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  3. (Adnkronos) – Sebbene la scelta migliore sia smettere di fare uso di prodotti contenenti nicotina, oltre a non iniziare da tutto, la realtà è che ci sono milioni di fumatori adulti che, in assenza di un’alternativa valida, continueranno a fumare. Oggi la scienza e la tecnologia hanno reso possibile la creazione di queste alternative e queste persone, uomini e le donne, hanno il diritto di potervi accedere. Negando loro l’accesso a tali prodotti, la cui validità si fonda su solide basi scientifiche, queste persone continuano a fumare. Philip Morris International Inc ha pubblicato oggi il proprio white paper dal titolo Unsmoke Your Mind: risposte pragmatiche a domande complesse per un futuro senza fumo nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Davos. Partendo da un sondaggio indipendente commissionato da Pmi e condotto da Povaddo su un campione di 17.251 adulti di 14 paesi e di età compresa tra 21 e 74 anni, lo studio prevede la prospettiva sulle opinioni del pubblico circa la situazione normativa, scientifica e commerciale sul fumo e sui nuovi prodotti senza combustione. Il white paper mostra che è una grande esigenza sia di condivisione di prove scientifiche che di politiche stabilite su dati e fatti per quanto riguarda i prodotti alternativi alle sigarette. Quasi 9 intervistati su 10 (87%) su base internazionale, che in Italia raggiungono il 96%, concordano sul fatto che “durante la stesura delle normative delle relazioni, i funzionari e gli enti sanitari pubblici osservati prendono in considerazione la ricerca scientifica presente disponibile sulle sigarette elettroniche e sui prodotti del tabacco riscaldato“. Lo studio mostra inoltre come, ad incidere sulla credibilità dell’alternativa al fumo, anche la grande confusione causata dal diffondersi di numerosi studi e notizie contraddittorie. In merito al ruolo dei media e della comunicazione scientifica, la carta dedica un particolare focus alla crisi statunitense, chiamata Evali, che negli ultimi mesi ha trovato uno spazio ampissimo su tutti i principali giornali causando non poco lo smarrimento sugli utenti di sigaretta elettronica. Una confusione che emerge anche dallo studio, come evidenziato dalla quota di intervistati che si trova trovato concordato con l’espressione “nelle ultime settimane i media hanno creato confusione sui prodotti alternativi come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato“, pari al 42% a livello globale, o oltre il 50% se si considera in considerazione solo i fumatori. “Le alternative senza fumo offrono un approccio alla salute pubblica basato sul buon senso“, sottolinea Jacek Olczak, Chief Operating Officer di Pmi. “In un’epoca in cui la fiducia nei governi e nelle organizzazioni ha toccato i minimi storici, è fondamentale basare il processo decisionale sulla scienza e sui fatti. Per PMI questa ricerca rende ancora più importante una condivisione trasparente delle evidenze scientifiche sui nostri prodotti alternativi al fumo, rendendole accessibili a tutti: autorità, governi, scienziati, esponenti del mondo accademico e grande pubblico“. L'articolo Sigarette elettroniche, Philip Morris: “Poca fiducia nei governi, bisogna ascoltare la scienza” proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  4. I nostri governi sprecano il nostro denaro, guadagnato con fatica, per sostenere un’organizzazione internazionale che, secondo la sua missione, si impegna per la promozione della salute, i diritti umani e il rispetto degli standard etici. In realtà, però, questa organizzazione è profondamente influenzata dall’industria farmaceutica. E nell’interesse dell’industria farmaceutica, questa organizzazione abusa della fiducia dei cittadini, mentendo spudoratamente e senza scrupoli. Oggi il picco della spudoratezza è una pagina di domande e risposte, contenente “informazioni” sui rischi della sigaretta elettronica. Già la foto di apertura con la scritta “No Smoking” rappresenta una pesante distorsione dei fatti. Cosa c’entra il divieto di fumo con lo svapo? Delle nove domande, sei hanno risposta che contraddicono i fatti, cioè sono menzogne cristalline; altre due incoraggiano gli Stati membri a vietare completamente il vaping o, quantomeno, a regolamentarlo pesantemente. Nell’ultima domanda e risposta, si loda se stessi in quanto costruttori di un mondo più sano (dimostrando una perdita di percezione della realtà che fa rizzare i capelli). Possiamo presumente che numerose organizzazioni e autoproclamati esperti nel campo del controllo del tabacco saranno ben felici di fare riferimento a questo opuscolo di una organizzazione sanitaria (molto rinomata). Anche la popolazione prenderà probabilmente queste indicazioni come oro colato, quindi i fumatori continueranno a fumare per motivi di sicurezza. Ancora una volta pongo la domanda che ricorre ciclicamente: per quanto tempo accetteremo tutto questo? Per quanto tempo tollereremo che i nostri governi finanzino con denaro pubblico un cartello farmaceutico? Ps: il nome di questa organizzazione non è appropriato, in inglese si parlerebbe di “misnomer”, una denominazione impropria. Per questo non viene menzionato qui. Bernd Mayer è docente di Farmacologia e Tossicologia presso la Karl-Franzens-Universität di Graz, Austria. L'articolo Sigaretta elettronica: tutte le menzogne della rinomata organizzazione di salute proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  5. Sta rimbalzando su tutti i media la notizia del governo australiano che ha portato il prezzo del pacchetto di sigarette a 50 dollari. Titoli a caratteri cubitali, condivisioni social, apprezzamenti a go-go per quella che viene considerata la massima espressione della lotta al fumo: tassare un prodotto per disincentivarne la diffusione e l’utilizzo. Ma al di là della retorica e della faciloneria del copia-incolla, se si va a fondo e si leggono i dati reali si scopre che c’è ben poco da esultare. Prima di tutto, analizziamo il prezzo. Cinquanta dollari australiani equivalgono a circa 25 euro. Quindi, l’effetto “wow” è già dimezzato. Bisogna poi aggiungere che i pacchetti contengono 25 sigarette e non tutti costano allo stesso modo: si oscilla da un minimo di 28 ad un massimo, appunto di 50 dollari australiani. Ne consegue che si può dunque acquistare un pacchetto di sigarette anche con “soli” 16 euro. Prima dell’aumento, il prezzo medio era di 14 euro a pacchetto. Ed infatti, il tasso della maggiorazione voluta dal governo è del 12,5%. Come se in Italia si passasse dai canonici 5 euro a 5,6 euro a pacchetto. Un aumento ampiamente tollerabile. Anche se agli occhi di un italiano quelle australiane possono sembrare cifre importanti, occorre esaminare e contrapporre le due realtà economiche. Secondo il report della banca mondiale, l’Italia è al nono posto della classifica del reddito pro capite nell’ambito del G20. Non è così per l’Australia dove, sempre secondo lo stesso report, il cittadino medio guadagna annualmente il triplo di un italiano, ponendo l’isola oceanica al terzo posto tra i Venti Grandi. Non bisogna poi dimenticare che, mentre in Italia il cuneo fiscale (l’incidenza delle tasse sul reddito) è di circa il 51%, in Australia supera di poco il 25%. Meno tasse, più soldi in tasca, maggiore potere d’acquisto. Accantonato l’aspetto prezzo, che dunque deve sempre essere ponderato alla realtà e all’economia di riferimento, occorre dare una sguardo agli effetti che gli aumenti degli ultimi anni hanno prodotto. E qui entra in scena il contrabbando. In un solo mese l’Australian Border Force ha sequestrato 20 milioni di sigarette e quasi 12 tonnellate di tabacco illegale. Quantità che equivale a circa 14,2 milioni di dollari di mancate accise. Le sigarette di contrabbando vengono vendute direttamente dai negozianti prendendole sottobanco, su esplicita richiesta dei fumatori. Il rischio vale la candela, si direbbe. Ma non solo. Allo stesso tempo il consumo di tabacco trinciato è passato dal 26% nel 2006 al 36% nel 2016; i fumatori under 40 sono aumentati dell’82%. Il numero totale di fumatori non scende da quattro anni. Non è servito neppure introdurre il pacchetto neutro e le immagini shock che occupano tutto il pacchetto. Una politica antifumo lungimirante deve prima di tutto fare prevenzione, investire in comunicazione istituzionale e in informazione. Deve aprire le coscienze dei fumatori ma soprattutto intervenire sin dalle prime classi scolastiche per diffondere le criticità di un tale vizio. Occorre però anche consentire al fumatore di poter accedere a strumenti in grado di accompagnarlo verso la cessazione nella maniera più “indolore” possibile. Il fumatore non si considera un paziente da curare sino a quando non viene colpito da qualche patologia fumo-correlata. Prima di allora il fumatore non è consapevole che si sta lentamente avvelenando. Occorre dunque che anche la classe medica conosca e sappia la materia di cui sta parlando. Non per slogan ma per esperienza e conoscenza. Semplice è chiedere di aumentare il prezzo delle sigarette, più impegnativo è formarsi costantemente, restare al passo con le opportunità e le potenzialità offerte anche dal mercato. Che non deve essere necessariamene quello farmaceutico. L'articolo Australia, sigarette a 50 dollari? Retorica e faciloneria da copia-incolla proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  6. Pear Chocolate n. 8 di Dreamods. Come da nome un aroma di cioccolato e pera provato su Gotank diluito 1/10 ml. La pera ci vuole un attimo perché sappia di smalto per le unghie e così infatti appare la pera di questa versione all'olfatto, ma non meglio va al gusto, se il liquido non lo si lascia riposare più dei 5/10 giorni consigliati dal produttore e comunque, anche dopo una lunga maturazione, un accenno c'è. Il cioccolato, inspirato e espirato, risulta molto artificiale, sebbene migliori con la maturazione; niente di paragonabile a quello della Suprem-e Don Cake. Direi perciò una fedeltà della resa poco verosimile ai gusti che dovrebbe riprodurre, non necessariamente spiacevole, però. Consiglio di diluire più del 10%, forse il 13 come suggerito dalla stessa azienda produttrice è meglio, benché si sbilanci il rapporto diluizione-convenienza. Sporca tantissimo le coil quindi meglio su un rigenerabile. Da non farsi grandi quantitativi di liquido perché la pera scompare col tempo, lasciando dietro di sé un lieve effetto lacca, e il cioccolato si intensifica.
  7. Tutto ebbe inizio alla fine del XVIII secolo, nell’isola croata di Solta grazie all’intuizione di un uomo tenace e coraggioso, Antonio Marino Baucevich, mio “nonno” o meglio il nonno del mio trisavolo. Proprio mentre l’Europa era attraversata dai cambiamenti portati dalla Rivoluzione Francese e dall’Illuminismo, cominciò l’avventura commerciale della mia famiglia nel mondo della produzione del tabacco. All’ inizio, nel lontano 1791, l’intuizione di mio “nonno” Antonio Marino fu una scommessa, ma il tempo gli ha dato ragione. Anno dopo anno, infatti, mio “nonno” riuscì ad avviare ed a sviluppare un’attività commerciale degna di nota, si specializzò nel trasporto del tabacco, prima da Smirne ad Amburgo, per poi successivamente trasferire la propria base operativa da Solta all’antica e fascinosa Costantinopoli. Le sue navi solcavano il Mediterraneo portando nelle stive il prezioso tabacco che arrivava, così, nell’Europa continentale. Un commercio fiorente, che nel tempo è stato trapassato a noi eredi, che diedero ulteriore forza a questa attività attraversando il 1800 e andando avanti a vele spiegate. Dopo la prima guerra mondiale l’impresa Buchner Baucevich si ramificò nel continente e furono fondate diverse società di produzione di tabacco in Germania, Grecia, Bulgaria, Romania, Turchia e Italia. Nel corso dei secoli, infatti la mia famiglia è diventata un punto di riferimento internazionale nel settore della produzione e del commercio del tabacco, ed anche oggi siamo una delle più importanti realtà a conduzione famigliare in questo settore. Questa storia di successo che ebbe inizio nel lontano 1791 giunge fino ad oggi nel XXI secolo e continua ormai da sei generazioni grazie alla capacità di aprirsi a diversi orizzonti. Proprio in quegli anni furono trasportate quantità enormi di tabacco di diverse qualità e vennero lavorate con cura per mantenere tutte le caratteristiche peculiari del prodotto. Tra le varie produzioni, la più particolare fu quella del Latakia, un tabacco originariamente prodotto in Siria e intitolato alla città portuale di Latakia (l’antica Laodicea). Il Latakia siriano è ottenuto dalla pianta dello “shekk-el-bint”, con la foglia affusolata e lunga. È un rarissimo tabacco orientale derivate dal seme di izimir, trapiantato in Siria. L’affumicatura del Latakia si ottiene con un fumo ricavato da essenze di conifere e varie specie aromatiche autoctone, come il cedro del libano ed il ginepro. L’estrazione di questo tabacco non è affatto facile, per l’alta presenza di untuosità e resine varie. Il Latakia siriano si presenta molto scuro, quasi color caramello ed è intensamente profumato. Natascha Buchner BaucevichPurtroppo da anni per gravi motivi economici e socio-politici in Siria non viene più prodotto questo tabacco e la varietà che è presente oggi sul mercato viene prodotta a Cipro. La qualità e le caratteristiche del tabacco Latakia cipriota sono differenti dalla variante originale siriana, ma nonostante ciò rappresenta una validissima alternativa. Il Latakia cipriota è un tabacco fire-cured, facilmente reperibile, di colorazione molto scura tendente al nero. È ottenuto da una particolare affumicatura delle foglie di varietà detta “Yellow Cyprus”: vengono colte una ad una, ordinate in file e curate in capannoni. Qui vengono bruciati legni di conifere e arbusti di montagna, rami di mirto e resine. Il tabacco prodotto dall’affumicatura è marrone scuro, tendente al nero e molto secco. Pertanto il pregiato tabacco Latakia siriano oggi è una rarità, e in quanto tale, rappresenta un unicum. La nostra storica e antica azienda è una delle poche al mondo ad avere ancora questa tipologia di tabacco. La lavorazione e la cura si basa su tecniche collaudate, nel rispetto della tradizione e delle foglie. Il ricco e gustoso odore del Latakia siriano pervade il nostro magazzino, dove abbiamo ancora oggi i sacchi originali con le preziose foglie che ricordano i viaggi del passato. Nel tempo la mia famiglia ha cominciato a collaborare anche con la famiglia di esperti chimici Fontana e da lì abbiamo dato vita a diversi brand nazionali ed internazionali nel mondo del vaping. Tutti i nostri prodotti sono a base di tabacco di alta qualità di cui garantiamo in prima persona. Noi conosciamo i tabacchi che vengono lavorati per essere svapati. Ed è per questo che siamo fieri di affermare che Quartet di Black Note e l’aroma Latakia della linea V sono realmente a base di Latakia Siriano. Perché lo conosciamo, lo abbiamo raccolto, lo abbiamo trasportato di nave in nave e lo abbiamo custodito, gelosamente, fino ad oggi, solo per poter creare dei liquidi di grande pregio e raffinatezza. L'articolo Tabacco Latakia: dalla Siria o da Cipro? Il parere dell’esperto proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
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  11. Per la cronaca....... certo i "precedenti" non indicano nulla, ma sarebbe bello che tali disquisizioni provenissero almeno da pulpiti meno chiacchierati https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_giugno_24/sottrazione-fondi-sirchia-sospeso-dall-ordine-medici-814458fe-fba2-11e3-9def-b77a0fc0e6da.shtml
  12. Salve e perché non vietare, finalmente, gli alcoolici? Ma già che ci siamo perché non vietare lo zucchero e il cibo spazzatura? Diamoci alla pazza gioia: perché non vietare di studiare e sapere? Così sarà più facile controllare gli individui e Sirchia non sarebbe diventato medico, perché si sa che certe cose non si debbono sapere. Vietiamo a destra e a manca, facciamo queste dichiarazioni in un tv generalista all'ora in cui la casalinga di Voghera, con tutto il rispetto per le casalinghe di ogni dove, che si impressiona se lo dice un ex ministro medico alla tv e dunque sarà vero quel che dice, guarda la tv e agitiamole davanti lo spettro della cannabis, del vizio...ecco perché va tutto male: bisogna vietare la sigaretta elettronica. Vietiamo perché non sappiamo proporre un'alternativa, non sappiamo fare altro. Resto sempre senza parole quando scienziati o intellettuali dicono le cose in questo modo. Non ne capisco il perché? O forse sono gli ultimi colpi di coda per farsi notare in un mondo che non comprendiamo e non si cura più di noi. Si dovrebbe solo ignorare queste uscite, a mio modesto giudizio.
  13. È partita pochi minuti fa sul profilo Twitter dell’Organizzazione mondiale di sanità una campagna per scoraggiare l’uso delle sigarette elettroniche, tramite la pubblicazione di infografiche che danno informazioni nel migliore dei casi controverse. I link rimandano ad una pagina del sito internazionale dell’Oms messa online ieri dal titolo: “Sigarette elettroniche, quanto sono pericolose?”. La formula è quella delle domande e risposte, nelle quali l’organizzazione prende una netta posizione contro lo strumento di riduzione del danno, ma pure parecchi scivoloni, senza peraltro mai citare uno studio o un riferimento scientifico. Il più clamoroso è quando, rispondendo alla domanda “Le sigarette elettroniche (Ends) causano lesioni polmonari?”, l’organizzazione risponde che “vi sono prove crescenti che gli Ends (cioè i Sistemi elettronici di somministrazione di nicotina) possono causare lesioni polmonari”. Le “prove”, spiegano, sarebbero i 2409 ricoverati le 52 vittime registrate negli Stati Uniti negli ultimi mesi. Ma è mai possibile che alle orecchie dei solerti funzionari dell’Oms non sia giunta voce che questi casi sono stati collegati non all’uso di prodotti per la vaporizzazione con nicotina, ma di liquidi illegali al Thc, contenenti acetato di vitamina E? Tanto che gli stessi Cdc hanno dovuto alla fine ritrattare la raccomandazione di astenersi dall’usare le sigarette elettroniche? Il Question & Answer dell’Oms è un concentrato dei peggiori luoghi comuni sul vaping, quasi sempre smentiti da studi e ricerche. Gli Ends, si legge, emettono nicotina e sostanze tossiche dannose per gli utilizzatori e per terzi e si è scoperto che anche alcuni device dichiarati senza nicotina, invece la contengono. Che è una cosa che un po’ ricorda la storia degli sconosciuti che mettevano la droga nelle caramelle. I liquidi, poi, causano bruciature alla pelle e avvelenamenti, mentre i device esplodono e provocano incendi. Addirittura si adombra il sospetto che le sigarette elettroniche siano più pericolose di quelle tradizionali. La risposta alla domanda specifica, infatti, non è un secco no, ma: “Questo dipende da una varietà di fattori, compresa la quantità di nicotina e di altre sostanze tossiche contenute nei liquidi riscaldati”. E per quanto riguarda le emissioni, anche queste sono pericolose – leggiamo – perché contengono sostanze tossiche, “compreso il glicole che è utilizzato per fare l’antigelo”. Niente da fare nemmeno come strumento per smettere di fumare. In spregio alla corposa letteratura scientifica di qualità che dice il contrario, l’Oms informa che “non vi sono abbastanza prove per sostenere l’uso di questi prodotti per la cessazione del fumo”. Ma poi consiglia: “Per i consumatori di tabacco che vogliono smettere, vi sono altri prodotti testati, più sicuri e brevettati, come le terapie nicotiniche sostitutive (come cerotti e gomme), oltre ai servizi telefonici, i messaggi sul cellulare ed altri trattamenti specializzati nella dipendenza dal tabacco”. “Le sigarette elettroniche dovrebbero essere vietate?”, si chiede l’organizzazione. E la risposta sembra un suggerimento: “I Paesi possono scegliere di proibirle. Attualmente sono vietate in trenta Paesi, con molti altri che stanno valutando se farlo per proteggere i giovani”. L’alternativa suggerita è una pesante regolamentazione che limiti la pubblicità, la promozione, l’uso al chiuso e sui luoghi di lavoro e, soprattutto, una tassazione simile a quella dei prodotti del tabacco. Insomma, la linea dell’Oms è chiara e continua a emergere a ogni uscita dell’organizzazione sul tema. Fa però specie che l’istituto mondiale a tutela della salute utilizzi argomenti così semplicistici, quando non chiaramente strumentali, verso uno strumento che ha le potenzialità per ridurre il danno del fumo. Che, non si dovrebbe mai dimenticare, uccide ancora 8 milioni di persone all’anno in tutto il mondo. L'articolo Organizzazione Mondiale di Sanità lancia campagna contro sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  14. La sigaretta introduce i giovani al tabacco. E poi, una volta assuefatti, passeranno alla cannabis. Fanno discutere e suscitano polemica le parole dell’ex ministro Sirchia ai microfoni di “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus. L’autore della legge che vietà il fumo nei luoghi pubblici ci va pesante e le sue parole non lasciano spazio all’interpretazione. “È un diversivo dell’industria che produce tabacco. Sappiamo bene che questa sigaretta elettronica induce i giovani a fumare. Una volta che l’assuefazione si è instaurata si passa al tabacco, alla cannabis. Ora probabilmente avremo la cannabis sul mercato e comincerà la stessa cosa che è accaduta col tabacco, con la pubblicità, il fatto che riduce l’ansia, favorisce il sonno. Un sacco di chiacchiere che servono a fare profitto su un’altra sostanza che oggi non è ancora libera”. Dal suo punto di vista ha espresso molte certezze, spiegate oltretutto in una trasmissione generalista in mancanza di contradditorio. Quello che in termini scientifici si chiama Gateway effect (effetto passerella) è una condizione non dimostrata. O che perlomeno trascina con sé molti dubbi. La seconda scuola di pensiero sostiene invece che grazie all’elettronica molti fumatori hanno definitivamente spento la sigaretta, abbattendo di quasi dieci volte il rischio di ammalarsi di patologie fumo correlate. Il ministro Sirchia ha avuto il merito, e il coraggio, di affrontare di petto la piaga del fumo. A distanza di quindici anni, però, le circostanze e gli strumenti sono cambiati radicalmente. L’Istituto di sanità inglese, ad esempio, già da qualche anno utilizza la funzionalità della sigaretta elettronica per aiutare chi non riesce o non vuole smettere di fumare. In questo modo viene consentito di assumere la nicotina ma senza gli effetti tossici derivanti dalla combustione. Ma Sirchia va ben oltre. Propone addirittura di vietare il tabacco per legge. Rendendo così l’Italia un paese proibizionista nei confronti dello stesso prodotto che, attraverso il monopolio, garantisce ogni anno 15 miliardi di euro. “Vietare il tabacco? – si chiede Sirchia – Sarebbe giustissimo. Un osservatore indipendente si chiede: com’è possibile che si continui a vendere un prodotto che ammazza la gente? Però non si riesce perché la quantità di fumatori è tale che bisogna prima ridurla sensibilmente e poi il discorso può essere impostato. Lobby del tabacco? Si sono ampiamente e fortemente difesi con tutti i mezzi leciti a loro disposizione e tuttora questo avviene. Loro stanno cercando di produrre dei diversivi sul mercato, per indurre i giovani a fumare e alla dipendenza alla nicotina”. Il problema è sempre lo stesso: un giovane è ribelle per definizione. E’ l’età in cui si fanno le esperienze. Certo, ce ne sono di più appaganti e salutari. Ma siamo proprio sicuri che il tabacco fosse libero ci sarebbero orde di fumatori? Siamo davvero convinti che togliere una cosa dalla legalità possa contribuire a farla sparire dal mercato? Negli anni ’80 proliferava il Totonero, una sorta di schedina di contrabbando che garantiva una vincita anche soltanto azzeccando il risultato di tre partite di calcio. Fare tredici al Totocalcio era assai più difficile. Nel momento in cui lo Stato ha legalizzato le scommesse, è stata sradicata l’attività criminale legata al circuito delle scommesse clandestine. Vietare il tabacco, e di riflesso anche la sigaretta elettronica, significherebbe aprire le porte al contrabbando, alla criminalità, all’importazione illecita di prodotti non controllati e di dubbia provenienza. L'articolo Dalla sigaretta elettronica si arriva alla cannabis: è polemica contro l’ex ministro Sirchia proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  15. In attesa di pareri, sembra interessante, poi Hellvape fa bei giocattolini
  16. Filtri di cellulosa o di cotone per sigarette e sigarette elettroniche al bando. Lo chiede un gruppo di legislatori dello Stato di New York. All’origine della proposta di legge, la preoccupazione per l’inquinamento ambientale causato dalle centinaia di migliaia di filtri gettati a terra e nei rifiuti. La misura, chiamata Tobacco Product Waste Reduction Act, introdurrebbe anche il divieto di vendita delle sigarette elettroniche usa e getta, prodotto che in questi ultimi mesi sta prendendo molto piede negli States. I legislatori sostengono se i filtri abbandonati per strada danneggiano l’ambiente, le sigarette elettroniche monouso vengono gettate nei rifiuti indifferenziati nonostante abbiano una batteria al litio e tracce di nicotina liquida. Quasi tutti i filtri per le sigarette tradizionali sono realizzati in acetato di cellusa, materiale non biodegradabile. Ultimamente alcuni modelli di sigarette elettroniche vengono usate con filtri che ricordano quelli per le sigarette tradizionali: a New York potrebbero essere messi al bando anche questi sempre per motivi ambientali. Se l’ipotesi governativa avrà successo e, quindi, sarà oggetto di apposito decreto, la misura entrerà in vigore a partire dal mese di gennaio del 2022. L'articolo New York pensa al divieto di vendita di filtri e sigarette elettroniche usa e getta proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  17. La prima cosa che salta all’occhio è che l’emergenza per la crisi di malattie polmonari in corso negli Stati Uniti non apre più il sito dei Centers for Disease Control and Prevention. Dopo cinque mesi e mezzo, la malattia descritta in maniera fuorviante già nel nome, Evali, che rimanda alla sigaretta elettronica e al vaping, ha finalmente lasciato il posto d’onore al coronavirus proveniente dalla Cina. Dall’home page della Food and Drug Administration, invece, era sparita ormai da un bel po’, rintracciabile solo – come settimo box in evidenza – nella sezione dedicata ai prodotti del tabacco. Ma le ritrattazioni dei Cdc non finiscono qui. Perché dopo lo studio pubblicato venerdì scorso nel Morbidity & Mortality Weekly Report, in cui si evidenziava ancora una volta il ruolo dell’acetato di vitamina E contenuto nei liquidi al Thc illegali, i Cdc hanno finalmente eliminato la raccomandazione ai cittadini di astenersi dall’uso di sigarette elettroniche di qualsiasi tipo, anche quelle contenenti nicotina. Raccomandazione che era rimasta presente sul sito da agosto fino a venerdì scorso, nonostante nessuno dei casi di malattia polmonari fosse stato riportato al consumo di normali prodotti per la vaporizzazione per fumatori e, anzi, andassero aumentando le prove che vittime e ricoveri fossero causati da prodotti alla cannabis, soprattutto di provenienza illegale, il cui mercato negli Usa è letteralmente esploso nell’ultimo anno. Eccesso di prudenza, si dirà. Forse. Fatto sta che il danno causato da questa ambiguità è stato enorme e le sue conseguenze sono andate ben oltre i confini degli Stati Uniti. L’ondata di panico che è partita dalle istituzioni sanitarie, è rimbalzata sui media, per amplificarsi nelle dichiarazioni – e purtroppo anche nelle azioni – di politici e legislatori. Si è fatta di tutta l’erba un fascio, confondendo malattie polmonari e diffusione del vaping fra i giovani, demonizzando un settore e uno strumento nato per aiutare i fumatori, in un’orgia di divieti che spesso mancavano entrambi i bersagli. E dando la giustificazione anche a Paesi lontani come l’India o le Filippine per vietare la sigaretta elettronica tout court. Ma, soprattutto, puntare il dito puntato contro la sigaretta elettronica ha evitato che ci si occupasse del reale problema, cioè della capillare diffusione negli Stati Uniti di di prodotti per la vaporizzazione al Thc illegali e, soprattutto, molto pericolosi. Oggi Brian King dell’Office on Smoking and Health dei Cdc, spiega finalmente in un intervento sul New England Journal of Medicine, che la scienza dimostra che l’acetato di vitamina E è strettamente legato ai casi di Evali e dedica attenzione al consumo di prodotti contenenti Thc. La legalizzazione della marijuana avvenuta in molti Stati – spiega King – ha cambiato la percezione del rischio legata a queste sostanze e ne ha aumentato il consumo, specialmente fra i giovani adulti. Nel frattempo, il panorama di questi prodotti si è rapidamente ampliato con l’arrivo di liquidi per la vaporizzazione contenti Thc. “L’impatto di queste tendenze sulla salute pubblica – riconosce King – ha ricevuto finora un’attenzione minima da parte della ricerca, anche quando l’uso della marijuana si è diffuso sempre più, gli approcci normativi degli Stati sono cambiati e il mercato dei prodotti illegali si è espanso”. King fa finalmente una chiara differenza fra lo scoppio di Evali e la cosiddetta epidemia del vaping fra i minori e spiega al Wall Street Journal che le nuove raccomandazioni del Cdc, che scagionano la sigaretta elettronica, “sono state elaborate per riflettere le migliori prove scientifiche disponibile e proteggere al meglio la salute pubblica”. Ma dopo mesi di fuoco costante sul vaping, questo rischia di essere troppo poco e troppo tardi. Almeno negli Stati Uniti. L'articolo Evali, i Cdc ritirano la raccomandazione di non usare sigarette elettroniche proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
  18. Alzerà la saracinesca venerdì 24 gennaio un nuovo punto vendita di sigarette elettroniche a Taranto. Si tratta di Svapo Shop di Cosimo Locorotondo. Nonostante la giovane età (26 anni) è già al secondo negozio a gestione diretta. A partire dalle ore 18,30, in corso Italia 95/A, chiunque potrà entrare in contatto con il mondo del vaping. I più esperti potranno affinare la loro conoscenza incontrando e confrontandosi con i rappresentanti di alcune aziende di produzione e distribuzione che hanno annunciato la presenza. I novizi, invece, potranno provare la sigaretta elettronica come alternativa al tabacco tradizionale. “Amo questo settore – commenta Locorotondo – e nel mio piccolo cerco di diffondere il più possibile attraverso la sigaretta elettronica il messaggio di riduzione del danno. se in pochi anni abbiamo aiutato migliaia e migliaia di persone ad abbandonare la sigaretta”. “Credo – continua il giovane imprenditore – che il nostro settore sia inevitabilmente destinato a crescere. Soprattutto in Italia dove operano aziende serie e valide. Questo settore è destinato a crescere costantemente, soprattutto in Italia perché abbiamo aziende molto serie e valide. Nonostante gli ostacoli e nonostante non sia facile vivere in un Paese in cui spesso vincono gli interessi delle multinazionali, il mio sogno – conclude Cosimo Locorotondo – è che un giorno possiamo anche noi essere al pari del Regno Unito che promuove l’uso di vaporizzatori personali”. L'articolo A Taranto inaugura il nuovo Svapo Shop di Cosimo Locorotondo proviene da Sigmagazine. Questo articolo è stato importato in modo automatico da Sigmagazine
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