimolo realtà virtuale. Nel dettaglio, per lo stimolo pacchetto di sigarette con immagine di malattia fumo-correlata la differenza media alla scala motivazionale è stata di 3.91, per lo stimolo video di malattia fumo-correlata era 4.87 ed infine per lo stimolo realtà virtuale la differenza media alla scala motivazionale era di 6.96. “Per sconfiggere il fumo di sigarette convenzionali – commenta Riccardo Polosa, direttore del Centro di Ricerca – è necessario introdurre nella scienza la creatività. Si, perché solo essendo lungimiranti e conoscendo nello specifico gli stili di vita delle popolazioni mondiali è possibile trovare le soluzioni più adatte a risolvere il problema del tabagismo. Parte da qui la mission di tutto il CoEhar la tecnologia e l’innovazione devono firmare un patto di alleanza forte e indissolubile volto a far aumentare la motivazione a smettere e vivere sani e liberi da schiavitù”. L'articolo Nuove frontiere della lotta al fumo: la realtà virtuale proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  10. “In Inghilterra cambiamenti nella prevalenza dell’uso della sigaretta elettronica sono positivamente associati con i tassi generali di cessazione del fumo”. In altre parole, la diffusione della sigaretta elettronica ha contribuito a far aumentare il numero degli inglesi che sono riusciti a smettere di fumare: secondo gli analisti, solo nel 2017 sono stati “fra 50.700 e 69.930 fumatori che altrimenti avrebbero continuato a fumare”. A dirlo è una ricerca appena pubblicata sul sito della rivista scientifica Addiction e intitolata “Association of prevalence of electronic cigarette use with smoking cessation and cigarette consumption in England: a time series analysis between 2006 and 2017”. A condurlo un team di ricerca multi disciplinare dello University College di Londra composto da Emma Beard, Robert West, Susan Michie e Jeremy Brown. Lo scopo del lavoro era, appunto, quello di fornire delle stime aggiornate su quanto i cambiamenti nell’uso della sigaretta elettronica in Inghilterra fossero associati con i cambiamenti nella cessazione del fumo e nel consumo quotidiano di sigarette fra i fumatori nel corso di oltre un decennio. Per farlo i ricercatori hanno condotto un’analisi delle serie storiche delle tendenze della popolazione in Inghilterra, basandosi sullo Smoking Toolkit Study, lo studio nazionale sul fumo che prevede indagini ripetute e trasversali su persone dai 16 anni in su. E i risultati di queste analisi dimostrano che le percentuali generali di cessazione screscono proporzionalmente con l’aumento dell’uso dell’e-cigarette da parte dei fumatori. E le percentuali di chi riesce a smettere crescono con l’aumento dell’uso della sigaretta elettronica mentre si cerca di smettere di fumare. Non sono state trovate prove certe di un’associazione fra l’uso della sigaretta elettronica e la prevalenza dei tentativi di smettere o il consumo di sigarette. “Questo studio – commenta Peter Hajek, direttore dell’Unità di ricerca sulla dipendenza dal tabacco della Queen Mary University di Londra – è un importante aggiunta alle prove che già abbiamo da diverse fonti e che dimostrano che le sigarette elettroniche aiutano i fumatori a smettere. Dimostra anche che con l’aumento della popolarità dell’e-cigarette, sono aumentate i tassi di cessazione fra i fumatori, molto probabilmente perché chi non riusciva a smettere con altri metodi, trae beneficio dal vaping”. “Con l’incrementare del passaggio dei fumatori alla sigaretta elettronica – conclude Hajek – i benefici per la salute pubblica saranno sostanziali”. L'articolo Inghilterra, la sigaretta elettronica continua a far diminuire i fumatori proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  11. Saranno Phil Busardo e Dimitris Agrafiotis le guest star internazionali di VapitalyPRO, la fiera B2B ospitata presso i padiglioni della Fiera di Roma dedicata ai commercianti e aziende della sigaretta elettronica. Interverranno dal palco domenica 10 novembre alle ore 14,30. Sarà un interessante momento di confronto e conoscenza di quanto sta accadendo nel mondo del vaping negli Stati Uniti. Tema e filo conduttore degli interventi dei due celebri pioneri della videocomunicazione del vaping: “Uno sguardo sul vaping in America e possibili impatti in Europa”. Durante la manifestazione si terranno anche quattro workshop formativi destinati ai negozianti. L’ingresso al VapitalyPRO (sabato 9 e domenica 10 dalle 10 alle 18) è gratuito previa registrazione della partita Iva sul sito della manifestazione. L'articolo Phil Busardo e Dimitris Agrafiotis le guest star internazionali di VapitalyPRO proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  12. Il 2020 sarà l’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Le ultime rilevazioni indicano che il gradimento nei confronti di Donald Trump è in discesa. Il sistema elettorale non premia automaticamente il candidato più votato ma colui che riesce a convincere più delegati in ogni singolo Stato. Ecco perché è importante non soltanto vincere ogni singolo paese ma convincere ogni singolo elettorale e spingerlo alle urne. Le associazioni e i consumatori di sigarette elettroniche statunitensi hanno lanciato una campagna denominata “We Vape, we vote” (Noi svapiamo, noi votiamo), convinti che i 10 milioni di vapers adulti e i 20.000 titolari di attività commerciali possano in qualche modo contribuire a far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Soprattutto negli Stati dove il livello di indecisione è alto. Ma anche i politici e i partiti stanno cominciando a capire l’importanza del voto dei vaper, siano essi consumatori o rivenditori. Stanno notando che lo svapo è un’identità, non solo un hobby o una passione. Il potente conservatore Grover Norquist avverte che questo è un elettorato che Trump non dovrebbe ignorare in funzione delle Presidenziali 2020. Eloquente anche il commento di Matt Culley, tra i più celebri influencer a stelle e strisce: “Ci sono abbastanza vaper per far oscillare Stati come il Michigan? Certamente sì“. L'articolo Presidenziali Usa 2020, parte campagna “We vape, We vote” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  13. La questione del fumo di tabacco è molto complessa e non priva di spine. La gente ascolta opinioni che appaiono singolarmente in contrasto tra loro e non capisce. Proviamo a mettere ordine anche se non è semplice. La questione dei morti americani per polmonite chimica certamente non si può addebitare al fumo elettronico. Oramai è certo, almeno tre persone sono finite in galera per aver commercializzato prodotti letali. Nella deregulation americana si è sviluppata la follia di mettere nei tank oli solventi mortali ed altre sostanze tossiche imprecisate. Quindi non è una questione di fumo elettronico ma di cronaca nera , di mercato legato al web illegale, di improprio utilizzo dei device. Non credo vi sia nulla da aggiungere tranne che stigmatizzare l’isteria di alcune posizioni da parte di soggetti internazionali che dovrebbero invece essere obiettivi ed equilibrati . Ci sono due punti di vista da esaminare sul fumo elettronico: la parte rappresentata dalla popolazione che non fuma niente (78%), la parte di chi fuma (22%). Le organizzazioni di salute pubblica hanno il compito di proteggere la gente, adulti e bambini. Giusto vietare e normare. È anche per questo che in Europa non si muore per fumo elettronico. La cosa migliore è non cominciare a fumare e se si è caduti nella trappola la priorità è smettere, cosa non semplice. Il punto debole degli organi di vigilanza è che si continua a fumare. Gli unici risultati li ha avuti il Ministro Sirchia. Inutile discutere di chi è la colpa . Bisogna accettare che tutto quello che si sta facendo contro il fumo è inefficace. Bisogna riconoscere l’errore e cambiare. Ovviamente chi deve sorvegliare osserva con timore tutto ciò che può produrre l’idea di un fumo sano che mai esisterà. Questo si ottiene introducendo chiarezza e normando. Credo che usare forzature non sia utile a nessuno. Serve obiettività, umiltà, verità. Il secondo punto di vista è quello di chi cura la salute delle persone. Ovviamente sono i malati oggetto di questa attenzione e di conseguenza i fumatori di tabacco che sono tutti soggetti fortemente a rischio di ammalarsi. Su questo 22% di italiani si giocano 81 mila vite all’anno. È evidente che dinanzi al fallimento delle politiche di cessazione non possa non interessare l’approccio pragmatico della questione di una riduzione del rischio ricevibile: il fumo elettronico con regole di produzione e di uso certe può essere uno strumento utile. Anche in questo caso ci va prudenza ma essere umili, trasparenti e corretti sul piano della scienza pare essenziale. Ritengo che parlarne senza dividersi tra buoni e cattivi sia essenziale. Abbiamo tutti una grande responsabilità verso una larga fetta di persone fragili, perché questo sono i fumatori che non riescono a sottrarsi alla maledetta e mortale sigaretta. L'articolo Sanità, Beatrice: “Tutto quello che si sta facendo contro il fumo è inefficace” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  14. Un contributo di mezzo milione di euro per una consulenza siglata a ridosso delle elezioni del 2018. È quanto avrebbe versato Philip Morris nelle casse della Casaleggio Associati, la struttura che gestisce la piattaforma finanziaria e politica del Movimento 5 stelle. A darne notizia è Carlo Tecce su Il Fatto Quotidiano. Secondo la ricostruzione del giornalista, il gigante del tabacco “ha reclutato gli esperti di Casaleggio per una consulenza sulla comunicazione digitale in Italia che ha coinciso con l’apertura di un canale Twitter nel novembre 2017 e che oggi conta 917 follower”. L’inchiesta tratta anche altri due colossi: Moby (trasporto marittimo) e Lottomatica (gioco): due settori da sempre mal visto negli ambienti grillini. Secondo la ricostruzione di Tecce, “Lottomatica paga circa 110.000 euro annui per “Generazione Cultura”, il compenso di Philip Morris – secondo informazioni non smentite di più fonti qualificate – è di oltre 500.000, stessa cifra per “naviga italiano” di Moby Lines”. Particolarmente interessante la ricostruzione di Tecce: “A ogni legge di bilancio, per incastrare incassi e uscite, il governo studia tasse sulle sigarette. Quelle tradizionali patiscono ormai rincari frequenti e di centesimi, quelle elettroniche – su cui le multinazionali hanno orientato i nuovi costumi, oscillano tra stangata e tutela. Il governo Gentiloni impose gabelle severe ai liquidi con o senza nicotina e limitò la vendita su internet. Il 27 novembre 2017, il Blog delle Stelle, voce ufficiale del Movimento, ospitò un articolo di Laura Castelli e Alessio Villarosa, adesso viceministro e sottosegretario all’Economia, in cui si denunciava un danno “alle nostre aziende” e un “regalo ai big del tabacco per le tasse sulle sigarette elettroniche, come se i “big del tabacco” fossero fuggiti dal mercato. In perfetta sintonia con gli alleati leghisti, nel dicembre 2018 con il decreto fiscale, il governo Conte I ha quasi eliminato le tasse sui liquidi con o senza nicotina e ridotto dal 50 al 25 per cento la misura per il calcolo delle accise per le sigarette senza combustione. Una norma con un costo per l’erario di 70 milioni di euro all’anno. Il Fatto ha chiesto spiegazioni sull’accordo con la Casaleggio Associati e l’ingente compenso pattuito ma Philip Morris Italia ha risposto che non intende commentare”. L'articolo La denuncia de Il Fatto Quotidiano: “500 mila euro da Philip Morris alla Casaleggio Associati” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  15. Su richiesta dell’Agenzia Dogane e Monopolio, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello “F24 Accise”, delle somme dovute “a titolo di indennità di mora e interessi sull’imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo (Ris. AE 15 ottobre 2019 n. 86)”. I nuovi codici sono: “5467” denominato “Imposta di consumo prodotti succedanei dei prodotti da fumo – indennità di mora – art. 7 c. 4 DM 29 dicembre 2014”; “5468” denominato “Imposta di consumo prodotti succedanei dei prodotti da fumo – interessi sul ritardato pagamento art. 7 c. 4 DM 29 dicembre 2014”. In sede di compilazione del modello “F24 Accise”, i nuovi codici tributo vanno inseriti nella “Sezione Accise/Monopoli e altri versamenti non ammessi in compensazione” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”, indicando: nel campo “ente”, la lettera “M”; nel campo “provincia (prov.)”, la sigla della provincia di ubicazione del deposito del distributore; nel campo “codice identificativo”, nessun valore; nel campo “rateazione”, il valore “0101” oppure “0202”, nel caso in cui il versamento si riferisca, rispettivamente, all’imposta relativa ai primi quindici giorni del mese oppure dal giorno 16 alla fine del mese, nel formato “NNRR”; nei campi “mese” e “anno di riferimento”, rispettivamente, il mese e l’anno di immissione in consumo dei prodotti succedanei dei prodotti da fumo, nei formati “MM” e “AAAA” L'articolo Sigarette elettroniche, Agenzia delle Entrate istituisce i codici tributo per interessi e mora proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
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